ITALIANI ALL’ESTERO
Da “La Gente d’Italia”, Miami, 19.9.2011
Silvana Mangione: “Il capro espiatorio”
NEW YORK - La logica, si sa, non ha
quasi nulla a che fare con la politica: questo concetto, per quanto sgradevolissimo
o inaccettabile per le persone razionali, non dovrebbe spingersi al di là dei
limiti del buon senso.
Caso in questione – da un lato Calderoli,
chiedo scusa, il Sen. Roberto Calderoli, Ministro per la Semplificazione normativa,
vuole ridurre il numero dei parlamentari e cancellare la circoscrizione estero,
attraverso una modifica costituzionale; dall’altro, Mantica, chiedo scusa, il
Sen. Alfredo Mantica, Sottosegretario agli esteri con ampie deleghe, che includono:
“Presidenza della Commissione Nazionale per la Promozione della Cultura Italiana
all’Estero; politiche generali concernenti le collettività italiane all’Estero,
la loro integrazione nei suoi vari aspetti e i loro diritti”, prosegue come
una macchina schiacciasassi nella modifica alle leggi istitutive di Comites.
e CGIE, che considera necessaria proprio perché esistono i parlamentari eletti
dagli italiani all’estero nella circoscrizione estero.
Non capisco. Non posso capire. Se la
proposta di Calderoli è seria – e deve esserlo, visto che è stata accettata
dal Consiglio dei Ministri, quindi è diventata una proposta del Governo in carica
– come può il Ministro per la Semplificazione normativa consentire che, al contempo,
si proceda ad una modifica di legge che andrebbe rovesciata subito dopo l’approvazione
della sua stessa proposta di cancellare la circoscrizione estero? Non si parlano
all’interno del Governo italiano? Non c’è dialogo fra Ministro (pur senza portafoglio)
e Sottosegretario di uno dei più importanti Ministeri? Perché il Sen. Mantica,
uomo di notevole cultura e intelligenza, non si è ribellato alla proposta di
Calderoli oppure, in alternativa, non ha rinunciato alla sua delega per gli
italiani all’estero, di cui dovrebbe – per nomina – proteggere i diritti? O
forse il diritto al voto e alla rappresentanza diretta appartiene soltanto a
chi vive sul territorio nazionale, dall’Alpi a Pantelleria? E non più a chi,
per ragioni di necessità: fame, mancanza di lavoro, assenza di meritocrazia
dei valori e non delle piacevolezze, appiattimento sulla ripetizione ossessiva
delle più folli giustificazioni ad un’economia in condizioni ormai simili a
quelle della Grecia ed a comportamenti del “premier” che stanno facendo ridere
il mondo intero alle nostre spalle?
Non capisco. E ancor meno capisco che
l’unica penna che si è levata con forza a sottolineare questa contraddizione
sia quella di Marco Fedi, deputato eletto nella più ampia delle quattro ripartizioni
elettorali per gli italiani all’estero. Fedi dice – come il CGIE ha sempre detto,
scritto, strillato da tutti i pizzi – che la riforma di Comites
e CGIE va fatta, come si dice in inglese “Top down”, non “Bottom
up”, vale a dire partendo dal vertice della rappresentanza, ossia i parlamentari,
per poi passare a CGIE e Comites, armonizzando doveri e poteri di tutti e tre i livelli
e non viceversa.
Ho letto, con crescente perplessità,
il resoconto del dibattito alla Commissione Esteri della Camera sulla riforma
degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero, così come è stato
citato dall’agenzia Inform del 16 settembre. I due
relatori, Onn. Stefani della Lega Nord Padania e Franco
Narducci del PD, riconoscono la presenza di svariate
“criticità” all’interno del ddl passato al Senato e Narducci ammonisce che: “È evidente che la riforma del Cgie, così come approvata dal Senato, e l’ipotizzata abolizione
della circoscrizione Estero sono due tessere dello stesso mosaico, due vasi
comunicanti che reggono in maniera complementare la rappresentanza degli italiani
all’estero per cui l’indebolimento dell’uno prefigura il rafforzamento dell’altro”.
Poi però il dibattito prosegue analizzando punto per punto alcuni aspetti della
proposta di legge ed ogni suggerimento si scontra con la posizione tetragona
del sottosegretario Mantica, che non accoglie alcuna idea, ribadisce che il
numero dei Comites deve diminuire, che la proroga
per il rinnovo dei due organismi collegiali scade alla fine del 2012 e ci si
deve arrivare con la nuova legge ed auspica inoltre “che si tenga in considerazione
la necessità di provvedere a risparmi per circa 200 milioni di euro che per
effetto della manovra finanziaria sono stati ulteriormente sottratti al bilancio
del MAE... E’ impossibile pensare di mantenere l’attuale livello di spesa per
gli organi di rappresentanza degli italiani all’estero e per gli enti gestori”,
conclude il sottosegretario, evidenziando l’esigenza di individuare “nuovi equilibri
tra le diverse priorità”.
Mi chiedo di quale altra onta da lavare
col sangue sono portatori gli italiani all’estero, oltre quelle di aver sostenuto
il Governo Prodi (2006 – 2008) al Senato ed aver subìto la nascita del “pallarismo”.
Forse bisognerebbe attribuire lo stesso peso, a favore della difesa, nella compensazione
realizzata dall’On. Razzi che, eletto in Europa dall’IdV
con minimi resti, si è immolato sull’altare del mantenimento in vita di questo
Governo, diventando un “responsabile”. Forse che prima era “irresponsabile”?
Non lo so e, francamente non mi interessa saperlo, ma con il suo voltagabbana
il totale degli eletti all’estero che appoggiano il Presidente Berlusconi è
passato da 8 a 9 su 18, contro i 7 del centrosinistra ed i due indipendenti.
Questo dovrebbe bastare per riabilitare il mondo dell’Italia fuori d’Italia,
che è stato finora un punto di vera forza dell’economia italiana, certo superiore
alla rete dei francesi o dei portoghesi all’estero, che pure hanno i loro rappresentanti
diretti nelle rispettive Camere legislative.
Mi chiedo da dove scaturisca questa
ossessione distruttiva di tutto quanto proietta l’Italia all’estero o rappresenta
gli italiani non residenti nello Stivale: la morte dell’ICE decretata dal Ministro
Tremonti insieme alla svendita delle proprietà demaniali costituite dalle sedi
ICE all’estero, la cancellazione del diritto di voto degli italiani all’estero
con rappresentanza diretta al Parlamento italiano (sia pur esautorato com’è
da decreti legge e fiducie), gli ulteriori tagli ai contributi agli enti gestori
per la promozione della lingua, a fronte dei quali si continua però a mandare
attachées scientifici a Istituti italiani di cultura,
attachées culturali a Consolati dove già esistono
direttori di Istituti di cultura e dirigenti scolastici in sedi consolari minacciate
di chiusura o che monitorano un numero molto limitato di corsi e di studenti.
Non sappia la mano destra cosa fa la
sinistra? Questa norma morale non dovrebbe essere applicabile ad una situazione
sempre più drammatica, in cui si taglia l’essenziale pur finanziando il pleonastico
e si discute di “Secessione” nell’anno dell’Unità d’Italia. Sono molto stanca
di questi mezzucci parapolitici per tener insieme una base sempre più sconcertata
dalle prove della dirittura morale (o im-morale?) dei vertici e dalla caduta
libera del gradimento del Primo Ministro nell’opinione pubblica. Di questi tempi
ci vuole sempre un capro espiatorio. Per favore, sceglietelo fra quelli che
lo meritano o fra quelli che non possono in alcun modo sostenere l’Italia. Non
buttate via decenni di lavoro quotidiano, pedissequo, sensibile e approfondito,
che ha costruito una seconda Italia, all’estero, molto più fedele ai principi
della Patria, della Costituzione e della Bandiera di quell’Italia che ancora
risiede all’interno dei confini del nostro Paese. (Silvana Mangione, vice segretario
generale del CGIE per i Paesi anglofoni / La Gente d’Italia)
Inform