INFORM - N. 161 - 2 settembre 2011

 


RASSEGNA STAMPA

Da “La Stampa.it”, 2 settembre 2011

L'appello di Bertone al Governo: "I diritti non dipendono dai mercati"

Il segretario di Stato vaticano sulla manovra finanziaria:  "Più attenzione alle cooperative"

 

CASTEL GANDOLFO - I diritti sociali sono «parte integrante della democrazia sostanziale e l’impegno a rispettarli non può dipendere meramente dall’andamento delle borse e del mercato». Lo ha affermato il segretario di Stato della Santa Sede, cardinale Tarcisio Bertone, intervenendo a un convegno delle Acli sul tema della crisi economica.

«La dignità della persona e le esigenze della giustizia richiedono, con rinnovata urgenza che si continui a perseguire quale priorità l’obiettivo dell’accesso al lavoro o del suo mantenimento, per tutti», ha sottolineato il porporato ricordando che «un’economia civile non può trascurare la valenza sociale dell’impresa e la corrispettiva responsabilità nei confronti delle famiglie dei lavoratori, della società e dell’ambiente».

In effetti, ha aggiunto il porporato, «di fronte alla riduzione delle reti di sicurezza sociale, l’invito della dottrina sociale della Chiesa a dar vita ad associazioni di lavoratori per la difesa dei propri diritti va onorato oggi ancor più di ieri», come afferma l’enciclica «Caritas in veritate». Infatti, «nel contesto della crisi, l’incertezza del lavoro e delle sue condizioni porta a difficoltà personali e sociali gravi».

Secondo Bertone, però, «la profonda trasformazione che investe il mondo del lavoro in realtà non tocca solo gli aspetti oggettivi, cioè organizzazione, occupazione o disoccupazione, retribuzione, flessibilità, precarietà, ma coinvolge in modo rilevante i suoi contenuti etico-ideali». E questo chiama in causa i lavoratori in prima persona, che devono vedere nel lavoro «ben più che una occupazione o una carriera ma anche e soprattutto una ‘vocazione’, qualcosa connesso e non distinto con lo stesso intimo e ultimo senso della vita umana».

La dottrina sociale della Chiesa, ha ricordato Bertone, indica «questa dimensione teologica del lavoro là dove indica la sua realtà collettiva e sociale e là dove afferma che il lavoro umano contribuisce, certo in modo misterioso ma reale, alla nuova creazione, ai cieli nuovi e alle terre nuove». Per il segretario di Stato, «il lavoro vissuto come vocazione, è mezzo ordinario di santificazione, perché vissuto come attuazione laica e concreta della volontà di Dio.

Non solo, viene allora in evidenza una dimensione comunitaria della santità, vissuta non più solo nei monasteri e nei conventi, ma anche nelle comunità delle donne e degli uomini del lavoro» che rendono presente il messaggio cristiano «nel cuore stesso delle strutture produttive». Una «visione soggettiva del lavoro» che «richiama e mette in evidenza ancor più la necessità di salvaguardare gli aspetti oggettivi». (La Stampa.it del 2 settembre 2011)

Inform

 


Vai a: