ASSOCIAZIONI
Le Acli sulla disoccupazione giovanile
“Contro la precarietà strumenti inadeguati”
ROMA - “I dati Ocse sulla disoccupazione
giovanile non rappresentano purtroppo una novità nel rilevare la quantità di
giovani esclusi dal lavoro nel nostro Paese, Evidenziano invece una preoccupante
generalizzazione del ricorso a contratti atipici e contratti a termine per le
giovani generazioni, che ormai ha raggiunto quasi il 50%”.
E’ quanto afferma Maurizio Drezzadore, responsabile dei dipartimento Lavoro delle Acli.
“Un giovane su due in possesso di un lavoro deve oggi fare i conti con l’instabilità
e la precarietà. Si manifesta con tutta evidenza la inadeguatezza degli strumenti
contrattuali e dei sistemi di protezione sociali che sono oggi utilizzati”.
“E’ ormai inderogabile – aggiunge Drezzadore – rimuovere le cause giuridiche che mantengono
fortemente diseguale il mercato del lavoro». Le Acli rilanciano la loro proposta
di procedere, «in accordo con le parti sociali», verso una «nuova forma contrattuale
per il lavoro dipendente, che offra a tutti i nuovi assunti una medesima condizione
di lavoro dipendente a tempo indeterminato, consentendo alle aziende di poter
negoziare nei primi tre anni di anzianità la risoluzione del rapporto di lavoro,
in caso di manifeste esigenze organizzative ed economiche, imponendo comunque
all’impresa un adeguato risarcimento nei confronti del lavoratore”.
“Anche un più avveduto uso del contratto
di apprendistato – conclude il responsabile delle Acli per il lavoro – può oggi
attutire l’impatto pesante della disoccupazione e la generalizzazione delle
forme contrattuali atipiche. Nella sua nuova versione, rafforzata la valenza
formativa, l’apprendistato può diventare una forma contrattuale diffusa per
il primo ingresso dei giovani al lavoro e allo stesso tempo una forma sostitutiva
al dilagante diffondersi del precariato”. (Inform)