INTERVENTI
Franco Santellocco (Cgie): “Il Consiglio Generale contro
i mulini a vento?”
ROMA - Il bubbone è esploso. Erano molti i segnali che indicavano l’addensarsi di nubi sul futuro della rappresentanza degli italiani all’estero. A cominciare dal malaugurato progetto di legge su riforma di Comites e Cgie approvato dal Senato e recentemente approdato per la discussione alla Camera, sul quale per una miserevole ragione elettorale, per la possibilità di creare lobby cosiddette istituzionali e qualche seggio parlamentare in più, alcuni partiti hanno giocato una non esaltante partita sulla pelle dei connazionali facendo finta di fare opposizione ad un provvedimento inadeguato e foriero di pericolose connivenze, ma lasciandone, nei fatti, proseguire la travolgente marcia, contando sull’interesse, sulla cecità politica e sulla lentezza intellettuale di molti parlamentari.
Il Segretario Generale non ha raccolto i segnali minacciosi che stavano per schiacciare la struttura rappresentativa degli italiani all’estero e trovare, di conseguenza, la energia e la determinazione per rappresentare l’altra Italia, ostinandosi in un pianto inascoltato e lasciandosi trascinare in uno scontro istituzionale fatalmente destinato alla sconfitta invece di guidare il Cgie ad una azione di confronto serrata e dura ma propositiva ed aperta a tutte le componenti politiche del Parlamento.
Se si fosse riusciti a fermare, cercando il convinto sostegno di tutte le componenti parlamentari, utilizzando al meglio soprattutto gli eletti all’estero, la cosiddetta bozza Tofani, sottolineando la volontà di mantenere un collegamento stretto con la base elettorale dei connazionali, forse non sarebbe maturato il desiderio di togliere loro anche le rappresentanze parlamentari.
Gli italiani all’estero
ora pagano, se
La prima emigrazione, quelli che hanno fatto fortuna, hanno mantenuto o riacquistato la cittadinanza, sono pienamente inseriti nel contesto del paese di accoglienza, non votano e non si sentono rappresentati dal Cgie ma esistono, quelli che le avverse vicende sia personali che dei paesi di residenza hanno travolto ed hanno bisogno di essere aiutati ed assistiti, in particolare se anziani, la nuova emigrazione, tecnologica, giovane, moderna, sparpagliata a macchia di leopardo in tutti i continenti che nel Cgie non ha alcuna possibilità di essere rappresentata.
Il Cgie dovrebbe essere al suo interno esempio di democrazia partecipata da un lato e tutela di minoranza dall’altra, essendo esso stesso una minoranza nel più ampio quadro politico-istituzionale. Meglio ancora (o peggio ancora) un granellino di sabbia: ma anche il granellino di sabbia sotto l’impeto del vento riesce nella costruzione di opere “millenarie”, ma certo è, al contrario, che chi semina vento raccoglie tempesta.
E’ necessario ritrovare un momento di unità che non si riduca al pianto ed alla critica, ma anche al recupero della forza viva dell’associazionismo e questo in stretta colleganza con le Regioni, le azioni del Governo e della maggioranza.
Questo momento di unità non può essere ritrovato che nell’ambito di un’Assemblea plenaria, se le risorse finanziarie residue ancora lo consentono, da convocarsi alla ripresa dell’attività politica, cui sia richiesto di partecipare anche ai parlamentari eletti all’estero, tutti, per un’assunzione globale di responsabilità.
Un ordine del
giorno conciso che veda analisi e conclusioni su alcuni punti fondamentali per
l’espressione democratica degli italiani all’estero, voto in loco, estensione
alle elezioni regionali ed amministrative, circoscrizioni estero, nazionalità
e cittadinanza, da presentare direttamente al Ministro degli
Il Segretario Generale del Cgie ed i parlamentari eletti all’estero dimostrino in questa circostanza quanto sono meritevoli dell’incarico cui sono stati elevati grazie agli italiani all’estero.
Tutte le forme di pressione dovranno essere utilizzate, dal cappello in mano ai pugni sul tavolo ed alle conferenze stampa nell’ambito delle aule parlamentari, coinvolgendo i Presidenti delle Assemblee, minacciando l’astensione dalla partecipazione a tutte le funzioni pubbliche di autorità ed ambasciate, creando il vuoto intorno alle nostre rappresentanze diplomatiche.
Ogni arma a questo punto diventa lecita, poiché gravissima è la minaccia alla libertà di espressione politica delle comunità all’estero.
L’augurio è che
il Segretario Generale sappia fare buon uso di questo straordinario momento
di unità, dimenticando ogni appartenenza politica. (Franco Santellocco*-
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Consigliere Cgie per Algeria-Marocco-Etiopia-Kenya, presidente della V Commissione
tematica “Formazione, Impresa,