CAMERA DEI DEPUTATI
Ripreso alla Commissione Esteri il dibattito sulla riforma
degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero
Gli interventi di Narducci, co-relatore del ddl insieme
al presidente Stefani, e del sottosegretario Mantica
ROMA – In Commissione Affari Esteri è ripreso ieri l’esame delle nuove norme in materia di rappresentanza degli italiani all’estero, disegno di legge che intende ridefinire la fisionomia degli organismi di rappresentanza espressi dai connazionali – Comites e Cgie, – già discusso e approvato in prima battuta al Senato, poco prima della pausa estiva.
Franco Narducci (Pd), vice presidente della Commissione e co-relatore del provvedimento insieme al presidente Stefano Stefani (Lnp), ha segnalato in proposito “la complessità” della materia “evidenziata anche dal numero di proposte di legge” presentate a questo proposito. “Una complessità connaturata alle caratteristiche intrinseche delle collettività italiane residenti in tutto il mondo, derivanti da storie, culture e processi d’integrazione dissimili – ha aggiunto Narducci, richiamando quale loro denominatore comune “la richiesta di forme strutturate e regolamentate di rappresentanza”.
Il relatore pur riconoscendo lo sforzo messo in atto al Senato “per raccogliere il maggior consenso possibile sul testo poi approvato, sia da parte del relatore che dei rappresentanti dei gruppi parlamentari e del governo”, evidenzia il permanere in esso di “svariate criticità”, segnalate anche dal presidente Stefani nel corso della relazione di sua competenza svolta in Commissione prima della pausa estiva. Rimarcando l’esigenza di superare tali criticità, il deputato eletto nella ripartizione Europa ha messo in luce anche l’urgenza di approvare il testo definitivo del ddl per consentire entro il 2012 il rinnovo dei Comites, la cui proroga “per altro avversata dal Pd – ha precisato, – è oramai umanamente e politicamente insostenibile”.
L’esponente democratico ha ricordato inoltre come “l’esperienza italiana in tema di rappresentanza dei propri cittadini emigrati sia stata presa ad esempio da numerose nazioni, sia in sede d’introduzione della normativa sulla rappresentanza stessa, sia in caso di riforma e ottimizzazione di quella esistente”, un richiamo che attesta “il senso di importanza che il provvedimento in esame riveste”.
Tra gli elementi
positivi del disegno di legge, Narducci segnala “quelli relativi alla certezza
del voto, allo sforzo di affrontare in termini innovativi la riforma del Cgie,
al quale devono essere affidati nuovi ruoli e compiti sapendo che è profondamente
mutato il quadro generale rispetto alla data della sua nascita e non solo per
il fatto che da cinque anni esiste la rappresentanza parlamentare degli italiani
residenti all’estero”. Per quanto riguarda i Comites, il relatore si dice convinto
che essi “debbano conservare quella caratteristica per cui sono nati, ovvero
stare il più vicino possibile ai cittadini italiani all’estero”, di
Riguardo a compiti e funzioni dei Comites, significativamente modificati rispetto alla legge del 2003, Narducci considera però necessario prevedere la valutazione da parte di questi ultimi del funzionamento degli uffici consolari in relazione ai servizi resi alla comunità italiana, mentre ritiene eccessivo il termine di 180 giorni previsto per le risposte del Mae ai quesiti posti dai Comites, suggerendo come più opportuno un termine di 90 giorni. Da prevedere anche la “possibilità di istituire «Commissioni di lavoro e osservatori permanenti», a meno che tale possibilità non venga demandata ad un regolamento interno adottato dal Comitato per disciplinare la propria organizzazione e le modalità di funzionamento – prosegue Narducci, giudicando invece positivo il mantenimento del Comitato dei presidenti, “che consente di affrontare i problemi su scala nazionale”.
Criticità vengono poi segnalate riguardo alla partecipazione delle liste che concorrono all’elezione dei membri dei Comitati, la cui soglia così come indicata nel ddl viene ritenuta da Narducci troppo bassa, producendo così il “rischio di una forte frammentazione e anche di una politicizzazione esasperata della rappresentanza nei Comites”. “Il limite di incompatibilità pare eccessivo – segnala l’esponente democratico ancora a proposito del sistema elettorale e delle liste, invitando ad una ulteriore riflessione sul tema utile a “non restringere eccessivamente il campo democratico della partecipazione”.
Dopo aver riassunto
le principali novità introdotte dal provvedimento in merito al Cgie – riduzione
dei membri dagli attuali
In merito alla nuova composizione prevista per il Cgie, Narducci segnala nello specifico l’esigenza di “aggiungere alcuni rappresentanti designati dalla Consulta nazionale dell’emigrazione, un rappresentante della Federazione nazionale della stampa, un rappresentante della Federazione unitaria della stampa italiana all’estero ed un rappresentante dei sindacati più rappresentativi dei lavoratori frontalieri”. L’auspicio è, inoltre, che “un limitato ciclo di audizioni” possa consentire una rapida approvazione della legge, vista la necessità di un rinnovo dei Comites al termine della proroga sopra ricordata.
Il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica è intervenuto di seguito ricordando come la proroga risulti fissata al 31 dicembre 2012, affidando dunque al Parlamento la valutazione “sull’opportunità di arrivare a questo appuntamento a legislazione vigente o con le nuove norme”. Egli ha tenuto a sottolineare come il governo abbia aderito alla proposta legislativa parlamentare e resti disponibile ad eventuali nuove ipotesi che dovessero emergere nel corso dell’esame. Mantica ritiene infatti “essenziale affrontare il tema del rapporto tra parlamentari eletti nella circoscrizione Estero e attuale assetto degli organi di rappresentanza delle comunità dei connazionali nel mondo, per sanare i profili di incompatibilità connessi al ruolo svolto dai partiti”. “Un ulteriore profilo da affrontare consiste nel rapporto tra le comunità degli italiani all’estero e le Regioni italiane, al fine di evitare sprechi e sperequazioni derivanti dal sovrapporsi di iniziative statali e regionali – afferma il sottosegretario, auspicando “nuovi meccanismi di coordinamento alla luce del carente ruolo finora svolto su questo piano dalla Conferenza Stato-Regioni”.
Richiamata anche l’opportunità di considerare l’istituzione di una commissione bicamerale per gli italiani all’estero “come luogo su cui fare convergere e valorizzare i temi della rappresentanza delle collettività residenti all’estero – afferma Mantica, che tra gli interventi ritenuti ancora necessari segnala quello in campo scolastico “per definire meglio il ruolo degli Enti gestori”.
Nel merito delle osservazioni di Narducci sul numero dei Comites previsti dal disegno di legge, il sottosegretario ribadisce come sia essenziale “affrontare il tema dell’accorpamento dei Comites e la loro organizzazione quali collegi elettorali de facto”, anche alla luce degli interventi di razionalizzazione della rete consolare, precisando come nel caso di apertura di nuove sedi in Paesi strategici non sempre sia presente una consistente comunità di connazionali in loco. Viene segnalata infine la necessità di “non trascurare la questione dell’apertura dei meccanismi della rappresentanza anche alle donne e ai giovani”. Confidando in un rapido svolgimento dell’iter parlamentare relativo al provvedimento, Mantica auspica inoltre “che si tenga in considerazione la necessità di provvedere a risparmi per circa 200 milioni di euro che per effetto della manovra finanziaria sono stati ulteriormente sottratti al bilancio del Mae”. “È impossibile pensare di mantenere l’attuale livello di spesa per gli organi di rappresentanza degli italiani all’estero e per gli enti gestori, - conclude il sottosegretario, evidenziando l’esigenza di individuare “nuovi equilibri tra le diverse priorità”.
Il presidente
Stefani ha quindi ribadito la piena disponibilità della Commissione a collaborare
sulle questioni richiamate dal sottosegretario, rinviando il seguito dell’esame
ad altra seduta. (