INFORM - N. 168 - 13 settembre 2011
ITALIANI ALL’ESTERO
Dal
“Messaggero di sant’Antonio”, settembre 2011
L’avventura inglese di Mario Difrancesco
Il re di Pachino
Il sogno di diventare meccanico. Poi la
svolta con la scoperta dei prodotti della terra. Da Sutera a Walthham Abbey,
l’incredibile storia di un self-made-man siciliano
Tutti conoscono
l’importanza dell’agricoltura, da cui deriva la maggior parte dei prodotti che
raggiungono quotidianamente le nostre tavole, e che quindi sostiene e alimenta
la vita. E tutti immaginano
il faticoso lavoro degli agricoltori, specialmente quando, in passato, potevano
contare solo sulle proprie forze o su quelle dei buoi per l’aratro. Con lo sviluppo
della tecnologia è cambiato il modo di lavorare ma non l’impegno, soprattutto
quando si coltiva su larga scala. Da questa considerazione prende avvio la storia
di un siciliano che, grazie all’amore per la natura e i suoi prodotti, ha fondato
un’azienda che dà lavoro a seicento persone, e che ha fatto conoscere agli inglesi
i pomodori di Pachino.
Mario Difrancesco,
a soli sessant’anni, è già pensionato. Ma non è certo uno che si ferma. Al contrario.
Ora, può realizzare quello che per oltre trent’anni ha dovuto accantonare dovendosi
recare, all’alba di ogni giorno, nelle sue sterminate serre a Waltham Abbey,
a nord della capitale britannica. Ripercorrendo la sua vita, ci mostra i frutti
– è proprio il caso di dirlo! – dei suoi sforzi.
«Sono arrivato
in Inghilterra nel 1958,
a dieci anni – esordisce Mario Difrancesco nel suo inglese
comparabile a quello di un britannico madrelingua –. Ero ultimo di sette figli
e, fatta eccezione per due fratelli già sposati e rimasti in Italia, mi sono
ricongiunto con il resto della famiglia un anno dopo che mio padre e mio fratello
ci avevano preceduto». Mario parla dei suoi genitori con grande rispetto e devozione.
È a loro che deve il suo successo sia come uomo che come imprenditore. «Siamo
originari di Sutera, uno splendido paese nel cuore del latifondo nisseno – aggiunge
Difrancesco –. Lì avevamo un podere nel quale davo il mio aiuto anch’io quando
ritornavo da scuola. La vita era dura dopo la guerra e, in pochi anni, molti
suteresi cercarono fortuna altrove». E, si sa, la fortuna aiuta gli audaci.
Mentre i proprietari terrieri siciliani erano esosi e il profitto era poco,
al contrario, in Inghilterra, in particolare nella cintura a nord di Londra,
molte terre venivano messe in vendita. Così, in poco tempo, parecchi suteresi
(e con essi tanti altri italiani) si misero a coltivare il proprio appezzamento
di terreno. «Frequentando le scuole inglesi – continua Difrancesco – mi fu facile
integrarmi, grazie anche ai grandi sacrifici di mio padre che guadagnava il
pane per sè e per la sua numerosa famiglia lavorando in una greenhouse:
una serra che produceva ortaggi da vendere nella capitale. Da adolescente, io
in realtà avrei voluto diventare un meccanico». E, infatti, Mario frequenta
una scuola professionale. Nel 1971 trova lavoro in un’officina.
Nel business degli ortaggi
Un giorno del
1976 Difrancesco riceve una visita curiosa: «Mio cognato Joe e mio fratello
Antonio – racconta – vennero a trovarmi dicendomi che avevano acquistato una
serra, e mi chiesero se volessi lavorare con loro. Decisi così di prendere parte
a questa avventura, e da allora non mi sono mai più guardato indietro». Nasce
così la DTN Stubbins Nursery.
Ma le sorprese non sono finite. Nel 1979, la prematura scomparsa del cognato
Joe catapulta Mario a livelli manageriali. Lavorando assiduamente, comincia
a coltivare un sogno molto ambizioso. «Anche allora – ammette Difrancesco –
c’era molta concorrenza tra i coltivatori diretti. Però era più semplice l’approccio
con le grandi catene di distribuzione. Così iniziai a intensificare la coltivazione
di pomodori, di cetrioli, di cui gli inglesi sono ghiotti, e di peperoni, in
modo da poter raccogliere quasi tutto l’anno, e riuscii quasi subito ad aprirmi
dei canali per la vendita ai più grandi supermercati». Il lavoro aumentò in
poco tempo e iniziò anche l’espansione dell’attività verso il Mediterraneo, sviluppando la Stubbins in modo esponenziale.
«Iniziammo la produzione di tanti altri ortaggi in Italia, Grecia, Spagna, Marocco,
Turchia – rammenta Difrancesco – e, per non rischiare di consegnarli in ritardo,
fondammo anche la nostra compagnia di trasporto». Come tutti i pionieri coraggiosi,
Mario Difrancesco non si è mai posto nessun limite sapendo che il lavoro porta
sempre i suoi risultati. «Abbiamo puntato sulla qualità – ribadisce –: dal servizio
clienti ai prodotti, dalla rapidità delle consegne alla serietà nostra e dei
nostri dipendenti». Verso la metà degli anni Novanta, Difrancesco si accorge
che manca all’appello un prodotto ortofrutticolo: un grappolo di «chicchi rosso
fuoco» che regala un tocco di gusto, di colore, e di aspetto gradevole a tanti
piatti nostrani: è il pomodoro di Pachino. E così prova a proporlo al sospettoso
mercato inglese, restio alle novità. Difrancesco vince la sua scommessa. Orgogliosamente
sottolinea: «Oggi il pomodoro di Pachino è un condimento per pastasciutte, insalate,
frittate. È ricercato dai ristoratori e dalla gente comune, e ha fatto anche
la felicità degli italiani sull’isola britannica». Evidentemente, la fattoria
a Sutera, il lavoro del padre nelle serre, il contatto con la natura fin dai
primi anni di vita, hanno lasciato una grande impronta nella formazione di Mario,
a cui si sono aggiunti il suo spirito imprenditoriale e le opportunità offerte
dall’Inghilterra.
Il cambio generazionale
Difrancesco non
si siede sugli allori conquistati, anzi, quando si accorge che la nuova generazione
è pronta a succedergli, lascia le redini per dedicarsi ad altro. «L’anno scorso
– ci confida – ho ceduto la ditta a mio figlio e a mio nipote. Ora è il loro
momento di continuare e di espandere il business per il futuro».
E così, pur recandosi spesso in ufficio o nelle serre, ora si dedica agli altri.
«Nella mia vita – dice con gratitudine – sono stato molto fortunato e, quando
posso, provo a restituire un po’ di quello che ho ricevuto». Ecco che l’impegno
con la comunità italiana s’intensifica. Divenuto presidente della Broxbourne
Twinning Association (l’Associazione della città di Broxbourne gemellata con
Sutera), attualmente si occupa di farla crescere con attività culturali e d’intrattenimento.
«L’associazione nacque originariamente per organizzare la festa di San Paolino,
patrono della città – ricorda Difrancesco –, ma capimmo ben presto che tra gli
aderenti c’era una gran voglia di conoscersi e di stare insieme». Così sono
nate le serate per i più giovani con la discoteca, i viaggi organizzati in Sicilia,
il torneo di bocce e di calcio, il volantinaggio per far conoscere uno splendido
angolo di Trinacria il cui ricordo riesce sempre a commuovere quest’uomo dalla
testa inglese e dal cuore siciliano. «Sutera è un gioiello incastonato in un
monte, quello di San Paolino, alla cui sommità si erge un magnifico santuario
diocesano – racconta con emozione –. Il paese conserva ancora il suo centro
storico caratterizzato dall’architettura che ha subito l’influenza di tante
culture, e ospita da molti anni il presepe vivente. Appena posso ci ritorno,
e cerco sempre di promuoverlo tra i miei amici». È evidente che gli anni d’infanzia
passati tra ristrettezze economiche, seppur coccolato dall’abbraccio della sua
terra rigogliosa, hanno lasciato in lui un segno indelebile. Difrancesco è padre
di quattro figli: Salvatore, Norina, Michael e Antonio, ed è sposato da quarant’anni
con Crocefissa. Non ha smesso di sognare e lo si può trovare spesso con le mani
sporche di grasso a riparare qualche auto d’epoca. A sessant’anni, infatti,
ha rispolverato la sua antica passione e, con l’umiltà di un garzone, aggiusta
le macchine che fanno bella mostra di sé nel suo garage: preludio forse di una
nuova attività commerciale? Oppure regalo per i suoi figli? In ogni caso, il
dono più grande per i suoi ragazzi è il suo esempio, la sua passione e il suo
entusiasmo, quell’aere perennius cantato da Orazio, quel qualcosa più
durevole del bronzo che lo ha reso capace di ricominciare sempre daccapo. (Sagida
Syed-Il Messaggero di sant’Antonio edizione italiana per l’estero/Inform)