INFORM - N. 166 - 9 settembre 2011


UNDICI SETTEMBRE

Testimonianze dalla “Trevisani nel Mondo”

Le Torri Gemelle dieci anni dopo

 

TREVISO - Quando c’è un pericolo grave che incombe sui nostri conterranei che abitano il mondo , ci si preoccupa subito. Così è stato dieci anni fa ,con il terrificante disastro dell’attentato alle Torri Gemelle, soprattutto pensando che tra le vittime , scampati e soccorritori, c’era certamente anche qualche  nostro connazionale. Contattammo subito chi ci fu possibile dei nostri associati  per portare la nostra solidarietà e raccogliere a caldo, anche le impressioni di una situazione angosciante , che si sentiva mordere dentro ad ognuno. Immagini e sensazioni terribili, che riportammo anche con servizi sul Gazzettino a loro volta rilevati e visti  anche su Internet. Per quel poco che ci fu possibile in quanto la presenza  trevigiana e veneta in New York è estremamente esigua rispetto all’altissimo contingente di meridionali. Allora, un  colpo di fortuna ci portò a contattare Alan Tarcisio Santinon, docente all’Università di New York che, da quando in pensione,condivide la residenza fra la Grande Mela di una attività (“Veneto Sport”) condotta dal figlio Jeffry  che importa oggettistica da premiazioni sportive da ditte di Corbanese e Mareno  e la vacanziera Castelcucco. Ecco cosa , fra l’altro, ci disse allora:  “… Ti ringraziamo di esserti ricordato di noi in questa ora tragica …. Mi dispiace che quando mi hai chiamato non ho potuto rispondere chiaramente , ma ero ancora stordito da quanto avevo visto accadere e che tu consocerai già . L’America è scioccata, affranta che una cosa simile potesse accadere e allo stesso si dimostra speranzosa e ottimista sotto ogni aspetto. Non mi disturbi, desidero stare in contatto . Comunicare è un modo di sfogare l’angoscia e di trasmettere la solidarietà….”

Con altrettanta fortuna, anche stavolta troviamo il telefono di Castelcucco, che  ci risponde. E’ la moglie April Pedersen , americana  che si dichiara di “adozione trevisana”:  “ Sono appena tornata , dove ho vissuto l’uragano e anche il terremoto con la casa che ballava, ma capisco che adesso il tema è quel tragico 11 settembre” -  Cosa vi è rimasto dentro, dopo dieci anni? – “Gli anni corrono, ma questi ricordi non si possono mai dimenticare. Dopo tanto tempo il mio pensiero si ferma ancora tantissimo all’orrore di quelle immagini forti e sconvolgenti, con tutti quei morti. Recentemente ho visitato quello che è rimasto e cioè una sorta di parco della rimembranza. Anche adesso, pensando a questo, mi vengono le lacrime e devo chiudere la mente…”.  Che conseguenze ha lasciato nell’animo del popolo americano questa immane ferita? - “E’ una cosa  che anziché indebolire o dividere , ha unito le persone,  che ci ha fatto sentire più umani, più civili, più popolo. Direi che la gente americana è sempre coraggiosa e ottimista e che nessun terrorista potrà mai cambiare la nostra vita . Questo fatto nefando e incancellabile è stato preso quasi come una sfida , non come una cicatrice ma come una spinta ad andare avanti pensando sempre che le cose migliorano, ci sentiamo ancora un paese fortunato. Per quel giorno, ho trovato e trovo una grandissima solidarietà, oltre che dalla cara ‘Trevisani’, anche   in questo minuscolo ma fantastico paese di Castelcucco.”  

Poco dopo , riusciamo a raggiungere anche il prof. Tarcisio Santinon, a New York .- Con che animo si vive lì l’approssimarsi delle celebrazioni di questo tragico evento? - “Per quelli che non hanno avuto morti la vita scorre abbastanza normale mentre in quelli colpiti si nota una frenesia partecipativa che nasconde sentimenti e emozioni grandi. Proprio in questi giorni è passata una legge governativa  in cui si esorta a informare, a  far capire nelle scuole che cosa è veramente accaduto. Qui i veneti sono pochissimi, vicino a me non ne conosco alcuno, quel che è certo è che siamo tutti americanizzati. Ciò che noto è che nessuno ne parla, almeno con evidenza, e questo si spiega dalla filosofia di qui in cui le cose capitano ma poi si superano e si continua a vivere come sempre. Ciò non toglie che i segni di rimembranza su questo evento sono grandiosi a cominciare dal parco della memoria costruito sulle polveri del disastro e fino a quasi tutti i luoghi pubblici (musei, biblioteche, istituzioni, grandi associazioni, ecc.) dove si sono mossi fior di architetti per erigere monumenti o insegne marmoree addirittura con la lista di tutti i morti . Questo anche nel vicino stato di New Jersey e in altre città”. E’ cambiato qualcosa con il terrorismo ? - Si! Ma come altrove. E non si potrà mai dire che per questo qualcuno viva con ansia o paura. No, sono sensazioni che non passano neanche per la mente…” . (Riccardo Masini”-Inform)

* Direttore generale dell’Associazione Trevisani nel Mondo

 


Vai a: