ITALIANI ALL’ESTERO
Intervista di Gustavo Velis al presidente del
Comites di Mar del Plata
Rafael Vitiello : “La comunità
italiana sta molto bene”
MAR DEL PLATA
- Il presidente del Comites di Mar del Plata Raffaele Vitiello racconta
in una intervista a Gustavo Velis parte della sua
vita, i suoi ricordi della Penisola e la sua visione degli italiani a Mar
del Plata. Inoltre, parla dei progetti della Commissione per
Torre del
Greco, i coralli e Enrico de Nicola
-Se Le dico
Torre del Greco, Lei cosa mi dice?
-E’ una delle città che ho nel mio cuore, nella parte più profonda, perché è il posto dove sono nato. E’ a Napoli, giusto ai piedi del Vesuvio, nel Golfo di Napoli. E’ una città famosa per il corallo, era una mecca di questo articolo di gioielleria. Oggi non è più così, lo si pesca solo in alcune zone del Pacifico. Jacques Cousteau, il famoso avventuriero francese che aveva una bellissima nave chiamata Calypso, nominava molto spesso Torre del Greco ed i coralli. E’ famosa anche perché il primo presidente d’Italia dopo della costituzione della Repubblica nel 1948 fu Enrico de Nicola, che era anche lui di lì. Io ho avuto la fortuna di conoscerlo, perché quando frequentavo le scuole superiori la sua casa mi era vicina, e quando vedevo due carabinieri alla porta sapevo che si trovava lì, allora con i miei amici rimanevamo davanti a casa sua per vederlo e per parlargli.
-Che contraddizione,
perché la sua vita l’ha anche portata a fare politica in qualche forma.
-Benché non lo creda, mai ho letto una pagina di politica. La vita ti mette in contatto con molta gente e cose, naturalmente uno impara da questo. Mi hanno offerto in molti d’avvicinarmi alla politica da un altro punto di vista, però non è quello cha a me interessa. Io ho la vocazione a stare in mezzo alla gente, stare in permanente contatto con loro.
L’arrivo
in Argentina e gli inizi nella comunità italiana.
-Quando arrivò
qui, che cosa vi trovò?
- Avevo 20 anni. La prima immagine che ho avuto di Mar del Plata è stata negativa. Mi mancavano due anni per la maturità in ragioneria.
Immaginatevi che avevo incominciato un progetto. In poche parole, io avevo dei parenti qui che erano venuti dopo la guerra ed avevano migliorato molto la loro situazione economica, però non era come loro mi avevano raccontato. In tutti i modi, mi sono abituato, è stata solo questione di tempo. Ho avuto la fortuna di avere contatti subito con gente della Casa d’Italia. Arrivai qui nel ’58, ed immediatamente entrai nella commissione di questa istituzione. Già sono passati alcuni anni ed ancora sono qui.
-Ê passato
molto tempo, come sono stati questi anni di gestione?
Sono stato in molte istituzioni, però parlando in particolare della Casa d’Italia, credo che sia una delle più prestigiose della città e della zona. Qui ho occupato vari incarichi, il più alto è stato quello di presidente. A settembre dell’anno scorso ho passato il mio incarico a don Alberto Materia, in questo momento sono vice presidente. Abbiamo realizzato molte attività dentro la nostra Nazione, come mandare il nostro corpo di ballo e di teatro in diverse città , inclusa Bariloche. Però un fatto che si mette in evidenza dopo tanti anni è l’apertura della sede. Nell’anno 1955 nasce la istituzione e solo nel ’67 abbiamo potuto mettere in piedi la sede, dodici anni dopo. La cosa più importante è come è stata costruita. Abbiamo contattato un’impresa per fare tutta la struttura in cemento armato e le murature le abbiamo fatte noi. Eravamo 10 o 15 persone che non sapevamo niente di costruzione, i sabati pomeriggio e le domeniche mattina venivamo a lavorare gratis. Ci dividevamo i lavori e fra tutti collaboravamo. Abbiamo messo in piedi noi questo edificio, con il nostro lavoro e senza sapere come farlo.
La cultura
e il suo posto nella vecchia centrale elettrica.
-Lei presiede
- Ha un obbiettivo
ben preciso e sebbene ci incarichiamo di tutti gli aspetti culturali, la nostra
missione principale adesso è valorizzare la vecchia centrale elettrica. Siamo
a una prima tappa: stiamo lavorando con un gruppo d’architetti alla preparazione
di un progetto, una volta terminato lo presenteremo per cominciare il restauro.
Quello che più ci interessa è sapere da dove verranno i fondi, contiamo sulla
promessa che ci sarà un aiuto ufficiale. Nel posto si farà un centro culturale
in eccellenza, basato sulla cultura italiana però aperto a tutta la comunità.
-Qual è l’origine
di questo progetto?
- Questo progetto nasce dal buon rapporto e dalla collaborazione del Comune con la comunità. L’anno scorso, in occasione dei 150 anni dell’anniversario della Repubblica Italiana, il sindaco Pulti è stato nell’isola di Ischia per inaugurare una Piazza che si chiama Mar del Plata; da qui è nata l’idea di fare qualcosa a Mar del Plata.
La sua visione
degli italiani
- Come vede
la comunità italiana a livello generale?
Il nostro Consolato appartiene a una circoscrizione formata da 16 province; in ognuna di esse c’è la presenza italiana. E’ molto grande. Siamo ormai pochi gli italiani di nascita, è naturale. Io vedo che la nostra città ha un vantaggio sulle altre: è quello che siamo tutti uniti. Qui ci sono circa 30 istituzioni italiane, e fra tutti andiamo d’accordo. Noi formiamo un gruppo compatto, tanto nel Comites come nelle associazioni. C’è un dialogo costante, abbiamo un’ottima relazione tra tutti. Siamo rispettosi delle abitudini e delle tradizioni di tutte le regioni, le cose tipiche ed il folklore. In linea generale, la comunità italiana sta molto bene, in contatto costante e con una buona comunicazione.
Nostalgia
della sua città e la vita in Argentina
-Abbiamo
cominciato con Torre del Greco e finiamo nello stesso modo: cosa Le manca
del suo luogo di nascita?
- Sento la nostalgia di cose specifiche, come aromi particolari, sapori e la musica. Ho vissuto vent’anni a Torre del Greco, la mancanza e il ricordo resteranno sempre. Ho avuto la fortuna di tornare in Italia più di 12 volte e sempre sono ritornato al mio luogo di nascita. Però ho fatto già la mia vita qui in Argentina, ho la mia famiglia ed il mio lavoro. Non lascerei mai questo Paese, ho progetti formati e molto tempo trascorso qui. Sempre penso all’Italia, però la mia vita è in Argentina. (Gustavo Velis)