RETE CONSOLARE
Il sottosegretario Mantica sull’ipotesi
di chiusura delle sedi di Adelaide e Brisbane
“L’accorpamento con i consolati generali
di Melbourne e Sydney non è ancora stato deliberato formalmente dal consiglio
di amministrazione del Mae. Una rinnovata valutazione è attesa al termine della
moratoria di 12 mesi approvata dal Senato”
ROMA – Il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica ha risposto all’interrogazione formulata da Marco Fedi, deputato eletto per il Pd nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, che chiedeva chiarimenti sul futuro della sedi consolari di Adelaide e Brisbane, in Australia, segnalando la ferma contrarietà della collettività italiana in loco, delle associazioni e degli organismi di rappresentanza facenti capo a quest’ultima, all’ipotesi di chiusura delle due sedi annunciata con il piano di razionalizzazione della rete estera approntato dal Mae.
Pur confermando come l’accorpamento degli uffici consolari di Adelaide e Brisbane con, rispettivamente, i consolati generali di Melbourne e Sydney risulti effettivamente contemplato nel piano di razionalizzazione sopra richiamato, “tali provvedimenti non sono stati ancora oggetto di formale delibera da parte del consiglio di amministrazione del Mae – precisa Mantica, segnalando come la decisione in proposito risulti “attualmente subordinata al rispetto della moratoria di dodici mesi per l’attuazione del piano di razionalizzazione, approvata dal Senato nella seduta del 25 maggio scorso”.
Al termine della moratoria “i provvedimenti di razionalizzazione
sinora prospettati saranno oggetto di una rinnovata valutazione, anche alla
luce dell’implementazione dei sistemi di erogazione a distanza dei servizi consolari
- afferma il sottosegretario, ricordando come il piano preveda anche “la realizzazione
di innovative piattaforme informatiche, progetto cui è stato attribuito particolare
rilievo sotto il duplice profilo dei tempi di realizzazione e delle risorse
dedicate”, e il rafforzamento delle sedi che ricevono le competenze degli uffici
in chiusura, così da permettere “il mantenimento di alti livelli qualitativi
nell’erogazione dei servizi ai cittadini e riducendo al minimo qualsiasi disagio
possa scaturire dalla chiusura delle sedi”. (