INFORM - N. 162 - 5 settembre 2011


ASSOCIAZIONI

Rino Giuliani vice presidente dell’Istituto Fernando Santi sullo sciopero generale promosso dalla CGIL

“Un segnale forte per un cambiamento delle decisioni del governo con soluzioni fondate sulla equità redistributiva dei sacrifici”

 

ROMA - Domani in  tutto il paese, fatti salvi i servizi essenziali, vi sarà lo sciopero generale di 8 ore dei lavoratori di tutte le categorie. Lo ricorda Rino Giuliani vice presidente dell’Istituto Fernando Santi sottolineando che lo sciopero “è stato promosso dalla CGIL contro la manovra finanziaria del governo. Manovra  che è iniqua perché colpisce e rende più poveri larga parte dei cittadini- impiegati, operai e pensionati- che da sempre pagano le tasse e lascia indenne una fascia sociale di ricchi la cui consolidata e praticata propensione alla evasione ed elusione tributaria in questi anni  ha sempre ricevuto attestati di comprensione da parte delle forze politiche di governo. Nella manovra a tutto tondo si colloca in particolare la previsione della possibilità di licenziare  attraverso modalità che sono, peraltro, anticostituzionali”.

“La gravità della condizione del paese - prosegue Giuliani - a fronte della inadeguatezza e della estemporaneità delle ricette  che a rotazione sono state  presentate e ritirate  ci fa comprendere le ragioni alla base del ricorso ad un atto, quale è appunto uno sciopero generale che non si decide a cuor leggero. Lo sciopero generale di domani rappresenta uno spartiacque fra chi sostiene il diritto dei cittadini ad avere un paese che riprenda a crescere dando futuro alle nuove generazioni e dignità ai pensionati per il limitato tempo che resta loro da vivere, e quanti pensano di non mettere mano alle cause interne della crisi seguitando a ballare, come si usa dire , nel salone delle feste di prima classe di una Italia/Titanic più marcatamente caratterizzata dall’accentuazione di profonde  diseguaglianze sociali esistenti, dalla libertà di licenziare, dalla contestazione  dei principii della Costituzione”.

“ Il vice presidente del “Santi” rileva poi che “il giudizio sulle soluzioni che nel merito il governo viene formulando e sulle risposte che il movimento sindacale dovrebbe dare alle stesse, collocano da qualche tempo le tre grandi confederazioni sindacali su diverse posizioni. I lavoratori italiani, tuttavia, hanno bisogno di un movimento sindacale che non divida i lavoratori nei posti di lavoro ma che faccia unità al suo interno. Il senso di responsabilità rispetto a questo obiettivo che è un valore in sé, deve prevalere rispetto al pur legittimo diritto di salvaguardia della propria storia e della propria specificità. Un paese come il nostro, a fronte della straordinarietà ed  eccezionalità delle decisioni che il governo dovrà assumere, consapevole del condizionamento che le stesse determineranno , per molti anni, sulle trasformazioni economiche e sociali, non può subire una manovra che viene presa senza la consapevolezza delle lacerazioni sociali che potrebbe produrre. Le  forze politiche dentro e fuori del parlamento si assumano la responsabilità delle loro scelte. Le Organizzazioni sindacali dei lavoratori per il loro ruolo di rappresentanza di interessi generali e non solo di categorie hanno il dovere di svolgere , in modo autonomo, il loro ruolo scegliendo le forme più efficaci”.

“E’ mia opinione - conclude Giuliani - che gli italiani nel  mondo che da altre collocazioni geoeconomiche, in altri paesi vivono e subiscono  il fallimento di un modello di sviluppo esasperatamente liberista, devono sentirsi partecipi della volontà del più antico e del più grande sindacato italiano di voler garantire e salvaguardare nel paese un mondo del lavoro nel quale i diritti ed i doveri abbiano pari cittadinanza, il sistema produttivo non sia soltanto il mezzo per fare profitto ma anche il tramite per dare speranza ai giovani oggi privi di prospettive e  di opportunità che non siano precarie e con tutele giuridiche insufficienti. Il risultato dello sciopero generale promosso dalla CGIL deve essere un segnale forte per un cambiamento delle decisioni del governo con soluzioni fondate sulla equità redistributiva dei sacrifici. Il suo buon esito deve essere un richiamo a ritrovare insieme nel movimento sindacale la voglia di discutere insieme nei posti di lavoro ricercando insieme la promozione delle ragioni della unità e non quelle della sterile e dannosa concorrenza”. (Inform)

 


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