INFORM - N. 149 - 3 agosto 2011


INTERVENTI

Gianni Farina (Pd) ricorda alla Camera la Giornata del sacrificio e del lavoro italiano nel mondo

“Resteremo in Europa per costruire l’unità dei popoli, così da rendere onore alle vittime di Marcinelle e perché il loro sacrificio non sia stato vano”

 

ROMA – Gianni Farina, deputato eletto per il Pd nella ripartizione Europa, è intervenuto in Aula per ricordare l’imminente celebrazione dell’8 agosto, Giornata del sacrificio e del lavoro italiano nel mondo.

“In questa occasione andremo, come sempre, a Marcinelle, a ricordare i caduti del 1956 al Bois du Cazier, a rinnovare, 55 anni dopo, l’affetto, la riconoscenza, la  memoria di una tra le più drammatiche vicende dell’emigrazione italiana nel mondo. L’immigrazione esiste dagli albori dell’umanità – ha ricordato Farina. - Siamo i popoli della terra, ed è nella nostra natura scoprirla, conoscerla, arrestarsi là ove ci sentiamo bene, pensando che la vita sarà fruttuosa per noi e per tutti. Come per tanti popoli, i figli della terra italiana  sono partiti non tanto per scoprire il mondo o per arricchirsi, ma per carpire la speranza di un avvenire più giusto e umano. Nessuno dei nostri migranti, nelle terre d’Europa e del mondo, ha mai accusato le comunità ospitanti d’essere distanti e sospettosi. È successo. Succede. La sorte dei popoli che non si conoscono e che devono, pazientemente, apprendere la ricchezza dell’incontro per vivere e progredire assieme”.

“Allora, ognuno fu assunto nelle terre della Vallonia per alcuni chili di carbone da fornire all’Italia uscita umiliata e immiserita dall’avventura totalitaria e dalla guerra – ha ricordato l’esponente democratico. - Tutto accanto a noi, penso alla tragedia di Oslo, frutto di una criminale intolleranza, sembra dirci che anche  gli attuali avvenimenti non sono fatti per costruire un mondo di  solidale convivenza. Tuttavia, ogni popolo, è scritto nella storia dei secoli e dei millenni, prima o poi ci arriverà. Junot Diaz, lo scrittore americano immigrato da Santo Domingo, riassume il decorso storico con una splendida frase: l’America è una strana nazione di immigrati che pretende il contrario senza rendersi conto della straordinaria ricchezza sua nata dall’incontro e dall’abbraccio. Gli Stati Uniti, innanzitutto, indiani, irlandesi, scozzesi, inglesi, africani con i collari d’acciaio a soffocare la carne e lo spirito, italiani, cinesi e chissà quanti ancora. La melange che creò una nazione”.

Un fenomeno che Farina definisce anche “la nostra sfida, di un popolo emigrato che difende la memoria, le sue radici e costruisce l’unità. Guardiamo al di là dell’oceano, alla storia multi centenaria del suo popolo, ferocemente, indubitabilmente, americano. Americano, - aggiunge -anche se il figlio dell’irlandese festeggia ancora San Patrizio a Chicago, i ragazzi e le ragazze cinesi preparano con amore il loro anno asiatico a Chinatown, e i discendenti italiani profumano il palato con i leggendari spaghetti tra una parlata e l’altra del dialetto palermitano o napoletano. Hanno creato assieme una grande nazione, partendo dalle nostre stesse ragioni: il lavoro e un migliore avvenire per i loro figli. Hanno costruito un paese possente e unito, talmente unito che il loro presidente è assurto dalla comunità nera, quella che non scelse di partire verso il nuovo mondo ma fu costretta dalla forza, dallo schiavismo assassino e disumano”.

Per l’esponente democratico, dunque, il percorso della nazione americana è d’esempio per l’Europa. “Marcinelle ci indica il cammino, partendo da quel fatale rintocco del 1956 che annunciava il sacrificio e il riposo dei vinti. Lassù, la Louvière, la città mineraria ove sono state scritte le pagine più autentiche del lavoro italiano nella terra dei belgi valloni, è poco lontana. Siamo stati  tempo fa a celebrare il 150° dell’unità d’Italia – ricorda. - Un pubblico attento e appassionato. Un dibattito bello, commovente per la varietà di esperienze storiche e umane dei presenti. L’unità d’Italia dei sentimenti e delle ragioni. La realtà di un mondo italiano che ha saputo difendere i valori della patria antica unendoli nell’abbraccio alle nuove tradizioni storiche e umane. Una mescolanza di storie vissute che sono esempio e ammonimento per tutti. Tra noi, il vecchio emigrato da uno sperduto paesino della Sila con accanto la bombola a ossigeno, amorevole sorella della lotta alle polveri sottili del grisù. Forse compagno, amico,di chi è rimasto sepolto laggiù cinquantacinque anni prima. Un solo desiderio nel cuore: tornare per un giorno al villaggio natale. L’ottantenne e più, Dante Maltesi, leone emiliano che impiega il suo tempo a costruire i circoli transnazionali d’amicizia e organizzando viaggi di studio e lavoro tra i suoi corregionali.  E Michel De Mattia, un amico, un  professionista e dirigente affermato, nonchè militante politico. Consigliere comunale, domani chissà? Deputato nella terra dei valloni o al Parlamento federale. Sulla scia di Elio Di Rupo, l’orgoglio della comunità italiana. E ragazzi e ragazze, a cui il destino ha indicato la strada: cittadini d’Europa, costruttori di una Unione  fondata sulla pari dignità dei diversi e solidali. Uno straordinario  e inutilizzato patrimonio italiano”.

“Il Mahatma  Gandhi, l’apostolo della non violenza, affermava che la regola d’oro della condotta di ognuno è la tolleranza reciproca. Ci permette di veder l’insieme della verità e ci fa tutti più ricchi e umani. Il sacrificio italiano nel mondo, a Marcinelle come  ovunque, lo vorrei riassumere con le parole del sindaco di La Louvière che venne, per l’occasione, a salutare i suoi cittadini di origine italiana. Grazie, cari amici, per tutto quanto avete dato. Vi è nella vostra voce, nell’animo di ognuno, il sole che a noi manca. Senza di voi a noi non resterebbe che la pioggia. Resteremo, caro sindaco, a La Louviére come altrove, in questa nostra Europa. Resteremo, - conclude Farina - con il sole e con la pioggia, per costruire l’Europa che sta nei nostri cuori. Per rendere onore alle vittime di Marcinelle e perché il loro sacrificio non sia stato vano”. (Inform)

 


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