INFORM - N. 164 - 7 settembre 2011


ITALIANI ALL’ESTERO

La Prima Voce” intervista il presidente  della Federazione delle Società Italiane di Mar del Plata

Giovanni Radina: “Stiamo passando un periodo difficile nella comunità italiana”

 

MAR DEL PLATA – Giovanni Radina, presidente della Federazione delle Società Italiane di Mar del Plata, ha parlato in esclusiva con noi de ‘La Prima Voce’. La casualità lo portò all’attività politica e oggi compie 20 anni del suo incarico. Il percorso dai suoi inizi, la sua opinione rispetto alla situazione della Federazione oggi, il momento attraversato dalla comunità ed il voto degli italiani all’estero. “Gli italiani originari stanno morendo, l’impulso che ha dato inizio alle istituzioni si sta perdendo poco a poco”, afferma quest’uomo di origini piemontesi, che ricopre il massimo incarico nella Federazione dal 1991.

Come sono stati i suoi inizi nella comunità italiana?

Per dire il vero è stato per casualità. I miei genitori non sono mai stati vincolati con le collettività e non hanno mai esercitato un’attività politica. Con mio fratello avevamo affittato un locale, di fianco c’era una falegnameria. Un pomeriggio, dovevamo scaricare una macchina utensile da un camion e siamo andati a chiedere una tavola di legno alla falegnameria. Per coincidenze della vita, i padroni erano piemontesi e ci siamo accorti che avevamo la stessa origine. Loro già appartenevano alla famiglia Piemontesa e poco a poco ci siamo trovati coinvolti in una ottima relazione. Un altro fatto fondamentale è stata la relazione con mio suocero. Lui fu uno dei fondatori delle Tre Venezie, circa 56 anni fa, e per merito suo entrai lentamente in questa attività. Nell’anno 1985 fui segretario della famiglia Piemontesa, dopo delegato della stessa istituzione nella federazione e nell’anno 1991fui eletto presidente della Federazione delle Società Italiane di Mar del Plata , incarico che continuo ad avere oggi. Le elezioni si fanno ogni due anni.

Dopo tanti anni con questo incarico, come vede la comunità italiana locale nel momento  attuale?

Stiamo passando attraverso un momento molto difficile, nel senso che gli italini originari stanno morendo. L’impulso originale che ha dato luogo alla nascita di tutte le istituzioni italiane  si sta perdendo poco a poco. Negli ultimi anni l’Italia si è resa conto del potenziale che abbiamo qui in Argentina...

Cosa significa “gli ultimi anni?”

Circa dieci anni. Però in realtà non c’è una grande congregazione, attitudine, non c’è molta attività fatta insieme, per lo meno per quello che riguarda i piemontesi. Credo che gli emigrati italiani e discendenti che vivono a Mar del Plata di altre regioni sono fortunati per questo senso, poiché portano avanti attività molto interessanti. Noi non otteniamo niente. I piemontesi di Cordoba e Santa Fe sono più tenuti in conto, noi sembriamo persi nel deserto.

In relazione alla sua attività di fronte alla Federazione, ci può fare un riassunto della sua gestione?

Io ho preso una istituzione già in attività. La costruzione del Pantheon Italiano già era iniziata, era al termine della seconda tappa. Vedendo com’era forte il ricordo dei defunti da parte dei famigliari abbiamo disposto l’allargamento del primo piano nei due ‘corpi’. Dall’altra parte, durante la mia gestione è stato comprato questo edificio, perché l’idea è centralizzare le attività culturali della collettività italiana in questo centro. Questa questione non è ancora interiorizzata in tutte le istituzioni.  Stiamo cercando di far vedere, certamente senza imposizioni, che in questo posto tutti potranno sviluppare le loro attività. Per esempio, qui in questo momento stanno esponendo  i calabresi e i piemontesi, anche il Consolato ha fatto due presentazioni nel nostro edificio. Stiamo trattando affinché che le associazioni vengano e facciano incontri, dibattiti o eventuali corsi. L’idea è che questo spazio sia visto come un centro di sviluppo di attività per tutta la comunità italiana di Mar del Plata.

Dato che stiamo parlando della Federazione in se stessa, quali sono i progetti per il futuro dell’istituzione?

Quello più importante è finire questo edificio. Il Pantheon è praticamente finito, cercheremo di fare qualche miglioramento per coloro che utilizzano i nostri servizi, per farli stare più comodi. La priorità è centrata nel collocamento di un ascensore. Non solo per il Pantheon ma anche per questo edificio. Qui, nella Federazione ci sono cinque piani, ed è molto difficile per alcune persone poter salirli tutti, soprattutto per le  persone anziane. Abbiamo anche un teatro nel sottosuolo dell’edificio, con capacità di 150 persone, aperto a tutta la comunità. Allora, l’idea è cercare di creare tutte le comodità necessarie, non solo per la collettività italiana in particolare ma per tutti in generale.

Si sono tenute elezioni in Italia alle quali hanno partecipato italiani che vivono all’estero. Che  opinione ha rispetto a questo?

Mi risulta strano. Fino a poco tempo fa non votavamo, per questo non ero informato profondamente sull’attività politica italiana. Non decidevamo mai nulla e solo adesso abbiamo avuto la possibilità di farlo. Se abbiamo problemi per capire ciò che succede in Argentina, più difficile ci risulta comprendere quello che succede in Italia. Da qui non abbiamo una visione reale di quanto succede lì. Per me, questo ha creato più confusione di quella che avevamo. Incluso il voto per posta: non credo che funzioni, è soggetto a confusioni e di segreto ha ben poco. Qui è venuta molta gente, inclusi dirigenti delle diverse istituzioni italiane della nostra città, chiedendo per chi votare, come farlo, come riempire il formulario, ecc... C’è gente che quasi non legge in italiano o che guarda la Rai per questioni quotidiane o che hanno a che vedere con la propria terra , però non guarda i dibattiti politici seri. Allora, la gente non può capire veramente che cosa sta votando. Si dovrebbe ripensare a questa questione perché funzioni veramente. Forse voi giovani, che avete più interesse  per questa tematica e avete un altro punto di vista,  potete trarne profitto e avere influenza sulle  decisioni di Roma. (Ignacio Salinas-La Prima Voce/Inform)


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