ITALIANI ALL’ESTERO
Da “La Voce degli Italiani”, Londra
La favola del pifferaio
LONDRA - La comunità italiana
a Londra, nella nostra parrocchia di Brixton
Road, canta a vele spiegate. All’organo, un giovane missionario, un compositore
pieno di entusiasmo e dinamismo musicale. Venuto dal profondo Sud, da una città
di mare e di vento come Otranto, le sue radici sono poi cresciute a Roma, in
Brasile e nella città internazionale di Ginevra, come missionario per gli emigranti.
Molte comunità parrocchiali in patria cantano i suoi canti dal sapore tra il
classico e il melodico: il suo segreto è interpretare l’anima di un popolo.
Dopo la messa italiana segue quella
in portoghese: una nutrita comunità riempie, allora, completamente la chiesa
e si cambia registro, timbro e lingua. L’entusiasmo, però, resta il medesimo.
Francesco Buttazzo, il giovane missionario,
accompagna, allora, alla chitarra il loro canto tradizionale mescolato alle
arie dell’Atlantico, che ritrovano con lui una forza e uno splendore rinnovati.
Alle cinque del pomeriggio è uno
tsunami di filippini che invadono la nostra Chiesa degli italiani. Alla
pianola musicale è sempre il nostro giovane pugliese, che sa adattarsi alle
melodie lontane di un’altra cultura dai ritmi lunghi e cadenzati di un altro
oceano, l’Indiano. Ancora una volta il suo apporto musicale illumina una tradizione
antica di migranti.
Una riflessione viene spontanea. Si
ammira la capacità di entrare e di sollevare dal basso una cultura musicale,
di innervare una tradizione differente, esaltandola con tutte le proprie energie.
Qualità di adattamento e genialità popolare sono come riprese in mano e proposte
con potenza: un’arte rara. In fondo, è l’arte di farsi uno di loro, di diventare
qualcuno per loro. Ritrovi, così, un soffio possente di vita degno di un leader.
Dal campo musicale si potrà, poi, spaziare in qualsiasi altro campo...
Esiste, è vero, un altro stile, un
altro dinamismo. Lo si coglie, paradossalmente, proprio sul sagrato della nostra
chiesa, ascoltando i nostri emigranti. Avverti che questi italiani - da tanti
anni in terra inglese da sentirsi veramente a loro agio - seguono le sorti della
nostra patria con vera passione. Nel suo duplice senso. Si fanno interrogativi
sulla “musica” che viene eseguita nella nostra società italiana.
Di fronte a un leader che interpreta
ed esalta l’anima di un popolo come il nostro compositore, sembra invece di
assistere da noi in patria al caso contrario. Pare non si accompagni la musica
intessuta da una tradizione, dai valori di una comunità, dalle conquiste e la
dignità di un popolo, ma all’inverso, si impone un proprio motivo. Sembra di
sentire la melodia effimera di chi si rinchiude nel proprio mondo, che ripete
il leitmotif dell’ognuno-per-sé
o“dà il la” nel seguire i propri interessi... Non si incoraggiano
le energie migliori, le potenzialità di un popolo, le sue forze giovani, le
straordinarie capacità, il senso di solidarietà di una comunità intera. Ma si
istigano spesso le forze oscure: il senso di divisione, la forza della contrapposizione,
la marginalizzazione dell’altro. E tutto finisce per impoverirci dei nostri
valori oltre che delle nostre economie.
Così, tra una chiacchiera e l’altra
sul nostro sagrato, senti perfino ricordare da qualcuno la favola del pifferaio
magico. Quella famosa favola tedesca, in cui l’incanto della musica di un
flauto finì per portare tutti i topi del villaggio ad annegare nel fiume vicino.
“Ma dove sono i leader che sanno far rivivere i sentimenti migliori della nostra
terra – senti, allora, qualcuno interrogarsi – il senso forte di comunità,
la fiducia nell’avvenire, il dinamismo e il coraggio senza limiti di noi migranti
in un’esperienza di emigrazione che ci ha scossi, travolti e trasformati?”
Interrogativo che in una luminosa domenica di settembre rimane sospeso nell’aria, assieme alle nostre speranze. (La Voce degli Italiani/Inform)