INFORM - N. 168 - 13 settembre 2011


LOTTA ALLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA

A Berlino la presentazione della quarta edizione della Festa italiana della Legalità

Sono intervenuti all’iniziativa organizzata dall’associazione “Mafia? Nein Danke”, Laura Garavini, capogruppo del Pd in Commissione parlamentare antimafia, il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, il direttore della polizia berlinese, Bernd Finger e Tano Grasso, presidente Fai

 

BERLINO – La presentazione della quarta edizione della Festa italiana della Legalità a Berlino, ieri, ha consentito di approfondire il modo in cui Italia e Germania si adoperano per il contrasto alla criminalità organizzata, mettendo in luce l’efficacia di metodologie collaborative tra Stati ma anche le discrepanze che incidono sulla lotta alla mafia.

Alla presentazione dell’iniziativa, promossa dall’associazione “Mafia? Nein Danke!”, fondata da Laura Garavini, deputata eletta per il Pd nella ripartizione Europa e capogruppo democratico alla Commissione parlamentare antimafia, sono intervenuti anche il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso e il direttore della polizia criminale della capitale tedesca, Bernd Finger.

Tra i provvedimenti necessari a rendere la collaborazione tra Stati sempre più incisiva ed efficace per il contrasto alle mafie, la ratifica delle direttive europea sulla confisca dei beni di proprietà delle organizzazioni criminali, che ancora spetta all’Italia, e il riconoscimento del reato di reato di associazione mafiosa da parte della legislazione tedesca, sollecitata anche a consentire il sequestro dei beni di soggetti indiziati.

Grasso, a proposito di collaborazione efficace tra Stati, ha segnalato come “l’arresto di sei persone legate alla ’ndrangheta in Germania, a Singen e Francoforte, a marzo, sia stato possibile grazie ad intercettazioni fatte da Reggio Calabria”.

Sebbene la legge tedesca relativa ad intercettazioni e sequestri sia più rigida, il direttore Finger ha rilevato come la ratifica della legge europea che consente l’esecuzione di sentenze emesse in un Paese europeo anche negli altri Stati membri, già avvenuta in Germania, abbia fatto fare al Paese un passo avanti. “Il Parlamento italiano invece non ha ancora approvato la direttiva – ha lamentato Laura Garavini, - nemmeno dopo essersi impegnato a farlo con la legge comunitaria 2010. L’Italia è la causa per cui non possono essere confiscati beni in Germania. Il nostro Paese impedisce a livello internazionale la lotta alla criminalità organizzata - ha precisato l’esponente democratica, - rinunciando così a miliardi preziosi, dal momento che la legge prevede che metà dei beni sequestrati andrebbero al Paese che ha emesso l’ordine”.

Ha partecipato al dibattito anche Tano Grasso, presidente della Federazione delle associazioni antiracket italiane (Fai), il quale ha ricordato che “la cosa migliore che l’Unione Europea potrebbe fare in termini di armonizzazione legislativa sarebbe la previsione in tutti i codici penali del reato di associazione mafiosa”. “Si tratta però di un tema ostico – ha aggiunto a questo proposito il procuratore Grasso. “I giudici tedeschi fanno fatica a capire che l’associazione in sé è il reato – ha concluso quest’ultimo, - perché produce l’inquinamento di una società”. (Inform)

 


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