FRONTALIERI
Una
nota congiunta dei rappresentanti sindacali dei lavoratori frontalieri di Cgil,
Cisl e Uil
Frontalieri e ricadute nel mercato del lavoro ticinese
della sopravvalutazione del franco svizzero
COMO
- I rappresentanti sindacali dei lavoratori frontalieri di Cgil, Cisl e Uil, Claudio
Pozzetti, Gianmarco Gilardoni e Roberto Cattaneo, segnalano in una nota congiunta
le ricadute sul mercato del lavoro ticinese dell’attuale sopravvalutazione del
franco svizzero, criticano alcune proposte formulate nella Confederazione a seguito
del continuo aumento del valore del franco svizzero rispetto all’euro. Misure
che rischierebbero di andare a detrimento della situazione dei frontalieri italiani
in Svizzera, “attualmente oltre 60.000, di cui 51.155 soltanto in Canton Ticino,
secondo un dato recente fornito dall’Ufficio cantonale di statistica – segnala
Claudio Pozzetti, responsabile nazionale dei frontalieri per
“La situazione della finanza mondiale che vede, di fronte ad una speculazione diffusa sull’euro, una corsa verso i beni rifugio come l’oro e soprattutto il franco svizzero, vede ovvie ricadute anche nel mercato del lavoro interregionale – si legge nella nota sottoscritta dai rappresentanti delle tre organizzazioni sindacali. - La parità di cambio sfiorata tra la moneta europea ed il franco porta a dirette conseguenze sulle esportazioni di prodotti svizzeri all’estero che oggi appaiono meno competitivi dal punto di vista del loro costo. Nasce quindi una ennesima situazione di crisi che scatena le più varie iniziative per ridurre o almeno ridimensionare i costi di produzione”.
“A causa del cambio attuale, gli stipendi dei lavoratori frontalieri italiani, convertiti in euro, sono aumentati; la presenza di un cambio favorevole - segnalano Cgil, Cisl e Uil - ha scatenato da più parti alcune proposte per ridurre le sole retribuzioni dei lavoratori frontalieri, arrivando persino alla proposta di pagare tali retribuzioni non più in franchi svizzeri ma in euro, oppure di stabilire un tasso fisso di cambio in maniera artificiosa”.
Le
organizzazioni sindacali italiane si di
“Le retribuzioni del lavoro non devono dipendere dalla nazionalità degli operai, ma esclusivamente dalle capacità, dalle competenze e dalle mansioni assegnate – sottolinea la nota, definendo la proposta distinzione salariale fra ticinesi e frontalieri “una pericolosa deriva discriminatoria del mercato del lavoro, oltretutto con effetti controproducenti per l’assunzione di ticinesi a causa del dumping. Lo stesso tentativo di introdurre un contingentamento del numero di frontalieri per incentivare l’assunzione di disoccupati ticinesi – si rileva - ci appare sbagliata”.
“L’aumento del numero di frontalieri dipende esclusivamente dal fatto che imprenditori ticinesi riescono a offrire stipendi inferiori ai frontalieri rispetto ai ticinesi. Il problema quindi – precisano le organizzazioni sindacali - non è rappresentato dai frontalieri bensì dai datori di lavoro ticinesi che sfruttano questa loro posizione di privilegio”.
Biasimata
anche l’introduzione di contingenti per i frontalieri: “oltre a essere una procedura
sbagliata, - evidenzia la nota - è anche non corretta rispetto alla giurisdizione
europea, che
“La critica di un parte politica rispetto al forte incremento del numero di frontalieri nel settore terziario dimostra una non conoscenza dei dati. La statistica del numero dei frontalieri nel settore terziario include anche tutti i frontalieri che lavorano per le agenzie di lavoro temporaneo; tali lavoratori sono impiegati per la quasi totalità nel settore manifatturiero (operai in tutti i settori, persino nell'edilizia), che poco hanno a che fare col settore terziario”.
“La
situazione attuale non è semplice, lo riconosciamo, ma le soluzioni da percorrere
non devono andare nella direzione di discriminare i frontalieri, ma avviando seri
tavoli di confronto fra tutte le parti sociali coinvolte - concludono i rappresentanti
di Cgil, Cisl e Uil, di