ITALIANI
ALL’ESTERO
Turchia: nessun italiano coinvolto nell’esplosione ad
Ankara
Farnesina: “Non si possono escludere attentati anche
a istituzioni o strutture frequentate da stranieri”. Le raccomandazioni ai
connazionali
ROMA – Attentato nel centro di Ankara: una bomba in un’automobile
è esplosa causando tre morti e quindici feriti. Non ci sono italiani fra loro.
Nella capitale turca ci sono circa 180 italiani residenti e un numero imprecisato
di turisti. L’Ambasciata italiana ad Ankara, ha spiegato l’ambasciatore Gianpaolo
Scarante, ha contattato “tutti i principali ospedali”
della città e non risultano italiani coinvolti, anche se era “improbabile”
visto che la capitale turca non è una nota meta turistica: c’è dunque la “ragionevole
certezza che nessun italiano, anche di passaggio sia stato ferito” dall’esplosione,
“molto forte”, che è stata udita anche dalla sede dell’Ambasciata italiana.
Scarante ha riferito anche che sta bene l’unico
connazionale che risulta abitare e lavorare “molto vicino” alla zona in cui
si è verificata l’esplosione.
L’unità di Crisi della Farnesina sul sito www.viaggiaresicuri.it avverte i connazionali
che in Turchia “non si può escludere il verificarsi di ulteriori atti terroristici
che potrebbero colpire anche istituzioni o strutture frequentate da stranieri”
. “Le Autorità turche – si legge sul sito - seguitano ad adottare rafforzate
misure di sicurezza - in particolare a tutela dei turisti - e mantengono un
esteso monitoraggio soprattutto nelle aree orientali e sud-orientali della
Turchia, in cui potrebbero anche aver luogo manifestazioni pubbliche potenzialmente
esposte a rischi sotto il profilo della sicurezza”. E “anche in relazione
alla ripresa delle attività terroristiche di matrice curda e degli scontri
con le forze armate turche” la Farnesina consiglia di “evitare viaggi nelle
zone a ridosso del confine con l'Iran e l'Iraq” e raccomanda di “adottare
in tutto il Sud-Est accresciute misure di cautela”. La Farnesina raccomanda
infine di “evitare i luoghi dove si svolgano manifestazioni politiche e le
vicinanze delle installazioni militari”. (