INFORM - N. 145 - 28 luglio 2011


AFGHANISTAN

L’intervento su “Il Messaggero”

Frattini: Ce ne andremo, ma secondo i piani già decisi d’intesa con i nostri amici afghani e i nostri alleati

“Dovere della politica è restare sempre con i nostri militari, incoraggiandoli o magari piangendo con loro i caduti. Mai, specialmente nei momenti tragici, invitarli a fare le valigie”

 

ROMA – “Ce ne andremo ovviamente anche dall'Afghanistan. Ma non alla spicciolata, facendoci dettare l'agenda del ritiro dai terroristi. Ce ne andremo secondo i piani già decisi d'intesa con i nostri amici afghani e i nostri alleati, con la transizione dei poteri alle forze di sicurezza afghane, che gli italiani hanno contribuito ad addestrare meritandosi il plauso assoluto di tutti i partner internazionali”.  

Così il ministro degli Esteri Franco Frattini dalle colonne del quotidiano romano “Il Messaggero”, interviene sui caduti in Afghanistan e i doveri della politica.

“A ogni nuova tragedia, quando un caduto italiano in Afghanistan fa di nuovo piangere l'Italia, riappare – scrive Frattini - l'insopportabile polemica davanti alle bare coperte con il tricolore. Un Paese serio non fa così. Non può farlo. I genitori, i fratelli dei nostri eroici caduti ripetono ogni volta la grande lezione che i politici con la «p» minuscola non hanno imparato. Mamme e papà che, ovviamente, si disperano, ma con la dignità straordinaria di chi sa che i loro figli amavano quella divisa, amavano l'Italia, sapevano che in Afghanistan ci siamo per combattere terroristi altrimenti pronti a colpire a casa nostra, e per portare democrazia e sviluppo. Un Paese serio –prosegue il ministro  - si unisce nella serietà e nella responsabilità. Non si cerca di eccitare le emozioni per catturare qualche voto. Anche a me piacerebbe vedere tutti a casa domani i nostri ragazzi. Ma il dovere dell'Italia, che i nostri ragazzi comprendono molto meglio di tanti politici, è di rispettare i patti. Con il popolo afghano, con la Nato, l'Onu e l'Europa. Insomma, con quella comunità internazionale che, quando dice «brava Italia!», per lo più si riferisce proprio a ciò che nelle regioni di crisi del mondo fanno le nostre donne e i nostri uomini militari e civili, che contribuiscono alla sicurezza, alla stabilità e dunque alla pace”.

Frattini sottolinea che la settimana scorsa è iniziato il processo di transizione in sette aree dell'Afghanistan e  che la città di Herat, dove sono i soldati italiani, è partita tra le prime: “un riconoscimento oggettivo dei risultati raggiunti grazie alla determinazione e ai sacrifici dei nostri ragazzi e che è nostro compito e interesse irradiare nelle altre aree della regione occidentale del Paese dove siamo presenti”.

Come? “Continuando il lavoro prezioso dei nostri addestratori; le iniziative di sviluppo economico e sostegno istituzionale della Cooperazione italiana; il sostegno a un processo di riconciliazione nazionale che sia inclusivo di tutte le etnie e componenti sociali del Paese a condizione che rispettino la costituzione e i diritti in essa sanciti, ad iniziare da quelli delle donne; il coinvolgimento responsabile dei Paesi della regione. Non vorremmo, ad ogni nuovo attacco dei terroristi, indietreggiare. Non sarebbe degno dei nostri soldati coraggiosi. La loro sicurezza è la nostra prima priorità. Il loro coraggio e l'amore che dimostrano per i popoli che soffrono è il nostro orgoglio”.

Frattini rimarca: “il dovere della politica è restare sempre con loro, incoraggiandoli o magari piangendo con loro i caduti; mai, specialmente nei momenti tragici, invitarli a fare le valigie. L'Italia è e resterà un partner serio e rispettato nel mondo se tutti i suoi politici avranno almeno una parte della dignità sobria e silenziosa delle mamme dei nostri coraggiosi soldati”. ( Inform )

 


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