IMMIGRAZIONE
Rapporto 2011 sugli stranieri in Veneto presentato a
Palazzo Balbi
Sono 600mila gli immigrati in Veneto, di cui 500mila
residenti
VENEZIA - Alla
fine del 2010 gli stranieri presenti in Veneto erano circa 600.000,
Sono dati del Rapporto 2011 sull’immigrazione straniera in Veneto presentato a Palazzo Balbi, sede della Giunta regionale.
Sul fronte del lavoro gli occupati stranieri sono circa 230.000 (l’11% del totale), mentre i disoccupati coinvolti dalla crisi economica sono circa 30.000, pari a circa il 20% del totale. I giovani stranieri iscritti alle scuole venete sono circa 83.000 (il 10% del totale degli studenti). Le province venete che fanno più attrazione si confermano Verona, Treviso e Vicenza, mentre le provenienze più numerose sono quelle da Romania (97.000), Marocco (56.700), Albania (42.000), Moldova (29.000) e Cina (27.000).
Il rapporto è stato illustrato dall’assessore regionale ai flussi migratori Daniele Stival e dal dirigente di Veneto Lavoro e responsabile dell’Osservatorio Regionale Immigrazione Bruno Anastasia. “Un lavoro tecnicamente ineccepibile ed approfondito – ha esordito Stival – che è stato molto utile nel definire le azioni del Piano annuale per l’immigrazione che proprio ieri abbiamo approvato in Giunta. I dati emersi e le strategie che ne conseguono – ha sottolineato Stival – dimostrano quanto ho sempre sostenuto: l’immigrato regolare, che ha un serio progetto di vita nella nostra terra, è una risorsa alla quale rivolgere attenzione ed appoggio. Diverso è il discorso per chi si trova in clandestinità, che non possiamo in alcun modo tollerare”.
“In stretta collaborazione con gli Enti Locali e le Associazioni – ha detto Stival – abbiamo individuato i fronti sui quali è più importante concentrare le nostre azioni, e cioè la disoccupazione e l’integrazione scolastica. Punteremo quindi sulla formazione professionale e su forme di accompagnamento dei ragazzi nel “doposcuola”: molte sono infatti le segnalazioni, fatteci anche dall’Anci, sulla necessità di un sostegno per i molti che, dopo le ore scolastiche, tenderebbero a non ricercare altre forme d’integrazione”.
Rispetto alla formazione, Stival ha posto l’accento sulla necessità di realizzare momenti dedicati alla lingua veneta: “è la lingua che si parla di più nei cantieri dove molti sono i lavoratori stranieri, e nelle famiglie, dove frequente è la presenza di badanti o collaboratrici domestiche soprattutto dell’est europeo – ha detto – ed è giusto e molto utile anche per la sicurezza che questi lavoratori la possano conoscere”.
Per l’assessore,
“sarà anche importante incentivare le azioni di sostegno ai rientri volontari.
Il nostro sportello specifico – ha detto Stival – in un anno ha trattato già
più di 200 richieste, ed è in aumento la richiesta di rientro di famigliari
che il lavoratore fatica a mantenere qui, perché coinvolto nella crisi. Ma risposte
– ha aggiunto Stival – vanno date anche a chi, imparati un mestiere o un’attività,
decide di metterle a frutto nel proprio Paese d’origine. Non si tratta di pagare
semplicemente un biglietto, ma di mettere in moto veri e propri progetti, in
collaborazione con le autorità dei Paesi d’origine”. Il Rapporto è sul sito
www.venetoimmigrazione.com (