INFORM - N. 162 - 5 settembre 2011


ITALIANI ALL’ESTERO

Claudio Micheloni (Pd) sull’informazione per i connazionali nel mondo e la ripresa dell’attività parlamentare

L’esponente democratico parla della necessità di un ripensamento del sistema dell’informazione italiana all’estero e dell’attività del Parlamento su voto all’estero, riforma di Comites e Cgie e indagine conoscitiva sulla rete consolare

 

FIRENZE – A margine della tavola rotonda su Rai Internazionale organizzata sabato scorso nell’ambito della Festa democratica dell’Informazione a Firenze, abbiamo rivolto a Claudio Micheloni, senatore del Pd eletto nella ripartizione Europa, alcune domande sul tema del dibattito e sulla recente ripresa dell’attività parlamentare.

Oggi si discute dell’informazione e del servizio pubblico rivolto agli italiani residenti all’estero. Quali sono le criticità su cui è necessario intervenire per un effettivo miglioramento dell’informazione destinata a coloro che risiedono all’estero?

Per fortuna gli italiani all’estero hanno a disposizione un’informazione sull’Italia fatta dai giornalisti dei Paesi di residenza, che è un’informazione razionale e completa. Ciò consente loro di avere un’informazione sul nostro Paese più corrispondete al vero di quella che hanno coloro che risiedono in Italia.

Il problema dell’informazione italiana per gli italiani all’estero resta invece un problema totalmente irrisolto: le prime generazioni hanno avuto testate e giornali in italiano che parlavano dei problemi quali pensioni o fisco. Argomenti che restano certamente importanti, ma che corrispondono a bisogni in via di estinzione perché più della metà delle persone che hanno passaporto italiano e sono residenti all’estero sono nate all’estero. Ci dovrebbe essere la consapevolezza che mantenere i rapporti con queste nuove generazioni è importante per l’Italia e avere di conseguenza un’informazione mirata ad invogliare queste generazioni a mantenere un rapporto con il Paese di origine. Non credo che ciò si stia facendo. Riconosco il grande sforzo che viene fatto dalle agenzie specializzate, ma queste parlano solo alle prime generazioni. Per questo penso che se non ci sarà un rinnovamento ed un ripensamento nella politica globale di informazione italiana all’estero prima o poi quest’ultima sarà destinata a scomparire.

Per quanto riguarda la televisione vi è senz’altro un ritardo culturale italiano: non si capisce che investire su una rete che raggiunge tutto il pianeta è un investimento per il Paese, una cosa molto importante che tutti gli altri Paesi, a differenza nostra, hanno capito. Rai Internazionale deve promuovere l’Italia nel mondo facendo affidamento oggi su di un budget ridicolo. Così facendo continueremo a perdere dei colpi. Si tratta di un problema che deriva dal cattivo sistema informativo che c’è in Italia e che condiziona anche l’informazione che arriva agli italiani all’estero. Bisognerebbe riflettere un po’ di più sugli interessi generali del Paese, tralasciando quelli particolari: infondo questo tema è uno specchio efficace di ciò che avviene nel nostro Paese, perché in nessun settore c’è una visione globale, un senso di appartenenza… quello dell’informazione non è un settore peggiore degli altri.

I lavori parlamentari sono ripresi con la discussione di una nuova manovra economica necessaria al risanamento dei conti pubblici. Dopo l’approvazione, come procederà l’iter dei provvedimenti già discussi che riguardano più da vicino gli italiani all’estero?

Al Senato, in Commissione Affari costituzionali abbiamo incardinato la riforma della legge per il voto all’estero. Credo che per quanto riguarda questo tema, maggioranza ed opposizione abbiano consapevolezza della necessità di intervenire con una mini riforma, ossia con l’approvazione di provvedimenti che possano essere attuati subito, per mettere in sicurezza il voto all’estero. Anche perché, se così non fosse, il voto all’estero potrebbe avere vita breve. Occorre inoltre essere pronti nel caso di eventuali elezioni anticipate.

Alla Camera invece spetterà la discussione e l’eventuale modifica della riforma di Comites e Cgie. Un altro provvedimento su cui è necessario lavorare rapidamente. Se si allungheranno i tempi, occorrerà incalzare il governo affinché si proceda con il rinnovo di questi organismi di rappresentanza utilizzando la legge attuale. Un’eventualità che considero un errore politico mostruoso.

E  per quanto riguarda la rete consolare e le risorse destinate al ministero degli Affari Esteri?

In Parlamento riprenderemo immediatamente l’indagine conoscitiva sul Mae, attività che adesso è resa ancora più importante visti i tagli di risorse previsti anche in quest’ultima finanziaria. O si imposta un’altra politica di utilizzo delle risorse finanziarie del Mae, oppure si continuerà a tagliare risorse sui soliti due capitoli - la cooperazione e gli italiani all’estero – pur di non scalfire lo status quo dei funzionari all’estero.

Per noi ora è estremamente importante valutare come difendere quel poco che è rimasto dei corsi di lingua e cultura italiana e dei servizi consolari all’estero, un lavoro impegnativo perché i tagli sono una realtà. Sono tagli lineari che lasciano ai ministri la libertà di intervenire: ci vorrebbero ministri e sottosegretari che avessero la capacità, la forza e la volontà di intervenire sull’amministrazione del Mae, ma non vedo questa forza nell’attuale ministro degli Affari esteri. (Viviana PansaInform)

 


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