STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Su
“Tribuna Italiana” del 10 agosto 2011, l’editoriale del direttore Marco Basti
Tanti “tesoretti” dell’Italia, nascosti
all’estero
BUENOS AIRES -
Lunedì scorso è stata celebrata in Italia e all’estero, la "Giornata nazionale
del sacrificio del lavoro italiano nel mondo", istituita dal Consiglio
dei Ministri sette anni fa, nell'anniversario della tragedia di Marcinelle,
nell'agosto del 1956, su iniziativa dell’allora ministro per gli italiani nel
mondo Mirko Tremaglia. Riportiamo in parte, alcune di
Le prime riguardano il presidente della Provincia autonoma di Trento, Lorenzo Dellai, il quale nel ricordare gli immani sforzi e i sacrifici degli italiani all'estero, nella lunga stagione dell'emigrazione, che ha segnato in maniera indelebile lo stesso Trentino, ha detto:
"Se c'è oggi un 'Trentino fuori dal Trentino ' - spiega il presidente Dellai - è a causa dei tanti di noi che, in un'epoca di povertà ed insieme di speranze in una vita migliore, lasciarono la loro terra per cercare lavoro in Europa, in America, ovunque vi fossero prospettive di futuro. Quei tempi sono lontani: oggi il Trentino è diventato una terra di accoglienza e i nostri giovani, se percorrono le strade del mondo, lo fanno con tutt'altre prospettive, per completare la loro formazione o per realizzare esperienze professionali importanti, di cui potranno fare buon uso anche una volta rientrati. Ma non possiamo non ricordare, in questa giornata, tutti quei trentini e tutti quegli italiani che, all'estero, nelle miniere, nelle fabbriche, nelle officine, in terre così diverse da quelle che avevano lasciato, si fecero conoscere, apprezzare, amare per le loro capacità, la forza d'animo, il saper far fronte ai momenti più difficili, portando un contributo non solo economico ma anche culturale, sociale, umano, ai Paesi che li accolsero. Analogo contributo, non dobbiamo mai dimenticarlo, è giunto da essi alle valli, ai paesi e alle città da cui erano partiti: il Trentino e l'Italia non possono che essere grati ai lavoratori italiani che si sono spesi in ogni angolo del mondo e raccogliere, positivamente, la loro eredità."
Da parte sua l’on. Franco Narducci, deputato eletto nella circoscrizione estero e residente in Svizzera, ha manifestato: “Oggi il nostro Paese deve rivolgere il pensiero non solo a tutti i minatori di ogni nazionalità che caddero nelle miniere, ma anche a tutti gli emigrati italiani che durante questi 150 anni di storia nazionale hanno percorso le strade del mondo, persone che hanno dato lustro all’Italia con il loro senso del dovere e con la loro umanità. Ci sono milioni di storie, tantissime dolorose, ma anche tantissime di riscatto da una pesante condizione di povertà e quelle dei connazionali che hanno raggiunto il successo lungo la strada irta di difficoltà e che si sono integrati nei Paesi di accoglimento diventandone anche protagonisti della vita civile e culturale. Oggi a Marcinelle ricordiamo l’epopea del lavoro italiano nel mondo, ma anche le ansie, gli stenti, le difficoltà, l’attaccamento agli antichi valori e l’amor patrio, elemento prezioso soprattutto in questo 150esimo Anniversario dell’unità d’Italia. Ecco sono questi gli aspetti, che rappresentano il denominatore comune e al tempo stesso l’elemento centrale di milioni di storie dei nostri connazionali emigrati”.
Infine il segretario generale del Cgie Elio Carozza ha detto: “Commemoriamo il 55esimo anniversario in un momento molto difficile, complesso e delicato del rapporto del nostro Paese verso le comunità all’estero: si smantellano le politiche conquistate negli anni, particolarmente quelle legate alla lingua e alla cultura italiana, all’informazione e all’assistenza ai più deboli, nonché ai servizi, e si attaccano in modo frontale i diritti, specie sul voto e sulla rappresentanza. Per il nostro Paese, il modo migliore per onorare le centinaia di vittime della sciagura mineraria è quello di invertire la tendenza attuale e di rimettere al centro dell’attenzione la risorsa rappresentata ancora oggi - e forse più di ieri - dai milioni di connazionali che vivono fuori dall’Italia. Un rilancio delle politiche per le collettività all’estero contribuirebbe a rafforzare il legame, soprattutto delle nuove generazioni, con la patria di origine e a rinnovare l’immagine del nostro Paese nel mondo.”
Le di
Oggi il Belpaese, al pari di quasi tutti i paesi occidentali, sta attraversando una forte crisi, non solo economica, ma di sistema. Il posto a tavola conquistato dall’Italia tra i più grandi, con sacrificio, tenacia, capacità, lungimiranza, raggiunto a cavallo tra gli anni 70 e 80, oggi è a rischio, come lo è anche il futuro del Paese.
L’Italia si interroga oggi su cosa fare per cambiare una situazione di stallo, per ripartire verso nuovi traguardi.
E qui vogliamo
far notare la seconda parte delle di
Solo a parlare dell’Argentina, si rende evidente la mancanza di una strategia che prenda in considerazione la simpatia e la stima per l’Italia, conquistata da milioni di emigrati italiani. Oggi i loro discendenti si trovano nel Parlamento, nei tribunali, nelle stanze dei bottoni del governo, a capo di migliaia di aziende agricole, industriali e di servizi, nel palcoscenici dei teatri e davanti e dietro alle cineprese. Per quasi tutti loro basta solo menzionare il nome d’Italia perché spalanchino le porte dei loro cuori e delle loro intelligenze.
Buenos Aires in particolare e all’Argentina più in generale, sono note per la loro vivacità culturale, frutto in buona parte dell’eredità italiana. C’è una politica culturale italiana specifica per cogliere le occasioni che si aprono grazie a quel dinamismo?
Molte tra le migliaia di associazioni italiane, i cui soci sono in gran parte argentini, hanno contatti e simpatie a livello locale. Perché non utilizzarle per sviluppare quel ponte tra l’Italia e l’Argentina, di cui tante volte si è parlato, ma alla cui costruzione si lavora così poco?
L’Italia, ce lo ripetono tutti i giorni tutti i media, cerca quasi disperatamente venti miliardi per far quadrare il bilancio entro il 2013, che otterrebbe con nuovi tagli e nuove tasse. Certo, la situazione è drammatica perché i mercati non danno respiro, ma per l’Italia, spesso lungo la sua storia, l’apporto degli emigrati è stato importante, fondamentale e decisivo.
Sparsi per il mondo ci sono tanti “tesoretti”, anzi, veri e propri forzieri a disposizione dell’Italia. Sono le comunità italiane, l’altra Italia, dalla quale Roma può ottenere tanto. C’è un solo problema. Non ha ancora trovato la chiave per aprire lo scrigno. Anzi, non si è messa nemmeno a cercarla.
Se finalmente
si decideranno a guardare all’altra Italia, invece di ignorarla o disprezzarla,
a Roma scopriranno che ci sono tanti tesoretti che potranno aiutarla, non solo
a uscire dalla crisi, ma perfino a farla ripartire. (Marco Basti-Tribuna Italiana/