INFORM - N. 168 - 13 settembre 2011


RASSEGNA STAMPA

Sul “Corriere della Sera” di oggi, intervista all’ambasciatore d’Italia a Washington

Terzi di Sant'Agata: “L'America oggi punta sulla forza degli alleati”

 

NEW YORK - «L'America volta pagina. Dieci anni dopo l'attacco di Al Qaeda, il presidente Obama ha ringraziato i due milioni di americani andati in guerra dopo l'11 Settembre e ha manifestato l'orgoglio di un Paese che ha reagito. Ma ora guarda avanti: a una lotta al terrorismo militarmente sempre più focalizzata sui covi, senza interventi militari a tappeto. E anche a un maggior uso del "soft power" tanto nei rapporti internazionali quanto per prevenire, insieme ai Paesi amici, le minacce delle centrali del terrore».

Appena rientrato nella capitale Usa dopo le celebrazioni di domenica a Ground Zero, l'ambasciatore italiano a Washington Giulio Terzi di Sant'Agata riflette sulla nuova fase dei rapporti internazionali che apre anche per l'Italia opportunità nuove.

In cosa ha innovato Obama?

«L'originalità di questa amministrazione sta nell'enfasi posta nella creazione di nuovi strumenti per far crescere le nuove democrazie, favorendo al tempo stesso la stabilità istituzionale di questi Paesi. Avevamo già visto qualcosa con la "transformational diplomacy" di Condoleezza Rice alla fine dell'era Bush, ma ora c'è molto di più. Obama usa il suo "soft and smart power" per dare forma ai nuovi rapporti col mondo arabo ma anche nella sfida dell'antiterrorismo. Resterà vigile, ma vuole condividere le responsabilità. Prima, però, è necessario che i Paesi che collaborano si diano strutture più efficaci».

E chi dovrebbe crearle?

«A fine settembre, a New York, vedremo decollare due iniziative: una più politica, l'Open Government Partnership, che dovrà spingere tutti i partecipanti verso la trasparenza nelle attività di governo, l'uso della tecnologia nella "governance", la lotta alla corruzione. L'altra, più operativa, è il Gruppo di coordinamento antiterrorismo al quale dovrebbero aderire almeno 34 nazioni, compresi importanti Paesi del mondo islamico come Turchia, Indonesia e Arabia Saudita. Anche qui l'iniziativa l'hanno presa mesi fa gli americani, ma l'Italia sta avendo un importante ruolo propulsivo. C'è poi un'area importante di interventi in campo finanziario. Vengo da un seminario coordinato dal ministro del Tesoro Usa, Tim Geithner, in cui si è discusso di come chiudere gli ultimi rubinetti che alimentano l'eversione dopo che le carte trovate ad Abbottabad hanno dimostrato come l'organizzazione di Bin Laden fosse ormai alle corde anche per mancanza di risorse, fino al punto di dover tenere una contabilità dettagliata, dollaro per dollaro».

E le novità nei rapporti internazionali Usa che ci toccano di più?

«In primo luogo la Libia. Qui gli Usa hanno gestito la crisi in modo discreto, attuando per la prima volta in modo sistematico quella linea di "quiet leadership" scelta già da qualche tempo. Ma i rapporti con l'Italia sono sempre stati strettissimi. I suggerimenti del ministro Frattini —missione sostenuta dalla Lega Araba e dal Consiglio di Sicurezza, catena di comando della Nato — si sono rivelati in sintonia con la visione americana e sono stati attuati. Venerdì scorso sono stato alla Casa Bianca e ho toccato con mano l'apertura che c'è oggi nei confronti dell'Italia: non solo mi è stato espresso al livello più elevato la volontà di vedere l'Italia in un ruolo di primo piano nell'era post-Gheddafl, ma c'è addirittura l'auspicio di un ritorno a massicce forniture libiche di energia al nostro Paese. E’ l'espressione dell'interesse americano per un'Italia forte, indipendente in campo energetico grazie alla pluralità delle fonti di approvvigionamento».

Il gelo calato tre anni fa tra Washington e Roma soprattutto per il gas russo è davvero archiviato?

«Abbiamo voltato pagina anche qui, grazie ai chiarimenti sui gasdotti, al miglioramento dei rapporti Mosca-Washington, ma soprattutto grazie alla nostra trasparenza, all'impegno sull'Iran, col rispetto rigoroso dell'embargo. Qualche giorno fa l'ambasciatore Richard Morningstar, responsabile Usa in questo campo, mi ha detto che non avrebbe mai creduto di poter assistere a un miglioramento così radicale dei rapporti in così poco tempo». (Massimo Gaggi- Corriere della Sera del 13 settembre 2011)

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