STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Su “Tribuna Italiana”
l’editoriale del direttore Marco Basti
Divagazioni sul nostro voto
BUENOS AIRES -
La settimana scorsa il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge
presentato dal ministro per
Come abbiamo scritto
la settimana scorsa, difficilmente passerà la proposta del ministro leghista
anche perché, come faceva notare il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica,
le riforme degli articoli della Costituzione richiedono la doppia approvazione
da parte di ognuno dei rami del Parlamento, cioè quattro voti positivi, come
è stato quando furono modificati gli articoli citati per far nascere
Naturalmente si
susseguono le di
Fra tante di
Certamente è così. La battaglia dell’ex ministro Tremaglia, non fu fatta per ottenere il riconoscimento del diritto di voto da parte di chi era emigrato e risiedeva stabilmente all’estero, perché tale diritto era riconosciuto dalla Costituzione del dopoguerra. Quel che fu conquistato invece, fu l’esercizio del diritto di voto già riconosciuto. Inoltre, volendo in qualche modo evitare che gli italiani all’estero fossero vittime dei partiti, volle assicurare - attraverso la legge sul voto all’estero - che i deputati e senatori fossero eletti in loco, tra persone anch’esse residenti all’estero. Evitando cioè, che potessero candidarsi persone residenti in Italia.
Proprio questa parte della normativa sul voto all’estero non va giù alla politica e ai politici italiani e per questo hanno cercato di rendere assolutamente inefficace la nostra presenza in Parlamento.
Lo hanno fatto
candidando parlamentari che solo rispondevano o rispondono agli ordini dei capigruppo
o candidati che nessuno conosceva e, peggio ancora, che non conoscevano
Il nostro voto è stato concepito come uno strumento per ottenere l’attenzione di Roma sulle tematiche degli italiani all’estero. Fa parte di una struttura di rappresentanza unica, insieme a Comites e CGIE e non è casuale che la crisi di questi due organi di rappresentanza coincida con quella della mancanza di influenza dei parlamentari italiani eletti all’estero.
Proprio per questo, a cominciare dalla nostra comunità, dovremmo chiederci se siamo ancora interessati ai rapporti con l’Italia e se l’attuale struttura di rappresentanza è la più idonea per sostenere tali rapporti.
Riguardo a questa
struttura di rappresentanza anche se è un po’ lungo, invitiamo i nostri lettori,
ma specialmente coloro che sono dirigenti, a leggere il servizio dell’agenzia
Dentro c’è un po’ di tutto, dalle proposte per rinforzare e dare maggiore autonomia a Comites e Cgie ad altre che prevedono togliere parlamentari e Cgie e di passare le loro competenze al ministro degli Esteri!
Il sottosegretario Mantica, pur ribadendo che l’abrogazione della Circoscrizione Estero non è all’ordine del giorno, ha sostenuto: “Anche gli italiani all’estero devono riflettere sul lavoro che i loro rappresentanti in Parlamento sono riusciti o meno a fare. Ormai sono passati cinque anni...".
Non ha tutti i
torti... (Marco Basti-Tribuna Italiana/