STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Su
“La Gente d’Italia” di oggi
8 agosto, si commemora
Ma non fu solo Marcinelle: nel
NEW YORK - Il
1° dicembre 2001, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi,
su proposta del Ministro per gli
“Visto l'art.
5, comma 2, lettera e) della legge 23 agosto 1988, n. 400; Considerata la rilevanza
sociale della riscoperta dei valori storici e culturali che hanno
accompagnato il processo di emigrazione di massa dall'Italia, in particolare
per il riconoscimento e la valorizzazione del lavoro e del sacrificio dei connazionali
emigrati; Considerata l'opportunità di favorire il perseguimento di tali obiettivi
anche mediante l'indizione della ‘Giornata nazionale del sacrificio del lavoro
italiano nel Mondo’, da svolgersi annualmente
Sulla proposta del Ministro per gli italiani nel mondo;
Sentito il Consiglio dei Ministri nella riunione del 29 novembre 2001; Emana la seguente direttiva:
Art.1 - La giornata
dell'8 agosto di ogni anno è designata ‘Giornata nazionale del sacrificio del
lavoro italiano nel Mondo’. In tale data, le amministrazioni pubbliche assumono
e sostengono, nell'ambito delle rispettive competenze, iniziative volte a celebrare
il ricordo del sacrificio dei lavoratori
2. Tali iniziative potranno essere avviate anche precedentemente all'8 agosto. La presente direttiva, previa registrazione da parte della Corte dei conti, sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Roma, 1 dicembre 2001
Il Presidente del Consiglio dei Ministri Berlusconi
Il Ministro per gli italiani nel Mondo Tremaglia
Registrato alla Corte dei conti il 17 dicembre 2001
Ministeri istituzionali
- Presidenza del Consiglio dei Ministri registro n. 14, foglio n.
E da allora si commemora il ricordo di quella tragedia mineraria che è diventata simbolo delle sofferenze degli emigrati. Ma la peggiore tragedia mineraria del lavoro italiano all’estero non è quella di Marcinelle, è quella di Monongah, un paesino delle West Virginia, negli USA, dove il 6 dicembre del 1907 persero la vita 171 minatori italiani su un totale ufficiale di 361. Gli studi successivi, però, indicano la cifra ben più impressionante di quasi 1.000 persone, ivi compresi i familiari: donne, ragazzi e bambini, che accompagnavano il minatore affinché la paga a cottimo, legata alla quantità di carbone estratto, potesse lievitare sopra i compensi da fame. Alle 10.28 del mattino di quel venerdì di oltre un secolo fa: “due esplosioni in rapida successione sconvolsero le colline sovrastanti le gallerie 6 e 8 della miniera della Fairmont Coal Company, di proprietà della Consolidated Coal Mine of Baltimore. Le terribili conflagrazioni fecero tremare la terra, come per un terremoto, in un raggio di diversi chilometri. L’eco si spinse fino a venti miglia di distanza”.
Questa la descrizione
che ne fa Norberto Lombardi, il curatore della monografia intitolata “Monongah
1907: una tragedia dimenticata”, edita dal Ministero degli Affari Esteri per
le commemorazioni del centenario della tragedia. Nella prefazione, il Sen.
La sciagura di Monongah è stata scoperta proprio da Gente d’Italia, nel lontano 2003. L’approfondita indagine giornalistica ha portato al riconoscimento ufficiale da parte dell’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, nei confronti del Direttore Domenico Porpiglia durante di un affollatissimo incontro al Consolato Generale d’Italia a New York, nel 2004 ed alla nascita dell’interesse di studiosi, storici, alti esponenti delle comunità italiane e di origine italiana, fino alla deposizione di un monumento nel restaurato piccolo cimitero della cittadina della West Virginia, il 6 dicembre 2007.
Nulla può riaprire le ferite della memoria, e riassumere l’esperienza degli emigrati che lavoravano in quelle condizioni disumane, meglio dei versi composti da Efrem Bartoletti, minatore e poeta, a Hibbing, in Minnesota, il 2 aprile del 1912. Si commentano da sé.
La Miniera
Quasi bocca infernal fumida e nera e ripiena di Morte
e di sciagura fatal s’apre, terribile ed oscura nel gran sen della terra / la
miniera. / Simile ad ombre pallide, la schiera de’ parìa oppressi, incerta e
mal secura di riveder il Sol, fatica e dura ne’ suoi profondi orror da mane
a sera: e al pallido chiaror di lampe smorte, tra fumo e gas e d omicide frane,
sfida l’Ignoto e v’ha talor la morte; /mentre al bel Sol festeggia, idolo immane,
il Trust con l’armata sua coorte che, avaro, nega ai derelitti un pane.
(Silvana
Mangione-La Gente d’Italia/