ITALIANI ALL’ESTERO
Alberto Di Giovanni dona un prezioso fondo
d’arte alla sua Roccamorice
L’illustre figlio d’Abruzzo, nominato dalla
Regione “Ambasciatore”, è personalità di spicco in Canada
ROCCAMORICE (Pescara)
- Oggi parliamo di Roccamorice, suggestivo
borgo ai piedi della Majella, e di un suo figlio illustre, Alberto Di Giovanni,
uno degli Abruzzesi più stimati ed affermati in Canada. Uno sperone di roccia
proteso verso il vuoto fa da soglia tra le opere d’arte testimoni della storia
e la sublime bellezza d’una natura incontaminata. Punto d’incontro tra l’opera
dell’uomo e l’insuperabile grandezza del paesaggio, su questo basamento di pietra
sta Roccamorice,
pittoresco borgo in provincia di Pescara che affaccia su strapiombi di spettacolare
bellezza, un balcone su splendidi scorci naturalistici. All’ombra della Majella,
a
Tutto qui sulla
Majella, e nell’eden che l’incorona, richiama Pietro Angelerio da Morrone, il
monaco fondatore dei Celestini, poi papa Celestino V. I luoghi di culto sulla
Montagna Madre degli abruzzesi,
Sabato 6 Agosto
scorso, a Roccamorice, in piazza c’era più di metà del migliaio d’abitanti di
questa suggestiva e preziosa cittadina nel cuore del Parco Nazionale della Majella.
Erano lì per festeggiare colui che il Sindaco Antonio Del Pizzo ha indicato
come il più illustre figlio di Roccamorice: il professor Alberto Di Giovanni,
Grande Ufficiale della Repubblica, direttore del Centro Scuola e Cultura Italiana
di Toronto, vice Presidente della Commissione Scuola e Cultura del Consiglio
Generale degli Italiani all’Estero (Cgie) presso il Ministero degli Affari Esteri.
Alberto Di Giovanni, emigrato da Roccamorice a Toronto, dove è diventato uno
dei protagonisti della vita culturale canadese e tra i più attivi promotori
della rinascita della grande tradizione dell’italianità in quello che è il secondo
Paese più vasto del pianeta, ha voluto offrire alla propria Terra Madre un dono
di eccezionale valore materiale e morale, all’insegna di quel verso leopardiano
che egli considera un po’ il distintivo del suo rapporto con Roccamorice: «Sempre
caro mi fu quest’ermo colle». Si tratta di una cospicua donazione che comprende
una collezione d’arte e una biblioteca di notevole valore culturale e patrimoniale.
Le opere acquisite
grazie alla liberalità di Alberto Di Giovanni hanno trovato collocazione nella
splendida Chiesa del Barone con un allestimento di gran pregio. Per festeggiare
l’inaugurazione del Centro e il suo promotore,
Roccamorice sprigiona
il fascino irresistibile d’uno dei più suggestivi intrecci tra spettacolare
natura montana e non meno spettacolare antropizzazione, quest’ultima animata
da plurisecolare devozione al rispetto dell’ambiente naturale. Lo sguardo che
abbraccia questi luoghi non può fare a meno di immaginarvi perduranti le presenze
di Celestino V, Cola di Rienzo e Torquato Tasso che qui si lasciarono sedurre
da un paesaggio capace come pochi altri di farsi nutrimento e compagno dell’anima.
Sullo sfondo tersissimo del cielo, svetta il profilo del centro storico: lo
caratterizzano la possente mole della torre campanaria di San Donato, la chiesa
parrocchiale, il massiccio torrione quadrangolare, unico elemento superstite
della fortezza che nel Medioevo dominava l’abitato, e infine la slanciata sagoma
della Chiesa dell’Annunziata, altrimenti nota come “Chiesa del Barone”, elegante
rimaneggiamento barocco di una più modesta chiesuola realizzata sui resti di
una struttura fortificata d’epoca medioevale. La consuetudine roccolana ha lasciato
prevalere la definizione di “Chiesa del Barone”, rispetto alla dedicazione all’Annunziata,
probabilmente in ossequio a Giuseppe Zambra, Barone di Roccamorice, il quale
non solo teneva palazzo proprio lì accanto, ma fu anche il finanziatore dei
lavori che nel 1760 diedero all’edificio il volto attuale. Nell’arco di due
secoli e mezzo,
Merita una rapida ricognizione la consistenza della donazione con cui Alberto Di Giovanni ha attivato la nuova vita della Chiesa del Barone. Tra le oltre 70 opere pittoriche s’impongono 3 preziosi quadri di scuola umbra tra Seicento e fine Settecento (Madonna con Bambino, Madonna con Bambino Angeli e Filosofi in consesso, San Paolo), 3 deliziosi olii dell’Ottocento romano che propongono scene agresti e un Brigante d’Abruzzo, alcune magnifiche tele di Enrico Benaglia, Gigino Falconi, Luigi Passeri, Federico Spoltore, Alberto Sughi, Mariantonietta Sulcanese, un’incantevole Madonna con Bambino del Ruiz, un’ampia raccolta di stampe originali di Giorgio De Chirico e Salvador Dalì, l’eccellente “Canadian Landscape” del Catalano, uno dei più popolari tra gli artisti canadesi d’ascendenza italiana, 13 rare opere dovute ai maggiori esponenti della Scuola di Toronto, la principale corrente artistica canadese di metà Novecento (Amirault, Batten, Harrington, Jackson, Kirkby, Lucas, Thomson). Vi sono inoltre 10 pezzi d’alto artigianato, tra i quali ceramiche e maioliche di Castelli, Deruta e Faenza.
Quanto alla componente libraria, si tratta di oltre 350 volumi, tra i quali svetta la rarissima collezione completa in 27 tomi di grande formato dedicata alle riproduzioni in fac-simile di tutte le principali opere teoriche e grafiche di Leonardo da Vinci, compresi i favolosi Codici Atlantico e Hammer e i manoscritti dell’Institut de France. Tra le altre preziosità: le celebri edizioni in fac-simile della Divina Commedia illustrate da Sandro Botticelli, Gustave Doré, Amos Nattini, Alberto Sughi e dai Fratelli Alinari, la riproduzione integrale del sontuoso Codice Squarcialupi della Biblioteca Laurenziana di Firenze, principale fonte delle composizioni musicali italiane del sec. XIV, le riproduzioni di straordinari testi sacri miniati, come il Messale del Beato Angelico, il Codex Cantorum e uno dei più suggestivi rotoli dell’Exultet. E poi una vasta collezione di saggi letterari, storiografici, di critica d’arte, cinematografia, le opere dei maggiori scrittori italiani della classicità e contemporanei, un’ampia rassegna della letteratura mondiale e un’eccezionale serie di testi dedicati a storia e problematiche dell’emigrazione italiana, tema questo particolarmente significativo per una comunità come quella roccolana, che, proprio in conseguenza del fortissimo esodo migratorio del recente passato, è oggi passata a consistere di appena un migliaio di residenti rispetto ai 4.000 abitanti d’una volta.
Si può agevolmente comprendere come la composizione della donazione risponda, in sintonia con le più illustri tradizioni della migliore Italia, a un fondamentale criterio ispiratore della vita di Alberto Di Giovanni, il quale ha costantemente inteso valorizzare l’armonia che caratterizza il rapporto tra libro e pittura, nonché l’importanza dell’arte e della cultura in tutti i loro aspetti. Il neonato Centro, tanto riccamente dotato, intende porsi come punto di riferimento per i giovani e per la generalità della popolazione di Roccamorice e dell’intero territorio collinare pescarese, anche proponendo numerose iniziative di varia natura, dalle mostre d’arte ai concerti, dalle letture ai seminari d’approfondimento storico e culturale. Tra queste attività, fin dal prossimo anno, il Festival Majella delle Arti, una cui vera e propria anteprima è stata costituita dall’evento inaugurale di Sabato 6 Agosto.
La spumeggiante
serata inaugurale s’è conclusa con il taglio del nastro all’ingresso del Centro
d’Arte e Cultura “Alberto Di Giovanni”. Subito prima, però, proprio Alberto
Di Giovanni, emozionatissimo, ha preso il microfono per ringraziare il Sindaco
Antonio Del Pizzo e tutti gli intervenuti. In particolare, egli s’è rivolto
all’architetto Daniele Rosati, per la consulenza nella realizzazione del Centro,
al professor Nicola Mattoscio, per il sostegno assicurato dalla Fondazione Pescarabruzzo,
e alle altre istituzioni sponsorizzatrici: