INTERVENTI
Carlo Di Stanislao: “Italiani ed ebrei
di New York”
Gli italiani a
New York fanno mestieri molto diversi e anche le loro origini e le modalità
di arrivo sono differenti. Di questo parla il libro, edito da Laterza, “Gli
italiani di New York”, scritto da Maurizio Molinari, giunto nella Grande Mela nel 1989 e che oggi vive, con
la moglie Micol ed i figli Chana ed Eli,
nell'Upper West Side; corrispondente del quotidiano
A spasso per New York, con un corrispondente come amico per scoprire come ce l'abbiamo fatta. Questo il libro di Molinari in cui si parla anche degli “Off the Boat”,i clandestini italiani, che a New York sono centinaia, forse migliaia. Sbarcano negli aeroporti John F. Kennedy e Newark con la stessa determinazione a rimanere che avevano gli immigrati che a inizio Novecento attraversavano l'Atlantico sulle navi a vapore e facevano tappa a Ellis Island. La differenza sta nel fatto che nell'America del post-11 settembre le norme anti-clandestini sono le più dure mai promulgate. E così c'è chi vive senza documenti da tre, cinque, dieci, perfino quindici anni. Senza poter tornare a casa, dovendo vivere protetto da bugie, temendo lo sguardo degli agenti, cercando in continuazione un espediente per risolvere problemi imprevisti, come una malattia improvvisa o il bisogno di guidare un'auto. Una Nazione fatta di immigrati che respinge gli immigrati, ma che poi, anche dopo l’11 settembre, ne accogli 700.000 di fede mussulmana e proprio attorno alla feritacdi “Ground Zero”. Città strana in una strana nazione New York, come strani sono gli italiani, immigrati da sempre ed oggi xenofobi e nemici degli extracomunitari. Come dice Molinari , discutere l’identità degli italiani all’estero con un pubblico di italiani in Italia non è facile. Perché non è facile parlare di ciò che altri italiani sono riusciti a raggiungere all’estero mentre altri non hanno potuto in Italia. Il vero problema è che c’è ancora molta ignoranza in Italia sugli italiani in America. Il grande fenomeno dell’immigrazione italiana non è stato mai discusso in Italia come meritava. La società italiana non si è mai chiesta perché tutti quegli italiani decisero di lasciare il proprio paese. E quindi c’è questa ferita profonda, che è sempre lì presente e ogni tanto riappare. E la ragione profonda di questo libro nasce da un’idea: se ami davvero il tuo Paese e la tua Gente allora devi anche spingerla ad affrontare questioni difficili. E la conoscenza di questa grande identità e storia italiana fuori dall’Italia è una grande sfida per gli italiani in Italia, per cui si spera che questo libro possa dare un suo contributo a questa conversazione tra gli italiani di entrambe le parti dell’oceano e fra gli italiani e gli altri, in cerca di speranza e di lavoro.
E, altrettanto
interessante, ri-pubblicato quasi contemporaneamente dallo stesso autore (la
prima edizione era del 2007) e per la medesima casa editrice, “Gli ebrei di
New York”, un’altra riflessione su temi complessi e difficili, ma con i quali
è ormai doveroso ed urgente confrontarsi. Se all'angolo sotto casa incontrate
un nonno che va a fare la spesa con in testa il cappello verde di Tzahal regalatogli
dal nipote, se al supermercato acquistate prodotti kosher senza saperlo, se
in ascensore vi trovate di fronte il fattorino che porta una piramide di tramezzini
di Mr. Broadway, se quando arriva Chanukkah il portiere accende nell'atrio del
vostro palazzo il candelabro a nove bracci accanto all'albero di Natale, se
il capoufficio non ebreo vi annuncia la promozione con un bigliettino firmato
"Mazel Tov", se nel giorno del Thanksgiving l'amico di vecchia data
vi fa trovare in tavola il tacchino kosher e non riuscite a comprendere come
mai i non ebrei considerino tutto questo come fosse la norma, allora vuoI dire
che vi trovate in uno dei cinque grandi boroughs di New York. Dalla vitale Tredicesima
Avenue, dove insegne, odori e colori sono gli stessi della Varsavia di inizio
Novecento, alla Quinta Strada, dove ogni anno si allestisce la parata per celebrare
il giorno dell’indipendenza di Israele e l’Empire State Building si colora di
bianco e azzurro, Molinari ci accompagna attraverso