STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Da “La Gente d’Italia” del 29 luglio 2011, redazione
di Montevideo
Le reazioni della collettività italiana di Montevideo
alla proposta Calderoli di eliminare il voto all’estero
MONTEVIDEO - Filomena Narducci, segretaria del Comites
e consigliere CGIE, è categorica: “La proposta di Calderoli significherebbe
abolire le conquiste degli italiani all'estero, e chiudere il cerchio degli
attacchi ai loro diritti. Prima si sono tagliati i fondi per l'assistenza, poi
quelli per la cultura e quelli necessari al rinnovo degli organi di rappresentanza.
Ora si aggiunge questa proposta”. Per la Narducci,
occorre trovare un'altra soluzione. “E’ vero che c'è bisogno di una riforma
istituzionale, è vero che creando un Senato federale si pone il problema dei
parlamentari eletti all'estero, ma con buona volontà una soluzione si trova”.
La proposta di abolire la Circoscrizione
elettorale Estero avanzata dal Ministro per la Semplificazione Normativa Roberto
Calderoli ha sollevato un vespaio . Cosa ne pensano i rappresentanti della collettività
italiana ?
Dato che non è stata formulata nessuna
ipotesi alternativa per assicurare l'esercizio del diritto di voto ai connazionali
residenti all'estero, tutti interpretano la proposta (che necessiterebbe di
una riforma costituzionale per andare in porto) come una marcia indietro sul
voto dall'estero.
Filomena Narducci,
segretaria del Comites e consigliere CGIE, è categorica:
“La proposta di Calderoli significherebbe abolire le conquiste degli italiani
all'estero, e chiudere il cerchio degli attacchi ai loro diritti. Prima si sono
tagliati i fondi per l'assistenza, poi quelli per la cultura e quelli necessari
al rinnovo degli organi di rappresentanza. Ora si aggiunge questa proposta ”.
Per la Narducci,
occorre trovare un'altra soluzione. “ È vero che c'è bisogno di una riforma
istituzionale, è vero che creando un Senato federale si pone il problema dei
parlamentari eletti all'estero, ma con buona volontà una soluzione si trova”.
Per Renato Palermo, consigliere del
CGIE e membro del Comites, “il voto all'estero è un
esempio che altri paesi del mondo intendono imitare, ed è stato frutto di anni
e anni di lavoro da parte delle nostre collettività all'estero, che possono
oggi scegliere i loro rappresentanti al Parlamento tra i cittadini che risiedono
nel loro stesso territorio. È un’elaborazione politica importantissima, che
credo che solo l'Italia abbia raggiunto in questi termini. Eliminare la Circoscrizione
Estero sarebbe davvero aberrante. Un attentato al diritto di voto”.
“Con questa proposta si dimostra ancora
una volta di non sapere nulla di noi italiani che viviamo all'estero”, dichiara
Renata Gerone, presidente del la Società Dante Alighieri.
“Suggerisco”, continua la professoressa, “che i politici che sono in queste
condizioni vengano a conoscere la realtà degli italiani all'estero, e si rendano
conto che tra noi ci sono artigiani , ma anche liberi professionisti , persone
che hanno adottato il loro paese d'emigrazione senza mai dimenticarsi dell'Italia,
e che non hanno preferenze tra nord e sud, ma si considerano italiani, che non
si lasciano prendere da piccole rivalità. Si tratta forse del meglio dell'Italia”.
E secondo Elena Bravin,
anche lei membro del Comites, la proposta di Calderoli
“è una cattiva idea. Si perderebbe un diritto degli italiani all'estero, che
oltretutto rappresentano per l'Italia una risorsa, dal punto di vista storico,
ma anche attualmente, giacché ancor oggi l'Italia è un paese di emigrazione.
Il voto è importante, e non è questione di generazioni, perché anche la
quarta o quinta generazione ha gli stessi diritti della prima. La proposta è
davvero strana”.
“Deploro che si pensi di dimenticare
gli italiani all'estero”, enfatizza il Cavaliere Giovanni Costanzelli,
presidente della Scuola Italiana. Anche se nella sua opinione “la legge Tremaglia
non è del tutto adeguata alla situazione, poiché votano tanti italiani a cui
dell’Italia non interessa nulla, che non parlano italiano né partecipano della
vita della comunità. Si dovrebbe quindi rivedere a chi si concede la cittadinanza.
Ciononostante, l’Italia deve essere cosciente che ha negli italiani all'estero
un patrimonio da proteggere. Infatti, noi siamo i consumatori e i 'propagandisti'
dei prodotti italiani nel mondo”.
Franco Magno, vice presidente Comites, non è sorpreso dal progetto Calderoli: “Si vedeva
da tempo, c 'era qualcosa nell'aria che indicava che prima o poi si sarebbe
arrivati a una proposta di questo tipo, come pure all'impossibilità di fatto
di rinnovare Comites e CGIE. Il Comites
è necessario per la vita sociale dei nostri connazionali all'estero, perché
è votato dai cittadini e rappresentativo di tutte le loro correnti”.
Leopoldo Faviere,
presidente dell'AIUDA, è invece d'accordo con Calderoli. “Mi pare ottimo e necessario
il fatto di spendere di meno. Il voto all'estero è il peggiore errore che ha
fatto l'Italia. Non ha senso, è un voto comprato, poiché i votanti non sanno
quello che avviene in Italia. Senz'altro ci vuole una forma di rappresentazione
degli italiani all'estero, ma questo si può ottenere rafforzando i Consolati”.
Ma fino ad ora, come è valutato l'impegno
dei parlamentari eletti all'estero?
La Bravin
lo reputa “positivo, ma insufficiente”. “In particolare, l'Uruguay è un paese
piccolo, e non ha rappresentanti. Vengono da altri paesi a chiedere il voto,
ma poi, una volta eletti, ciascuno porta l'acqua al suo mulino, quindi la collettività
italiana in Uruguay finisce per non avere peso”.
Renato Palermo considera che “a livello
legislativo hanno fatto molto poco, ma lo stesso Parlamento, in generale, ha
fatto molto poco in quest'ultima legislazione, approvando pochissime leggi.
Non c'è, inoltre, l'appoggio del governo, che sta piuttosto togliendo i benefici
degli italiani all'estero. I parlamentari della Circoscrizione Estero, sia di
destra che di sinistra, hanno tentato di portare avanti rivendicazioni per i
loro rappresentati, ma non ci sono riusciti”.
“Sull'operato dei parlamentari”, afferma
Filomena Narducci, “direi che alcuni hanno lavorato
a favore e altri persino contro gli interessi degli italiani all'estero. Alcuni
non li conosciamo neppure, e qualcuno ha persino tentato di abolire conquiste
delle comunità che vivono fuori dall'Italia . In generale hanno lavorato secondo
la propria sensibilità ed interessi . Fabio Porta si sente che si è mosso, così
pure Mirella Giai, ed anche Merlo e, in Europa, Narducci,
Micheloni, Marco Fedi, Garavini.
Si sono mobilitati , ma sono pochi...”.
Franco Magno ha una percezione negativa
dell'operato dei parlamentari eletti all'estero: “Il loro operato è negativo,
in tutto e per tutto. Vengono votati dagli italiani all'estero ma poi non difendono
per nulla le richieste dei nostri connazionali sparsi per il mondo. La loro
azione sarebbe utile se la loro fosse una voce univoca. Ma se invece si uniscono
semplicemente a una casta, è inutile che li teniamo. Ogni tanto si vede qualcuno
che viene, e dice qualcosa…”.
Il cavalier
Costanzelli è d'accordo con Magno, e critica “il fatto
che questi parlamentari non sono stati presenti, ma si sono fatti vivi dopo
due-tre anni dall'elezione”. Ritiene che “hanno attuato
in modo slegato tra di loro, mentre se non si presentano uniti come parlamentari
eletti all'estero , non hanno forza”.
“Non hanno molto potere”, considera
Renata Gerone. “Alcuni si muovono molto bene. Altri
sono stati scelti molto male”, afferma la presidente della Dante, che propone:
“la legge sull'elettorato andrebbe rivista. Sarebbe più corretto che i candidati
siano inseriti sin dall'inizio nelle liste italiane, e che si stabilisca una
quota di quelle liste da eleggere tra i candidati residenti all'estero.
Questo perché con l'attuale sistema si rischia di scegliere persone che hanno
meno peso perché non hanno una struttura politica che li sostiene”.(Silvano
Malini-La Gente d’Italia/Inform)