ITALIANI ALL’ESTERO
Dal “Messaggero di sant’Antonio”, settembre 2011
Comunità italiane culturalmente attive
Myrtleford, “stella alpina” d’Australia
Gli italiani in Australia non risiedono solo nelle
grandi città (come Melbourne o Sydney), ma anche in provincia, nelle campagne
e ovunque vi siano state opportunità di lavoro. Sono comunità attive socialmente
e culturalmente. Myrtleford, nello Stato del Victoria,
ne è un esempio
Quando si pensa all’Australia vengono
in mente vastissime zone desertiche o foreste tropicali. Ma in questo continente,
in parte misterioso e inesplorato, vi sono regioni che assomigliano molto alle
ridenti vallate delle Prealpi italiane. Una di queste regioni è il nord-est
dello Stato del Victoria. Qui le cittadine di Myrtleford, Bright e Mount Beauty
con una corona di piccoli villaggi, formano l’Alpine Shire, la Contea Alpina,
con una amministrazione comunale che abbraccia un territorio grande come una
provincia italiana. Il sindaco è Antonino Mautone, alla quarta esperienza come primo cittadino.
La comunità italiana nel comprensorio
prealpino è molto numerosa. Nel lontano 1861 nello Stato del Victoria vi erano
già 6 mila italiani. Era l’epoca della scoperta dell’oro e quindi affluirono
nella regione mineraria di Ballarat e Bendigo
molti avventurieri in cerca di fortuna; ma vi erano anche contadini, boscaioli,
manodopera generica per costruire strade e villaggi. Non vennero con il passaporto
italiano, avevano dei documenti rilasciati dall’Impero Austro Ungarico, dai
Borboni di Napoli e Regno delle Due Sicilie,
dal Granducato di Toscana o dallo Stato Pontificio. Ma erano tutti riconosciuti
come italiani perché quella era la terra di origine. Nel 1885, a soli 24 anni
dalla proclamazione dell’Unità d’Italia, veniva pubblicato «L’Italo- Australiano.
Rivista mensile, organo degli italiani sparsi per le terre Oceaniche», una perla
della stampa italiana all’estero. Si legge nella prima pagina: «Scopo del giornale
è promuovere relazioni amichevoli e commerciali tra l’Italia e l’Australia,
tenere alto il prestigio degli italiani in modo che l’Italia non abbia ad arrossire
d’aver dato loro la vita e l’Australia non abbia a pentirsi d’averli ospitati».
Le origini di Myrtleford
Quella di Myrtleford
è la comunità italiana più rappresentativa dell’Alpine Shire. Persino il sindaco,
Antonino Mautone, è un italiano originario di Ceraso,
in provincia di Salerno; prima di emigrare in Australia nel 1966 a bordo dell’«Achille
Lauro», Mautone aveva fatto per due anni il carabiniere.
Ora è alla guida di un Comune di 14 mila abitanti, formato da 38 gruppi di diverse
nazionalità; il 30 per cento della popolazione è di origine italiana.
Myrtleford, infatti, conta 3.500 connazionali.
Qui i gruppi regionali sono tutti rappresentati, specie quelli di Sicilia, Calabria,
Veneto, Trentino e Friuli; anche se non mancano campani, toscani e abruzzesi.
La cittadina fu fondata nel 1837; nella seconda metà dell’800 probabilmente
vi erano già alcuni insediamenti di italiani. Ai primi del ‘900 iniziò un flusso
migratorio costante di connazionali verso Myrtleford,
che stava diventando sempre più un centro agricolo importante.
Le Associazioni italiane
Negli anni ’60 nacquero associazioni
e circoli come i «Vicentini nel Mondo», «Trevisani nel Mondo», «Trentini nel
Mondo». Più di recente: «il Gruppo Folcloristico Trentino», «l’Associazione
calabrese», «il Gruppo Alpini», «il Coro delle Montagne». «Il nostro circolo
– afferma Sebastiano Revrenna, presidente da 25 anni
dei vicentini – è formato da 100 famiglie. Ci occupiamo di mantenere vive le
tradizioni della nostra terra: il valore della famiglia, le feste religiose,
la lingua italiana (e ancor più il dialetto), la cucina, le canzoni». Una cosa
sta molto a cuore a Revrenna: poter documentare la vita dei pionieri vicentini
in questi lontani angoli d’Australia. «Erano venuti senza la minima idea di
quanto lontana e inospitale fosse questa terra. Hanno lavorato e, con enormi
sacrifici, hanno potuto acquistare grandi proprietà per la coltivazione del
tabacco; ma sono rimasti bloccati in questo Paese e non sono mai riusciti a
tornare in Italia. Non per mancanza di denaro, ma per l’impossibilità di abbinare
una lunga assenza agli impegni di lavoro. Fino agli anni Settanta si viaggiava
con la nave e ciò significava due mesi per l’andata e il ritorno. Non avevano
alternative: o rientrare definitivamente in Italia o rimanere in Australia.
Le vacanze, il turismo erano utopie. Oggi quegli anziani, nostalgici del loro
Paese, meriterebbero che la loro storia fosse raccontata e scritta, in segno
di gratitudine, affetto e ammirazione».
Franco Dondio,
consultore della provincia di Trento per l’Australia, dice: «I trentini sono
stati certamente affascinati dai dintorni di Myrtleford.
D’inverno sulle montagne vi sono piste da sci; i boschi offrono sentieri suggestivi
per camminate e percorsi ciclabili; i ruscelli sono pescosi. Il richiamo alla
Valsugana, alla Val di Non e alla Val di Sole è forte. Il Circolo Trentino è stato fondato
nel 1966 e da allora ha costituito un punto di riferimento anche per i trentini
di Adelaide, Melbourne e Sydney».Un altro ente che bene esprime l’animo artistico
degli italiani è «il Coro delle Montagne» che unisce connazionali di varie regioni
e partecipa a competizioni e manifestazioni canore.
La «Fiera Festival»
Da tre anni Myrtleford
organizza a maggio la «Fiera Festival». L’edizione di quest’anno ha avuto un
grande successo, attirando più di 3 mila persone. La manifestazione è iniziata
con una solenne messa in onore di sant’Antonio di Padova e la processione con
la statua del Santo portata dagli Alpini.
È stata poi la volta dell’«Italian Connection Trophy»,
un ormai tradizionale rally italiano da Sydney a Melbourne, giunto alla quarta
edizione, che è passato per Myrtleford con 18 automobili
italiane: dalle mitiche Cinquecento alle Alfa Romeo. Risate e applausi hanno
accompagnato anche la corsa dei baristi. L’aspetto gastronomico ha attirato
più di altri la folla dei turisti. Ha incuriosito molto il rispetto della tradizione
di fare il vino pigiando l’uva con i piedi, dentro grandi tini. È stata poi
organizzata la manifestazione «Nonni in cucina». A esibirsi sono stati un gruppo
di nonne (e un nonno) che ha mostrato come preparare piatti tipici di cinque
regioni italiane. La District Historical Society
ha organizzato una mostra fotografica della collezione della famiglia Bianco.
Vi sono state esibizioni di cori, tornei di calcio, gare di bocce, ecc.; una
vera immersione nell’autentica, semplice, spontanea, vivace Italia di provincia.
A questo festival farà eco a novembre,
nella vicina King Valley, «la Dolce Vita Festival»; qui le aziende vinicole
apriranno le porte ai turisti per assaggi di vino, pranzi, cene, canti e balli.
Commentando ciò che si leggeva su «L’ Italo-Australiano» del 1885, possiamo dire con orgoglio che l’Italia non avrà mai da arrossire d’aver dato la vita a questi suoi figli lontani e l’Australia non si pentirà mai d’averli ospitati. Anzi! (Germano Spagnolo-Messaggero di sant’Antonio edizione italiana per l’estero/Inform)