INFORM - N. 175 - 22 settembre 2011
CAMERA DEI DEPUTATI
Prosegue alla Commissione Affari Esteri il dibattito
sulla riforma degli organi di rappresentanza degli italiani nel mondo
Intervengono Porta (Pd), Zacchera (Pdl), Fedi (Pd), Picchi
(Pdl), Tempestini (Pd) e Antonione (Pdl)
ROMA
– E’ proseguito ieri in Commissione Affari Esteri alla Camera dei
Deputati l’esame sulle nuove norme in materia di rappresentanza degli italiani
all’estero, rinviato la scorsa settimana dopo l’illustrazione del provvedimento
da parte di Franco Narducci (Pd), co-relatore del ddl insieme al presidente
della Commissione Stefano Stefani (Lnp), e l’intervento del sottosegretario
agli Esteri Alfredo Mantica (v. Inform
del 16 settembre: http://www.mclink.it/com/inform/art/11n17101.htm
).
Fabio
Porta, eletto per il Pd nella ripartizione America meridionale, dopo aver ricordato
il voto contrario al provvedimento già espresso dal Pd nel corso della votazione
avvenuta al Senato, ha suggerito una riflessione sull’opportunità di sospendere
l’esame del ddl. “Se si ritiene superato il Cgie alla luce dell’introduzione
delle rappresentanza parlamentare degli italiani all’estero – ha detto, - occorrerebbe
sospendere l’esame del provvedimento in attesa di definire il futuro di tale
rappresentanza, alla luce delle numerose proposte di abolizione o di ridimensionamento
della stessa”. L’esponente democratico definisce “un errore” l’accorpamento
della riforma dei Comites con quella del Cgie, perché si tratta di “organismi
di diversa natura”. I Comites, inoltre, “erano già stati oggetto di riordino
dopo l’introduzione del voto per gli italiani all’estero – ricorda Porta, ribadendo
la gravità del loro mancato rinnovo “che rappresenta – sostiene - una violazione
dei diritti costituzionali”. “Il testo del ddl approvato dal Senato è eccessivamente
complesso – prosegue l’esponente democratico – e riflette la tendenza al ridimensionamento
della rete consolare, mentre i Comites potrebbero rappresentare un valido antidoto,
oltretutto sulla base di un impegno volontario, agli effetti negativi di tale
ridimensionamento”. Entrando nel merito del provvedimento in esame, Porta esprime
perplessità nei confronti del “forte innalzamento dei requisiti numerici per
la costituzione dei Comites” e dell’adozione di “una impostazione maggioritaria
per la loro elezione”, aspetti che rischierebbero di generare la “creazione
di potentati a livello locale e l’allontanamento dei giovani e degli oriundi
dalla vita politica delle collettività”. Ribadisce inoltre l’importanza e il
ruolo degli organismi di rappresentanza, in particolare in risposta all’ultimo
intervento di Mantica in Commissione, segnalando come “la collettività italiana
all’estero ammonti a più di quattro milioni di cittadini, senza contare la più
vasta platea di coloro che sono di discendenza italiana”.
In definitiva, egli ritiene la riforma del Cgie “necessaria, ma non prioritaria”,
rilevando come il ruolo di quest’ultimo non vada confuso con quello svolto dalla
rappresentanza parlamentare, “posto che gli eletti all’estero – precisa - non
si occupano solo dei temi relativi alle loro aree di provenienza ma sono pienamente
inseriti nel complesso della vita parlamentare”. L’invito è quindi ad una “pausa
di riflessione ed approfondimento, tramite specifiche audizioni e un attento
ascolto della comunità all’estero”.
Sebbene
definisca il testo licenziato dal Senato come “un ibrido”, Marco Zacchera (Pdl) ritiene
che esso “proponga delle soluzioni ad alcuni problemi”. “Per i Comites occorre
procedere ad una loro semplificazione, e non certo ad una loro soppressione,
- chiarisce il presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero della Camera,
- sia sul piano economico che funzionale, al fine di corrispondere alle nuove
realtà della presenza italiana nel mondo”. Il sistema maggioritario potrebbe
favorire “ordine e funzionalità rispetto al metodo proporzionale e alla pratica
di veti incrociati – prosegue Zacchera, avanzando perplessità però sul numero
di firme necessarie alla presentazione delle liste e sul tema delle quote. Dopo
aver ribadito la necessità di terminare l’esame parlamentare in tempo utile
al rinnovo dei Comites, stabilito in proroga al dicembre 2012, Zacchera richiama
la necessità di “una profonda revisione” del Cgie, “considerati – dice - gli
attuali elevati costi e i ridotti vantaggi per le comunità degli italiani nel mondo”.
“Ritengo necessario procedere a riformare il sistema attuale, che assicura ai
partiti un potere di nomina dei membri del Consiglio Generale, laddove occorre
invece che i parlamentari eletti all’estero siano coinvolti nella composizione
del Cgie – sostiene Zacchera, che parla a questo proposito di “una duplicazione
di rappresentanza che non realizza la visione di fondo, concepita da Mirko Tremaglia,
che assicurava agli eletti all’estero una specifica riconoscibilità”, sollecitando
un intervento che tenga presente i contenuti della proposta di legge da lui
presentata in proposito.
Anche
Marco Fedi,
eletto per il Pd nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, ritiene
importante che il Parlamento operi tenendo presente i tempi disponibili entro
la fine del 2012 e considera il provvedimento in esame, anche se carente di
una “grande portata riformatrice”, un “valido punto di partenza” per una riforma
del sistema di rappresentanza, “sulla cui opportunità – dice - vi è piena condivisione”.
Per l’esponente democratico, tuttavia, “i tagli alle risorse destinate agli
italiani nel mondo
sembrano contraddire il proposito di dedicare a questo settore nuove energie
e impegni, anche di natura finanziaria”.
In
considerazione delle proposte di riforma costituzionale attualmente in corso
di esame al Senato, e che convergono sulla riduzione del numero di parlamentari,
Fedi ribadisce la necessità di “procedere con cautela, monitorando la situazione
complessiva”, pur evidenziando la convergenza che sembra emergere dalle proposte
di un mantenimento della circoscrizione Estero. Anche per Fedi, dunque, “l’esame
del provvedimento relativo alla riforma degli organismi di rappresentanza, suscettibile
di sostanziali miglioramenti, dovrebbe essere rinviato ad una fase successiva”.
Tra
gli eletti all’estero,
Guglielmo Picchi (Pdl – ripartizione Europa) sottolinea come
al Senato sia prevedibile il convergere delle forze politiche su una proposta
di legge costituzionale che comporti la riduzione del numero dei parlamentari
eletti nella circoscrizione Estero, piuttosto che la soppressione per intero
di quest’ultima. Sul merito del provvedimento in esame, invece, l’esponente
di maggioranza ritiene opportuna la riduzione del numero dei Comites e la trasformazione
del Cgie “in una conferenza annuale”. “Non ritengo urgente modificare il sistema
elettorale in vigore – sostiene Picchi, mentre suggerisce la soppressione dell’obbligo
di raccolta delle firme “a causa dell’impatto sulla mole di lavoro e sull'efficienza
del personale amministrativo”. “Il ddl contribuisce a mio avviso a dare dignità
ai Comites - conclude Picchi, - che vengono definiti conformemente al loro ruolo
quali organi di rappresentanza degli italiani all’estero”. Francesco Tempestini
(Pd) e Roberto Antonione (Pdl) segnalano infine la necessità di disporre di
più tempo per la conclusione dell’esame preliminare del ddl, prima di procedere
al ciclo di audizioni previsto. Il presidente Stefani rinvia quindi il seguito
dell’esame ad altra seduta. (Inform)