STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Da
“
Carmelo,
La storia e la cultura del “paese più italiano
d'America”
MONTEVIDEO - L'inossidabile Mariuccia Piceda (o Mariucha, come lei stessa scrive, indulgente, per mantenere la pronuncia del nome con il quale è conosciuta) conduce con piglio il timone della Società Italiana Vittorio Emanuele II di Carmelo.
Un centro culturale vivissimo, che ci tiene a rappresentare tutta l'Italia e tutti gli italiani, motivo per il quale ha sempre declinato gli inviti a “regionalizzare” l'associazione per beneficiarsi con i contributi economici che le regioni danno alle associazioni di loro discendenti.
Mariuccia è una personalità nel campo della cultura, anche se non si dà per nulla delle arie.
È stata un brillante assessore alla Cultura della Intendencia di Colonia. “Sono riuscita a elevare il preventivo per la cultura a una percentuale mai vista prima - dice giustamente orgogliosa, mentre ricorda i suoi interventi al legislativo municipale per difendere le sue richieste - Alla fine, approvavano quanto chiedevo senza troppe spiegazioni”, ricorda con soddisfazione.
Ha una formazione in gestione e amministrazione teatrale. Ha studiato al Regio, a Roma, a Milano.
Non ha nessuna intenzione di monopolizzare la conduzione della Società Italiana, bensì di promuovere le generazioni più giovani affinché possano integrare le prossime commissioni direttive.
“Ai giovani non bisogna creare false aspettative, ma presentare cose concrete”, afferma convinta. “Non si tratta di dar loro ciò che vogliono, perché spesso, nei travagli dell'età, non lo sanno neanche loro, ma di offrire loro elasticità e proposte concrete. E tra loro i leader naturali spiccano”.
Parlare con lei è avvincente. Si passa dai racconti della guerra alle prospettive della società uruguayana.
“Quando suonavano le sirene dell'antiaerea, scappavamo nei rifugi. La nonna ci raccontava storie con tanta abilità, per toglierci la paura delle bombe, che rimanevamo incantati. E finiva la narrazione sempre sul più bello, con Sandokan col coltello alla gola... Non vedevamo l'ora di tornare al rifugio per sentire come andava a finire! Era come Sherazade!. I ricordi di quel periodo non sono di timore, ma senz'altro di tanto dolore attorno ricorda - Mio padre mi portò in spalla, bambina, a Milano, a vedere il Duce impiccato. E mi disse: 'Vedi? Così finiscono i traditori'. L'Italia, nel '46 fece la sua catarsi. Fu un anno di molta barbarie. Ma per questa catarsi ora può guardare avanti. L'Uruguay, invece, non ha fatto il lutto per la tragedia della dittatura”.
Mariuccia diciottenne voleva tornare in Italia. Ma s’innamorò, si sposò giovanissima e divenne nonna a quarant'anni.
“Non mi sono mai sentita straniera qui”, enfatizza. “Devo ringraziare per questo. A volte mi sono sentita straniera in Italia”.
In sede, visitiamo prima la segreteria con la videoteca, ben fornita. Ha ben 900 soci (!) e consta unicamente di titoli teatrali, musicali e di balletto.
C'è anche una
discreta biblioteca-emeroteca, molto spaziosa e luminosa, in un'aula. Tra le
riviste e i libri, la presidente mi mostra e mi regala una interessante pubblicazione:
“Tango italiano”, un excursus storico-artistico, con belle illustrazioni d'epoca,
sul fenomeno del “ritorno” in Italia di un ballo misterioso e proibito, eppure
nato da forti influenze dell'emigrazione italiana nel Río de
Nell'ampio, antico
e ottimamente conservato salone principale, si svolgono cicli di conferenze,
spettacoli (come quelli dei coro “La amistad” o “Briciole d'oro”, che qui gioca
in casa), sfilate (qui fu eletta Patricia Callero, come rappresentante uruguayana
a “Miss Italia nel Mondo
Nel salone laterale, decorato con un bel busto del Re e le insegne storiche della Società, si presentano artisti come il fisarmonicista italiano Emanuele Rastelli, che ha mietuto un gran successo ed ha riscosso una gran simpatia, o il giovane pianista prodigio di San José, Santiago Mesa, che ha interpretato opere drammatiche di Chopin, “con una profondità sorprendente per la sua età”, dice Mariuccia.
Nelle aule al primo piano, si svolgono i corsi più svariati, dalla musica strumentale e coristica all'infermeria (la presidente sottolinea che lo scorso anno si sono diplomate 15 “nurse”, con diplomi ufficiali della Scuola d'Infermeria) al marketing, alla lingua e cultura italiana.
Persino il giardino è sfruttato: l'associazione “Amici del giardino” vi tiene corsi.
E nel patio - “che ha una notevole acustica”, sottolinea Mariuccia – si danno spettacoli.
Nel salone principale campeggia una doppia scalinata da sfilata. “È ottima anche per mostre”, spiega la presidente. “Fu costruita per uno spettacolo del teatro”.
Il biglietto d'ingresso è in genere un alimento non deperibile. “Ogni tanto raccogliamo il tutto e lo consegniamo a un CAIF o alle opere sociali della parrocchia”.
La casa dove ci
troviamo è datata 1874. Nei suoi primi anni di vita,
Società di Soccorso
Mutuo Vittorio Emanuele II fu il nome originario, e Garibaldi (e chi se no)
ne fu presidente onorario. Anni dopo, a causa delle differenze tra le due logge
massoniche carmelitane, si fondò anche
Col tempo l'ormai unica Società Italiana Vittorio Emanuele II si trasferì nella casa odierna, la prima a due piani in città.
Durante un periodo
Oggi
E poi non ha tempo
né voglia di crucciarsi più di tanto. Non c'è tempo per lamentarsi, quando c'è
così tanto da fare, e col suo entusiasmo sempre giovane e positivo, Mariuccia
contagia. (Silvano Malini-La Gente d’Italia/