STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Su
“Tribuna Italiana” di oggi l’editoriale del direttore Marco Basti
Pensare al futuro delle Associazioni
BUENOS AIRES - Abbiamo alcune poche certezze
sul futuro della presenza italiana in Argentina. Tra esse, che l’Italia attraversa
un periodo di crisi, ma specialmente di confusione, ragion per cui non è in
condizioni di elargire finanziamenti come in molti chiedono da anni, ma soprattutto
oggi non riesce a capire perché dovrebbe destinare fondi che sono diventati
materia introvabile, per sostenere una realtà che non conosce e alla quale non
è interessata.
Un’altra certezza che abbiamo, ed è conseguenza
della prima, è che dai rappresentanti dell’Italia è poco quel che possiamo aspettarci
(al di la della simpatia o dei rapporti cordiali o istituzionalmente corretti),
perché seguono indicazioni che ricevono da Roma e - dato che in Italia non conoscono
la realtà degli italiani all’estero e non sono interessati ad essa - ovviamente
ignorano tale realtà nelle direttive che danno ai diplomatici.
La terza certezza che abbiamo è che il fenomeno
straordinario dell’Associazionismo italiano in Argentina, che ha promosso e
sostenuto l'italianità anche quando l’Italia era assente, oggi si trova davanti
ad un bivio: seguendo di questo passo difficilmente potrà mantenere la sua ragion
di essere.
E se perdesse la sua ragion di essere, non potrebbe
più svolgere la sua missione di ponte ideale tra l’Argentina e l’Italia.
Quello che oggi conosciamo come associazionismo,
riguarda centinaia di associazioni che gli italiani e i loro discendenti hanno
fondato in Argentina fin dalla seconda metà del XIX secolo. Come è noto, comprende
associazioni mutualistiche, culturali, sociali, regionali, sportive. Molte di
queste associazioni hanno raggiunto altissimi gradi di sviluppo.
Per fare solo qualche esempio, ricordiamo i
benemeriti comitati della Dante Alighieri di Buenos Aires, di Rosario o di Cordoba
che, in modo diverso ma ugualmente positivo, si sono sviluppati e oggi sono
fondamentali strumenti per la promozione della cultura italiana nelle città
ove operano e, in definitiva, in tutta l’Argentina. A costo zero per l’Italia.
Ma di associazioni che svolgono attività di promozione della cultura italiana
ce ne sono tante che, per dirla con un’espressione nota, “camminano con le proprie
gambe”.
Facciamo anche qualche esempio di associazioni
mutuali e sociali. L’Associazione Italiana Porta Pia di Rio IV, o l’Unione e
Benevolenza di Santa Fe, per non citare sempre i più noti sodalizi di Buenos
Aires. Anch’esse hanno sviluppato un’attività e una rete di rapporti con le
comunità e le autorità locali grazie alle quali sono punti di riferimento importanti
nelle rispettive città, nelle quali
Facciamo ancora qualche esempio, in questo caso
di associazioni regionali.
Purtroppo non tutte le associazioni italiane
sono così. Ci sono società italiane che hanno una benemerita storia alle spalle,
ma che oggi non riescono a sostenere le proprie attività, perché hanno pochi
soci o perché sono rimaste chiuse rispetto al quartiere o alla città dove sono
inserite. O perché non hanno alcun rapporto con la comunità italiana locale.
L’Associazionismo italiano in Argentina dovrebbe
quindi tornare a riflettere sul suo futuro, nella consapevolezza che non tutte
le associazioni potranno continuare a scrivere la storia della presenza italiana
in Argentina, ma nella certezza che c’è ancora un futuro per tante associazioni
che hanno saputo tenersi al passo con i tempi.
Le Associazioni italiane hanno contribuito grandemente
con l’Argentina e con l’Italia quando i governi dei rispettivi paesi non si
curavano degli emigrati italiani.
Domani potrebbero tornare ad essere protagoniste
per aiutare l’Italia a capire che ha una grande risorsa all’estero, da sviluppare
proprio in un periodo di crisi come quello che sta attraversando il Bel Paese.
E già oggi possono diventare protagoniste nelle rispettive città, come lo sono
già alcune associazioni che abbiamo citato, di sviluppo, di diffusione culturale
(e cultura oggi è anche affari). Già oggi possono non solo camminare sulle proprie
gambe, ma anche contribuire a creare ricchezza nelle comunità dove operano e,
operando in rete, contribuire allo sviluppo dell’Argentina e dell’Italia. Su
questo deve riflettere oggi l’Associazionismo. (Marco Basti-Tribuna Italiana/