SOMALIA
Il sottosegretario Mantica sul dramma dei profughi somali
“Entro la fine dell’anno saremo in Somalia con una nostra
ambasciata per dare un segnale politico chiaro”
ROMA – “Saremo
presenti in Somalia con una nostra ambasciata per dare un segnale politico chiaro.
Chi vuole parlare con il governo somalo deve stare a Mogadiscio e non a Nairobi.
L’ambasciata sarà operativa entro la fine dell’anno. Certo sarà un’ambasciata
particolare che verrà aperta nella zona dell’aeroporto sotto controllo dell’Amisom.
Ci saranno dei container protetti che diventeranno delle ambasciate. Si tratta
di un messaggio politico che vogliamo dare insieme ad altri governi dell’Unione
Europea. Chi governa
Nell’intervista Mantica descrive la difficile situazione dei rifugiati in Kenya e parla di cosa sta facendo il nostro paese per sostenerli: “La situazione è davvero drammatica – spiega il sottosegretario - e per questo motivo l’Italia ha deciso di stanziare 9,1 milioni di euro per aiutare le popolazioni più bisognose. Questi soldi andranno per un terzo al Pam, il programma alimentare mondiale, per un terzo alla Croce Rossa e all’Unhcr, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati, e un terzo per sostenere dei progetti agroalimentari per combattere la siccità in queste zone. Mercoledì scorso abbiamo poi consegnato il primo cargo di aiuti: 40 tonnellate di beni alimentari destinati al campo profughi di Dadaab”.
“Il vero
ostacolo – prosegue Mantica rispondendo alla domanda del giornalista sulle difficoltà
connesse all’espletamento dell’azione umanitaria - è arrivare in Somalia, soprattutto
nella parte meridionale in mano agli Al Shabaab. Martedì notte degli aiuti sono
stati attaccati e sono andati persi. E le persone che li trasportavano sono
state aggredite e rapinate. In alcune aree è impossibile controllare la distribuzione
degli aiuti e questo rappresenta il problema principale. Non dobbiamo dimenticare
che
Sulla situazione politica della Somalia Mantica spiega come a tutt’oggi continuino le lotte tra i clan e “sia difficile trovare una soluzione che metta d’accordo tutti. Gli stessi governi sono composti da clan. La nostra linea è dare gli aiuti al governo somalo che controlla Mogadiscio per liberarsi degli Al Shabaab e nel frattempo sostenere anche le regioni autonome come il Puntland o il Somaliland o il Galgadud. Queste aree potranno così rafforzare la loro sicurezza interna e spingere i governi ad occuparsi della sanità e della scuola. Di sicuro l’idea di una Somalia federale è quella più facile da realizzare. Puntare a degli Stati federali per poi unirli è più semplice rispetto all’idea di uno Stato unico che poi viene diviso”.
Per quanto riguarda
la richiesta, effettuata da alcuni leader di un maggior coinvolgimento dell’Italia
nella drammatica vicenda Mantica precisa infine come “in molti sia ancora vivo
il ricordo dell’amministrazione fiduciaria negli anni 50-60. Lì l’Italia costruì
le scuole e diede un’amministrazione mentre i somali continuarono a fare i somali.
Nessuno può permettersi di commissariare un’intera popolazione ed è per questo
che chiedo alla comunità di darci la loro disponibilità. I somali devono spiegare
come è possibile aiutarli. Il loro islam è laico ed è difficile spiegare perché
litighino tanto tra di loro. Molti politici poi provengono da Paesi stranieri
e non hanno un’idea molto