SOCIETA’ ITALIANA
Prime anticipazioni del Rapporto Svimez 2011 che sarà presentato il 27
settembre
Sud: in due anni persi 281mila posti di lavoro. Ed è
emergenza giovani: due su tre sono senza occupazione
Dal 2008 al 2010 533mila posti di lavoro in meno in tutto
il Paese
ROMA - Un Sud che arranca, pur lasciandosi alle spalle la recessione più grave dal dopoguerra, con Abruzzo, Sardegna e Calabria che guidano la ripresa. Un Sud dove le famiglie hanno difficoltà a spendere, e il tasso di disoccupazione effettivo volerebbe al 25%, considerando chi il lavoro lo vuole ma non sa dove cercarlo.
E’ il quadro che emerge dal paper “Nord e Sud: insieme nella crisi, divergenti nella ripresa”, che anticipa i principali indicatori economici del Rapporto Svimez 2011 sull’economia del Mezzogiorno, che sarà presentato a Roma il prossimo 27 settembre.
Su 533mila posti
di lavoro in meno in tutto il Paese dal 2008 al 2010, ben 281mila – rileva
E nel Sud è “emergenza
giovani” . Dati allarmanti quelli diffusi dalla Svimez: “due giovani su tre
sono a spasso”. Nel Mezzogiorno il tasso di occupazione giovanile (15-34 anni)
è giunto nel 2010 ad appena il 31,7% (il dato medio del 2009 era del 33,3%;
per le donne nel 2010 non raggiunge che il 23,3%), segnando un divario di 25
punti con il Nord del Paese (56,5%). La questione generazionale italiana diventa
quindi emergenza e allarme sociale nel Mezzogiorno. Inattivi aumentati di oltre
750mila unità. Tra il 2003 e il 2010 al Sud gli inattivi (né occupati né disoccupati),
sono aumentati di oltre 750mila unità. Mentre crescono i giovani Neet (Not in
education, emplyment or training) con alto livello di istruzione. Quasi un terzo
dei diplomati ed oltre il 30% dei laureati meridionali under 34 non lavora e
non studia. Sono circa 167 mila i laureati meridionali fuori dal sistema formativo
e del mercato del lavoro, con situazioni critiche in Basilicata e Calabria.
“Uno spreco di talenti inaccettabile” denuncia
Pil: l’Italia cresce meno della media Ue e il Sud arranca.In base alle valutazioni di preconsuntivo della Svimez , nel 2010 il Mezzogiorno ha segnato rispetto all’anno precedente un modesto +0,2%, ben lontano dal +1,7% del Centro-Nord. Non va meglio nel medio periodo: dal 2001 al 2010 il Mezzogiorno ha segnato una media annua negativa, -0,3%, decisamente distante dal + 3,5% del Centro-Nord, a testimonianza del perdurante divario di sviluppo tra le due aree. In termini di Pil pro capite, il Mezzogiorno è passato dal 58,8% del valore del Centro Nord nel 2009 al 58,5% del 2010.
La crisi, poi, ha “picchiato forte in tutto il Paese”: nel biennio 2008-2009 la caduta del Pil è stata di oltre il 65% più elevata della media europea (-6,3% al Sud e -6,6% al Centro- Nord contro il -3,8% della media Ue). Ma è nella ripresa che le due aree divergono.
Nel 2010 il Pil pro capite nazionale in valori assoluti è stato di 25.583 euro, risultante dalla media tra i 29.869 euro del Centro-Nord e i 17.466 del Mezzogiorno.
Pil: al Sud crescono
Abruzzo, Sardegna e Calabria. Basilicata giù dell’1,3%. L’area che nel
Situazione non
positiva anche se si guarda anche alla media annua 2000-2010: Campania e Puglia,
che avrebbero dovuto rappresentare il motore produttivo del Mezzogiorno continentale
registrano segni negativi (rispettivamente -0,2 e -0,3%), come
In valori assoluti,
nel 2010 la regione più ricca è stata
(18.021 euro),