STAMPA PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO
Messaggero di sant'Antonio, edizione per l'estero, numero
di settembre
Dalla memoria al futuro: l’editoriale del direttore Luciano
Segafreddo
Le celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia non dovrebbero
restare un mero tributo alla memoria. È importante che l’Italia sappia
cogliere il grande apporto di idee e proposte che può venire dai connazionali
all’estero
PADOVA - Nel contesto del 150° anniversario dell’Unità
d’Italia, molte sono state le celebrazioni che hanno messo in evidenza i valori
dell’italianità. Un riconoscimento va rivolto al presidente della Repubblica,
Giorgio Napolitano, per aver sostenuto e trasmesso le motivazioni di questa
ricorrenza nazionale, caratterizzata, a Roma come nelle altre città visitate
dal presidente, da una viva partecipazione dei cittadini. Una testimonianza,
questa, che ha lasciato nell’animo degli italiani la consapevolezza che anche
per le più alte autorità di uno Stato può divenire prioritario porsi a servizio
della memoria collettiva, specie quando in tempi di crisi economica ed etica,
risulta ancora più importante riscoprire il significato del nostro «stare insieme»,
gli eventi e i valori «costitutivi» della nostra storia.
Questi 150 anni sono legati anche alle vicende di quanti
hanno lasciato la penisola: un’ondata migratoria di grandi proporzioni, che
ha coinvolto prima il Nord Italia e poi il Meridione, dalla fine dell’800 agli
anni Settanta del secolo scorso. La documentazione di questo grande esodo è
ricca di dati storici e culturali: ricerche, memorie, diari, composizioni poetiche
e musicali che fanno rivivere i drammi vissuti nei porti d’imbarco, nei primi
insediamenti d’oltreoceano e nelle tragedie minerarie, avvenute soprattutto
nel Nord Europa. Un immenso patrimonio che registra anche molti risvolti positivi:
l’operosità, la creatività, l’energia di quanti, lasciata l’Italia, hanno cooperato
efficacemente allo sviluppo dei Paesi ospitanti. Tanto da divenirne protagonisti.
Oggi, sono più di quattro milioni gli italiani con passaporto, che vivono stabilmente
nel mondo e decine di milioni sono gli oriundi. Una presenza che, anche per
l’esodo delle nuove generazioni che lasciano la penisola per motivi di studio
o di lavoro, rende sempre più visibile l’Italia.
Un motivo in più per chiedersi quali possano essere,
oggi, le prospettive dell’italianità nel mondo. Se è pur giusto e doveroso celebrare
la memoria, lo è altrettanto progettare il futuro, anche alla luce della «grande
Italia» che oggi popola il mondo. La via può essere quella di potenziare i rapporti
interculturali e individuare nuovi orizzonti operativi. Ma per farlo c’è un
prezzo da pagare. «Noi riceviamo solo ciò che doniamo», scriveva il poeta Samuel
T. Coleridge. L’Italia finora ha solo parzialmente
risposto alle istanze più volte espresse dagli italiani all’estero nelle Conferenze
nazionali dell’emigrazione del 1975, del 2000 e nella prima Conferenza dei giovani
italiani nel mondo del 2009. Manca un progetto politico più organico – dalla
promozione della cultura e della lingua italiana al riconoscimento della cittadinanza
e delle attese sociali – che tenga uniti gli italiani e i loro discendenti alla
terra d’origine e li renda promotori di italianità nel mondo. Il tempo è propizio
anche per chiederci quale apporto concreto essi possano offrire alla patria
d’origine. Non a caso, Giuseppe Sbalchiero, presidente
della «Vicentini nel mondo», ha affermato in una recente conferenza a San Paolo,
in Brasile: «Non dovete guardare all’Italia come il Paese che può dare qualcosa,
ma che può anche ricevere qualcosa. Inviate proposte che ci coinvolgano in prima
persona». La reciprocità si sviluppa attraverso rapporti e gemellaggi, soprattutto
nelle regioni in cui l’italianità è più visibile. Un esempio è il Rio Grande
do Sul, dove su 500 comuni, 300 hanno sindaci d’origine italiana. Quanta ricchezza
potrebbe venire da quei contatti! Il rapporto interculturale è prioritario,
ma sviluppa interessi anche in altri settori, dalla formazione all’economia.
Ci auguriamo dunque che le celebrazioni per il 150° siano l’occasione per riscoprire
tutte queste potenzialità, approntando politiche adeguate, che se da un lato
richiederanno una maggiore attenzione per le istanze dei connazionali all’estero,
dall’altro diverranno un volano di nuove idee e relazioni, capaci di rendere
più grande l’Italia.(Luciano Segrafreddo- Messaggero
di sant'Antonio, edizione italiana per l'estero/ Inform)