INFORM - N. 149 - 3 agosto 2011


FRONTALIERI

In risposta ad un’interrogazione dei deputati del Pd Marantelli e Braga

Il governo annuncia la convocazione per settembre di un incontro bilaterale con la Svizzera per la ripresa dei negoziati sulle questioni fiscali

 

ROMA – Il governo ha risposto ad un’interrogazione presentata dai deputati del Pd Daniele Marantelli e Chiara Braga sulla tutela dei lavoratori frontalieri, annunciando che dopo due anni di stallo, a settembre verrà convocato su iniziativa della Presidenza del Consiglio un incontro bilaterale con la Svizzera per riprendere i negoziati interrotti dopo l’approvazione dello scudo fiscale ed affrontare tutte questioni aperte in materia di relazioni fiscali.

I due esponenti democratici avevano infatti chiesto a ministero degli Affari Esteri e ministero dell’Economie e delle Finanze la ripresa di un dialogo con la Confederazione per tutelare gli interessi dei lavoratori frontalieri e in particolare per “garantire la piena applicazione della Convenzione del 9 marzo 1976 stipulata con la Svizzera in merito ai ristorni delle trattenute fiscali ai comuni italiani compresi nella linea di demarcazione di 20 chilometri dal confine italo-svizzero”. Un importo che il Consiglio di Stato ticinese aveva deciso di dimezzare a giugno 2010: “riduzione che, se confermata, - spiega il testo dell’interrogazione - provocherebbe conseguenze nefaste per le risorse dei comuni di frontiera, già alle prese con i consistenti tagli operati dal governo e fortemente in difficoltà nel garantire servizi e investimenti adeguati a cittadini ed imprese”.

“In questi due anni – dichiarano i due esponenti democratici - i lavoratori frontalieri (che sono 55.000, di cui 18.000 provenienti dalla Provincia di Como e 26.000 da quella di Varese) hanno subito le conseguenze delle tensioni italo/svizzere: dagli obblighi di monitoraggio derivanti dallo scudo fiscale alla campagna razzista dell’Udc svizzera; dalla minaccia della Lega dei Ticinesi di espellere 13.500 lavoratori italiani al blocco dei trasferimenti dei ristorni fiscali ai Comuni di frontiera”.  

“Noi abbiamo sempre sollecitato la strada del dialogo e del negoziato, consapevoli dell’importanza delle relazioni tra i due Paesi e anche degli effetti che la globalizzazione e la crisi finanziaria hanno avuto sui rapporti tra due Paesi legati storicamente da rapporti di amicizia e collaborazione. Il doveroso contrasto all’evasione fiscale e al riciclaggio di capitali provenienti da attività illecite e criminali non deve compromettere il giusto riconoscimento dei diritti dei lavoratori e dei Comuni di confine. Per questo, - affermano Marantelli e Braga - facendo nostro l’appello degli oltre 100 Comuni di frontiera, abbiamo nuovamente chiesto al governo di farsi garante, con risorse proprie, dei ristorni attualmente bloccati”.

I parlamentari democratici affermano di accogliere “con favore l’impegno assunto dal governo” a seguito dell’interrogazione, augurandosi che “quanto chiediamo da tempo si traduca tempestivamente in atti concreti”.

Anche per Claudio Pozzetti, responsabile nazionale per i lavoratori frontalieri della Cgil e consigliere del CGIE, l’ipotesi di convocazione imminente di un incontro tra governi italiano e svizzero sarebbe un risultato positivo. Un’iniziativa per la quale “Cgil, Cisl e Uil frontalieri si sono impegnati unitariamente a fondo nelle ultime settimane: mi auguro che l’impegno venga mantenuto nei tempi previsti – conclude Pozzetti - e fino a raggiungere una soluzione che  permetta di superare tutti i problemi che si sono manifestati, soprattutto dopo la decisione del Canton Ticino di bloccare metà dei fondi destinati ai ristorni fiscali dei frontalieri verso l’Italia”. (Inform)

 


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