INFORM - N. 151 - 5 agosto 2011


SOMALIA

Il sottosegretario Mantica sul dramma dei profughi somali

“Entro la fine dell’anno saremo in Somalia con una nostra ambasciata per dare un segnale politico chiaro”

 

ROMA – “Saremo presenti in Somalia con una nostra ambasciata per dare un segnale politico chiaro. Chi vuole parlare con il governo somalo deve stare a Mogadiscio e non a Nairobi. L’ambasciata sarà operativa entro la fine dell’anno. Certo sarà un’ambasciata particolare che verrà aperta nella zona dell’aeroporto sotto controllo dell’Amisom. Ci saranno dei container protetti che diventeranno delle ambasciate. Si tratta di un messaggio politico che vogliamo dare insieme ad altri governi dell’Unione Europea. Chi governa la Somalia deve stare a Mogadiscio e chi vuole accreditarsi col governo somalo deve farlo in Somalia e non a Nairobi. Inizialmente queste sedi saranno operative due o tre giorni al mese poi spero lo saranno tutti i giorni”. Lo afferma il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica, di ritorno da un viaggio lampo nel campo profughi di Dadaab in Kenya, in un’intervista rilasciata a Mario Cagnetta e pubblicata oggi dal Corriere Corriere Canadese Online.

Nell’intervista Mantica descrive la difficile situazione dei rifugiati in Kenya e parla di cosa sta facendo il nostro paese per sostenerli: “La situazione è davvero drammatica – spiega il sottosegretario - e per questo motivo l’Italia ha deciso di stanziare 9,1 milioni di euro per aiutare le popolazioni più bisognose. Questi soldi andranno per un terzo al Pam, il programma alimentare mondiale, per un terzo alla Croce Rossa e all’Unhcr, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati, e un terzo per sostenere dei progetti agroalimentari per combattere la siccità in queste zone. Mercoledì scorso abbiamo poi consegnato il primo cargo di aiuti: 40 tonnellate di beni alimentari destinati al campo profughi di Dadaab”.

 “Il vero ostacolo – prosegue Mantica rispondendo alla domanda del giornalista sulle difficoltà connesse all’espletamento dell’azione umanitaria - è arrivare in Somalia, soprattutto nella parte meridionale in mano agli Al Shabaab. Martedì notte degli aiuti sono stati attaccati e sono andati persi. E le persone che li trasportavano sono state aggredite e rapinate. In alcune aree è impossibile controllare la distribuzione degli aiuti e questo rappresenta il problema principale. Non dobbiamo dimenticare che la Somalia è grande circa due volte l’Italia e che è popolata da circa 9 milioni di abitanti. Questo vuol dire che se oltre quattro milioni di somali sono colpiti dalla carestia, circa metà della popolazione è a rischio”. “Si tratta – aggiunge il sottosegretario - di una tragedia difficile da gestire. E resta il problema della distribuzione degli aiuti. Nel 1992 durante la carestia scattò l’operazione ‘Restore Hope’ da parte delle forze alleate mentre oggi non è intervenuto nessuno. L’Onu ha stimato che ci vogliono circa 1,6 miliardi per far fronte alla carestia senza dimenticare tutta la questione logistica”.

Sulla situazione politica della Somalia Mantica spiega come a tutt’oggi continuino le lotte tra i clan e “sia difficile trovare una soluzione che metta d’accordo tutti. Gli stessi governi sono composti da clan. La nostra linea è dare gli aiuti al governo somalo che controlla Mogadiscio per liberarsi degli Al Shabaab e nel frattempo sostenere anche le regioni autonome come il Puntland o il Somaliland o il Galgadud. Queste aree potranno così rafforzare la loro sicurezza interna e spingere i governi ad occuparsi della sanità e della scuola. Di sicuro l’idea di una Somalia federale è quella più facile da realizzare. Puntare a degli Stati federali per poi unirli è più semplice rispetto all’idea di uno Stato unico che poi viene diviso”.

Per quanto riguarda la richiesta, effettuata da alcuni leader di un maggior coinvolgimento dell’Italia nella drammatica vicenda Mantica precisa infine come “in molti sia ancora vivo il ricordo dell’amministrazione fiduciaria negli anni 50-60. Lì l’Italia costruì le scuole e diede un’amministrazione mentre i somali continuarono a fare i somali. Nessuno può permettersi di commissariare un’intera popolazione ed è per questo che chiedo alla comunità di darci la loro disponibilità. I somali devono spiegare come è possibile aiutarli. Il loro islam è laico ed è difficile spiegare perché litighino tanto tra di loro. Molti politici poi provengono da Paesi stranieri e non hanno un’idea molto chiara di cosa sia la Somalia adesso. Vi è una difficoltà a integrare nella realtà somala persone di cultura diversa e la loro abitudine al mondo occidentale di sicuro non aiuta perché la Somalia oggi è un Paese diverso da quello a cui erano abituati”. (Inform)

 


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