INFORM - N. 168 - 13 settembre 2011


ITALIANI ALL’ESTERO

Eugenio Marino (Pd) sul voto all’estero e sulla riforma di Comites e Cgie

“Trovare un dialogo con la maggioranza che ci consenta di mettere in sicurezza il voto per corrispondenza. E’ chiaro il no del Partito democratico alla riforma degli organi di rappresentanza approvata al Senato”

 

ROMA – Per quanto riguarda gli italiani nel mondo la ripresa dei lavori  parlamentari appare oggi caratterizzata dai dibattiti sulla riforma del voto all’estero, incardinato alla Commissione Affari Costituzionali del Senato, e sul disegno di legge, già approvato dal Senato, che modifica gli organi di rappresentanza dei nostri connazionali nel mondo. Una riforma, quest’ultima, dei Comites e del Cgie che comincerà il suo iter alla Camera già in settimana presso la Commissione Affari Esteri. Per saperne di più su queste tematiche e sui possibili sviluppi politici connessi ai due provvedimenti abbiamo rivolto alcune domande, al margine dell’incontro “Riforma elettorale e voto degli italiani all’estero” svoltosi alla Festa Democratica di Pesaro, al responsabile del Pd per gli Italiani nel Mondo Eugenio Marino.        

Entrerà presto nel vivo al Senato il dibattito sulle proposte di modifica della legge ordinaria che regolamenta il voto degli italiani all’estero. Qual è la posizione del Pd in proposito?

Pensiamo innanzitutto di trovare un dialogo con la maggioranza che ci consenta di arrivare velocemente alla riforma del voto per corrispondenza degli italiani all’estero, attuando così quelle modifiche che servono per metterlo in sicurezza. Tutto questo dovrebbe avvenire attraverso il normale iter delle Commissioni e del voto in aula, nel caso in cui la legislatura duri fino alla scadenza naturale. Se invece vi saranno le elezioni anticipate queste modifiche alla legge sul voto all’estero diverranno più urgenti per evitare che si ripetano alle prossime consultazioni i problemi che si sono verificati nelle precedenti tornate elettorali. E a maggior ragione in questo caso servirebbe una posizione comune fra maggioranza ed opposizione che faccia almeno quelle poche cose che rendano più sicuro il voto.

Un altro provvedimento di stretto interesse per gli italiani all’estero verrà presto discusso in Parlamento. Sto parlando del disegno di riforma dei Comites e del Cgie, già approvato dal Senato, e che a giorni inizierà il suo iter alla Camera. Anche in questa sede il Pd confermerà la sua valutazione negativa sul provvedimento?    

Su questa riforma il gruppo al Senato del Pd ha votato no. Quindi mi pare chiarissima la posizione del Partito democratico: è un no. Poi nessuno nega che il Cgie vada riformato, tanto è vero che anche nell’altra legislatura avevamo avviato un’ipotesi di riforma. L’importante è però che si faccia una nuova legge che tenga conto delle più ampie riforme che si stanno mettendo in campo in Italia. Si parla addirittura di riforma costituzionale e di superamento del bicameralismo, e nella bozza Calderoli pare che non vi sia più nemmeno la circoscrizione Estero. Quindi per fare la riforma del Cgie bisogna tenere conto di tutti questi aspetti, cosa che la proposta di legge di riforma degli organi di rappresentanza approvata dal Senato non fa. Quindi secondo me prima di discutere quella legge alla Camera occorre una riflessione seria, come diciamo già da tempo anche al Senato.

Lavorerete comunque in Commissione per emendare questo disegno di legge?

Questo è l’ultimo passo. Bisogna però prima riflettere su cosa bisogna fare e capire se la bozza Calderoli andrà da qualche parte, cosa contiene, come viene riformato lo Stato. Un’eventuale riforma del Cgie va affrontata dopo tutto questo. Se ad esempio venissimo a trovarci con un Consiglio Generale riformato e depotenziato per alcuni versi, e una circoscrizione Estero che non c’è più in Costituzione, allora cosa potremmo fare? Quindi ragioniamo prima un po’su tutto. (Goffredo Morgia/Inform)           

 


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