INFORM - N. 169 - 14 settembre 2011


ITALIANI ALL’ESTERO

Da “Veneti nel Mondo” on line

L’altro Grappa: l’epopea dei contadini-guerrieri veneti in Messico

 

VENEZIA - Nel 1882 il Governo del Messico tentò di dar vita ad una corrente immigratoria dal Veneto, stipulando con agenzie specializzate alcuni contratti per il reclutamento di operai agricoli e di famiglie coloniche da utilizzare in un più ampio progetto di modernizzazione delle strutture agrarie del Paese. Si trattò di un esperimento isolato e privo di apprezzabili sviluppi, da cui germogliò solamente l’impianto di un nucleo coloniale di tipo “platense”. Ma già nei resoconti consolari italiani di fine secolo tra le colonie governative messicane popolate da immigrati europei figura in posizione di rilievo la Fernandez Leal, fondata nel settembre 1882 a Chipilo, nello stato di Puebla. Composta in origine di 565 contadini “veneti e pochi milanesi, questo piccolo insediamento specializzatosi nella zona dell’altipiano nella produzione cerealicola e nell’allevamento del bestiame crebbe gradualmente e prosperò sino al punto di consentirci una prima valutazione della genesi e del grado di patriottismo popolare all’estero di non pochi immigrati rurali. I contadini veneti di Puebla provenivano quasi tutti da Segusino e dalla zona di Longarone. Mantennero intatte per decenni, come altri, le loro caratteristiche etniche e linguistiche, e negli anni della rivoluzione messicana, guidati dal figlio di uno dei primi coloni, un tale Zanetto, si opposero, armi alla mano, agli assalti che Emiliano Zapata portò reiteratamente contro la loro colonia in cerca di viveri e, si mormorò, di donne “alte e bionda”. Morto ultranovantenne nel 1977, lo Zanetto fece in tempo ad essere intervistato da qualche giornalista su questo e su altri episodi e ne fornì una versione assai colorita, ma sostanzialmente confermata da altre fonti e dal postumo interessamento delle autorità italiane: “Solo tre famiglie – asseriva il “generale” Zanetto – scelsero di andare in Città del Messico; il resto venne con me, in tutto 160 uomini e 250 tra bambini e donne, a scavare trincee su quel monticello [ sovrastante il paese] che chiamammo Monte Grappa. Sapevamo che i nostri fratelli in Italia combattevano li contro gli Austriaci”. Gli scontri a fuoco con i “mutandon”, come i veneti di Chipilo chiamavano i soldati di Zapata per via del loro abbigliamento, durarono quasi una settimana e si conclusero con poche perdite per i coloni e con il successo della loro difesa, che inorgoglì i connazionali se, a tempo debito, dall’Italia venne mandato, in memoria del fatto e della similitudine, un masso del vero Monte Grappa:

I veneti di Chipilo – scrive uno dei suoi ultimi visitatori – lo piazzarono sulla collina, qualcuno scrisse frasi commoventi. La pietra è ancora lì in mezzo alle case che sembrano tolte di peso dalla campagna veneta. [ c’è ]una chiesa, con prete veneto, un asilo-scuola con monaca veneta, un circolo dove si gioca e si giocava a scopone. Il paese balza davanti agli occhi dopo una curva, una collinetta. Bisogna guardarlo varie volte prima di capire che siamo in Messico.. la popolazione, poi, è assolutamente incredibile: biondi e alti con gli occhi blu.. naturalmente parlano un vecchio dialetto veneto..(Veneti nel Mondo/Inform)


Vai a: