INFORM - N. 165 - 8 settembre 2011


MISSIONARI ITALIANI ALL’ESTERO

Editoriale della Rivista “Scalabriniani”, numero 5/2011

Lorenzo Bosa: “Ridare speranza”

 

ROMA - Non possono esserci sfuggite le immagini delle immani tragedie che tuttora flagellano varie parti di questo strano mondo. Ci riferiamo in particolare alla fuga delle popolazioni dei Paesi dell’Africa Orientale,  del Corno d’Africa, specialmente della Somalia e alle centinaia di persone ingoiate dalle onde del Mediterraneo o decedute asfissiate nella stiva puzzolente di una vecchia carretta del mare. Oltre 12 milioni di anime sono colpite dalla carestia, soprattutto in Somalia, Kenia, Etiopia, Eritrea, Gibuti.

I media ne hanno dato ampie notizie e tuttora richiamano l’attenzione della società, della Chiesa e delle organizzazioni umanitarie su queste inaudite tragedie, provocate certo dalla carestia, dalla siccità ma anche dalla insicurezza politica, dalle lotte tribali, da dissensi e scontri interni dei e nei Paesi interessati.

A tutto ciò, ancora più aberrante, si intreccia - storia che si ripeteva e veniva denunciata ancora ai tempi del Beato Scalabrini – l’assurda malignità dei “trafficanti di carne umana”, che, avidi di denaro, in diverse modalità, non esitano a provocare la morte di tanta gente, già provata nei Paesi di origine, ma che si consegna a caro prezzo nelle loro mani nella speranza di un futuro.

Gli esempi sono tanti e ripetuti. Delle ultime tragedie facciamo cenno in questo numero del bimestrale. Non con spirito di cronaca, ma per interpellare le coscienze. Infatti, non siamo meramente chiamati ad essere semplici spettatori seduti comodamente davanti alla tivù.  Tutti questi fatti devono riscuotere la nostra coscienza, la nostra umanità e la nostra doverosa solidarietà. Gli appelli delle organizzazioni umanitarie e, non ultimi, quelli del Papa non devono cadere come lettera morta.

Agli appelli giunti da ogni parte, in occasione della tragedia della Somalia, come per gli tsunami del natale 2004 in Asia e dell’aprile di quest’anno in Giappone, per il terremoto ad Haiti dello scorso anno, non è rimasto insensibile il cuore di molti, credenti e non. Il Papa, in particolare, ha invitato l’umanità intera, specialmente gli uomini di buona volontà, alla solidarietà e a gesti concreti. Hanno fatto seguito le organizzazioni internazionali e nazionali, le Caritas, enti e organizzazioni ecclesiali e civili. La coscienza sembra essersi risvegliata, anche nel torpore delle vacanze estive.

Date però le dimensioni di queste tragedie, che riscontrano pochi precedenti nella storia dell’umanità, gli ingenti aiuti non sono tuttavia sufficienti. La società quindi non può tacitare le coscienze, facendo leva sul già fatto, su interventi sempre momentanei e parziali, ma deve rivolgere lo sguardo e avviare urgentemente un’azione massiccia allo scopo di sradicarne le cause. Un’azione che parte dall’interno degli stessi Paesi ricchi che ancora spadroneggiano, acquistando per sé grandi appezzamenti di terreno e sfruttando le immense ricchezze del continente africano. Risuonano in merito le provocanti e forti parole del Papa che ripete spesso: “La povertà e la fame sono il risultato di atteggiamenti egoistici che partendo dal cuore dell’uomo si manifestano nel suo agire sociale”.

Oggi i Paesi, così duramente provati, necessitano di una via di uscita a partire dall’interno della propria vita nazionale e, con l’aiuto internazionale, di misure atte a sradicare alla radice queste tragedie.  Diventa urgente restituire la speranza e il coraggio di mettere mano all’aratro, facilitando, tra l’altro, una concreta e forte politica di investimento degli aiuti per lo sviluppo dell’agricoltura locale, per la costruzione della sicurezza nazionale con il superamento delle ostilità interne che durano da oltre vent’anni, per dare sicurezza e ampia copertura sanitaria, scolastica e alimentare alla popolazione. È la posta in gioco di un mondo globalizzato, di cui facciamo tutti parte  e dai cui non possiamo esimerci; un mondo antico da ricostruire e mettere a nuovo, un mondo che invoca giustizia e le cui voci pesano sulle nostre coscienze, speriamo per poco tempo ancora. (Lorenzo Bosa-Scalabriniani/Inform)

 


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