INFORM - N. 155 - 25 agosto 2011


SEQUESTRO NAVE SAVINA CAYLIN

Farnesina: Continua il nostro impegno

 

ROMA – La Farnesina assicura che, nell’ambito delle proprie competenze, continuerà ad adoperarsi senza soluzione di continuità per il rilascio della nave ‘Savina Caylin’ sequestrata dai pirati nell’Oceano Indiano l’8 febbraio scorso.

In una nota si legge che “nel corso dei mesi che hanno caratterizzato il sequestro”, il Ministero degli Esteri, attraverso l’Unità di Crisi, “ha mantenuto stretti contatti con i familiari dei marittimi sequestrati e con la Società Armatrice” di Luigi D’Amato, “tenendo entrambi informati dell’intensa e articolata azione diplomatica attivata per la soluzione del caso e liberazione dell’equipaggio”. “Tale attività si è sviluppata peraltro – prosegue la nota - in un quadro in costante evoluzione, che vede sequestrate decine di navi di tutte le nazionalità, nonché la nave "Rosalia D’Amato", anch’essa sequestrata nell’area nell’aprile 2011” . La Farnesina puntualizza che “nei confronti delle Autorità somale è stata infatti esercitata una costante pressione per mettere in atto ogni possibile sforzo volto alla positiva risoluzione del caso ed alla liberazione dell’equipaggio. Tale attività – continua la nota - si è da ultimo sostanziata, in primo luogo, attraverso una missione del Sottosegretario Alfredo Mantica, che si è recato in Somalia per incontrare il Presidente del Governo somalo Sharmanke ed il Presidente del Puntland, Farole. In secondo luogo, considerata la dimensione regionale del problema, è stata altresì inviata, in qualità di rappresentante speciale del ministro degli Esteri per le Emergenze Umanitarie, l’on. Margherita Boniver, per sensibilizzare le autorità della Tanzania e di Gibuti, noti per il loro impegno nella lotta alla pirateria, per rafforzare in tal modo l’azione svolta direttamente sulle Autorità somale. Il caso della "Savina Caylin" è stato inoltre costantemente sollevato dai diplomatici italiani in tutte le possibili occasioni ed incontri internazionali, per addivenire ad una soluzione positiva e tempestiva, sollecitando l’aiuto di tutti i possibili interlocutori utili. L’Italia, su iniziativa del Min. Frattini, ha altresì proposto che il tema della lotta alla pirateria sia discusso anche a New York, in un summit sulla Somalia organizzato congiuntamente da Italia, Gran Bretagna e Uganda a margine della prossima Assemblea Generale dell’ONU a settembre. Il Governo italiano ha inoltre attivato a più riprese, attraverso il Ministero della Difesa, le unità della Marina Militare impegnate nelle missioni "Atalanta" e "Ocean Shield" per un monitoraggio della nave, diretto e complementare rispetto a quello svolto dalle succitate missioni, per raccogliere informazioni sulla situazione dell’equipaggio. Il Governo italiano, tenuto anche conto dell’esplicita richiesta dei familiari degli ostaggi, ha finora espressamente evitato qualsiasi azione di tipo militare che possa mettere in pericolo la sicurezza ed incolumità degli ostaggi stessi. A fronte di tale azioni volte alla soluzione del caso, il Governo italiano – precisa la Farnesina - non può contemplare la possibilità di una trattativa diretta con i pirati e tanto meno di pagare riscatti per la liberazione degli ostaggi, come espressamente vietato dalla normativa - a cominciare da quella riflessa nelle Risoluzioni ONU, che esclude qualsiasi forma di favoreggiamento delle attività di pirateria da parte degli Stati”.

“La Farnesina – conclude la nota - che ben comprende l’angoscia dei familiari, assicura che, “nell’ambito delle proprie competenze, continuerà ad adoperarsi senza soluzione di continuità per il rilascio della nave "Savina Caylin" e sottolinea l’importanza di mantenere il massimo riserbo da parte dei vari attori della vicenda. Come dimostrato dalla positiva soluzione di tutti i precedenti casi di sequestro, la riservatezza si è infatti rivelata un elemento fondamentale nel raggiungimento degli obiettivi”. ( Inform )

 

 


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