EDITORIA
La voce degli emigrati
Una nota della Migrantes sulla stampa cattolica
italiana in Europa
ROMA - Il futuro
delle Missioni cattoliche, i movimenti migratori nell'estate appena trascorsa,
l'ottobre missionario. Sono gli argomenti su cui si concentrano gli editoriali
dei giornali cattolici italiani in Europa (Gcie), aderenti alla Fisc (Federazione
italiana settimanali cattolici). In Europa le Missioni cattoliche sono 160,
con circa 300 missionari (molti in età avanzata). Alcune delegazioni nazionali
e Missioni hanno ultimamente investito nella comunicazione ecclesiale, scegliendo
di aderire alla Fisc e costituendo una propria delegazione. Ne fanno parte "Migranti-press"
(Fondazione Migrantes - Italia), "Il Corriere degli Italiani" (Svizzera),
"Corriere d'Italia" (Germania), "Nuovi Orizzonti Europa"
(Francia, Belgio, Lussemburgo), "
Missioni e parrocchie. "Come gestire la realtà delle Missioni cattoliche italiane nei prossimi anni?"; "in queste strutture, quali sono le persone qualificate in grado di garantire i servizi e di far fronte ai cambiamenti?"; "le presenze attuali delle missioni, dei missionari e del personale assunto sono in grado e adatte a garantire il lavoro richiesto dalle prospettive future?": queste le domande che, in tempi di "notevoli cambiamenti", si pongono le Chiese cantonali elvetiche, secondo quanto scrive Antonio Spadacini, direttore del Corriere degli Italiani (Svizzera). "L'identità delle varie parrocchie - osserva - va sempre più scemando e non è nostro obiettivo anteporre le missioni linguistiche a esse, giacché tutte, sebbene in forme diverse, sono strumenti a servizio della Chiesa locale per una pastorale ordinaria e un'integrazione rispettosa". "È sbagliato - commenta Spadacini - giudicare la validità del lavoro pastorale sul numero delle presenze in chiesa o tendere ad aumentarle, costringendo una parte dei fedeli ad andare in un luogo di culto perché privati dai servizi liturgici nella loro lingua di libera scelta. D'altra parte una programmazione, che tenga conto dei cambiamenti, s'impone da parte finanziaria e da quella pastorale. Importante è che vengano trovate forme di maggior intesa e collaborazione per garantire ai fedeli di varie lingue e culture i servizi adeguati alle loro condizioni".
Estate e migrazioni.
"L'estate 2011 è stata ricca di avvenimenti importanti per il mondo migratorio",
annota su Migranti-press il direttore Giancarlo Perego. "Lampedusa - ricorda
- è ritornata al centro dell'attenzione. Il mare calmo, l'aggravarsi della guerra
civile in Libia, il dramma del Corno d'Africa hanno alimentato gli sbarchi estivi
di persone in fuga e, al tempo stesso, la richiesta di accoglienza nelle nostre
comunità. L'attenzione si è fermata in particolare sulla Somalia: un Paese devastato
dalla guerra e segnato dalla fame e dalla siccità, uno dei popoli da anni in
cammino, un popolo di rifugiati". "I numeri della protezione, unitamente
al contributo del nostro Paese per l'emergenza umanitaria (800 mila euro) dicono
- prosegue Perego - come forse l'impegno umanitario e di accoglienza, che vede
soprattutto persone provenienti dalla Somalia e dal Corno d'Africa, si è indebolito,
anziché rafforzarsi, e chiede un'attenzione progettuale e di cooperazione internazionale
maggiore. Anche la situazione talora di stallo dei richiedenti asilo, la debolezza
dei progetti d'integrazione, l'abbandono sulla strada, sotto i ponti, in dormitori
di persone e famiglie in alcune città, le vittime innocenti di respingimenti
avvenuti in questa estate ricordano la necessità di un impegno maggiore e di
una responsabilità popolare condivisa verso un popolo ferito e umiliato, come
Farsi migranti.
In vista dell'ottobre missionario, Renato Zilio, direttore della Voce degli
Italiani (Inghilterra), parla del suo libro "Il Vangelo dei migranti. Con
gli italiani in terra inglese" (Emi): "Essere missionario è varcare
una frontiera. Anzi, spesso, sono molteplici le frontiere da passare, visibili
e invisibili. A cominciare da quella di se stessi, delle proprie convinzioni
e della propria identità. È seguire lo spirito di Dio nell'incontro con l'altro.
Seguire altri missionari e il loro entusiasmo, sospinti dallo Spirito come il
Cristo al deserto, per varcare frontiere di lingua, di cultura, di sensibilità
diverse. Incontrare altri popoli. Spesso è riconoscere che lo Spirito di Dio
ci ha già preceduti. Riconoscere, così, il bene cresciuto nottetempo come nella
parabola nello spirito dell'altro, nel cuore degli uomini. Ed è sempre un farsi
migranti". "Questo - aggiunge Zilio - è anche il cuore del messaggio
del 'Vangelo dei migranti'. Una testimonianza, che accompagna la maniera originale
di vivere la fede dei nostri emigrati italiani, aprendosi alla cultura e alla
religiosità di altri. In un lungo cammino di attraversamento di frontiere, fatto
di coraggio, di resistenza, di fiducia ritrovata e di apertura all'altro. E
questo in una grande quartiere di Londra". (Migrantes online/