ITALIANI ALL’ESTERO
Da “Veneti nel Mondo” on line
L’altro Grappa: l’epopea dei contadini-guerrieri veneti
in Messico
VENEZIA - Nel
1882 il Governo del Messico tentò di dar vita ad una corrente immigratoria
dal Veneto, stipulando con agenzie specializzate alcuni contratti per il reclutamento
di operai agricoli e di famiglie coloniche da utilizzare in un più ampio progetto
di modernizzazione delle strutture agrarie del Paese. Si trattò di un esperimento
isolato e privo di apprezzabili sviluppi, da cui germogliò solamente l’impianto
di un nucleo coloniale di tipo “platense”. Ma già nei resoconti consolari
italiani di fine secolo tra le colonie governative messicane popolate da immigrati
europei figura in posizione di rilievo la Fernandez Leal, fondata
nel settembre 1882 a
Chipilo, nello stato di Puebla. Composta in origine di 565 contadini “veneti
e pochi milanesi, questo piccolo insediamento specializzatosi nella zona dell’altipiano
nella produzione cerealicola e nell’allevamento del bestiame crebbe gradualmente
e prosperò sino al punto di consentirci una prima valutazione della genesi
e del grado di patriottismo popolare all’estero di non pochi immigrati rurali.
I contadini veneti di Puebla provenivano quasi tutti da Segusino e dalla zona
di Longarone. Mantennero intatte per decenni, come altri, le loro caratteristiche
etniche e linguistiche, e negli anni della rivoluzione messicana, guidati
dal figlio di uno dei primi coloni, un tale Zanetto, si opposero, armi alla
mano, agli assalti che Emiliano Zapata portò reiteratamente contro la loro
colonia in cerca di viveri e, si mormorò, di donne “alte e bionda”. Morto
ultranovantenne nel 1977, lo Zanetto fece in tempo ad essere intervistato
da qualche giornalista su questo e su altri episodi e ne fornì una versione
assai colorita, ma sostanzialmente confermata da altre fonti e dal postumo
interessamento delle autorità italiane: “Solo tre famiglie – asseriva il “generale”
Zanetto – scelsero di andare in Città del Messico; il resto venne con me,
in tutto 160 uomini e 250 tra bambini e donne, a scavare trincee su quel monticello
[ sovrastante il paese] che chiamammo Monte Grappa. Sapevamo che i nostri
fratelli in Italia combattevano li contro gli Austriaci”. Gli scontri a fuoco
con i “mutandon”, come i veneti di Chipilo chiamavano i soldati di Zapata
per via del loro abbigliamento, durarono quasi una settimana e si conclusero
con poche perdite per i coloni e con il successo della loro difesa, che inorgoglì
i connazionali se, a tempo debito, dall’Italia venne mandato, in memoria del
fatto e della similitudine, un masso del vero Monte Grappa:
I veneti di
Chipilo – scrive uno dei suoi ultimi visitatori – lo piazzarono sulla collina,
qualcuno scrisse frasi commoventi. La pietra è ancora lì in mezzo alle case
che sembrano tolte di peso dalla campagna veneta. [ c’è ]una chiesa, con prete
veneto, un asilo-scuola con monaca veneta, un circolo dove si gioca e si giocava
a scopone. Il paese balza davanti agli occhi dopo una curva, una collinetta.
Bisogna guardarlo varie volte prima di capire che siamo in Messico.. la popolazione,
poi, è assolutamente incredibile: biondi e alti con gli occhi blu.. naturalmente
parlano un vecchio dialetto veneto..(Veneti nel Mondo/Inform)
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