INFORM - N. 143 - 26 luglio 2011


ITALIANI ALL’ESTERO

Il parlamentare eletto nella ripartizione Europa intervistato da “La Voce d’Italia”

Claudio Micheloni (Pd) su manovra economica, riforma di Comites e Cgie e voto all’estero

“Ancora prematuro parlare delle ripercussioni della manovra sui capitoli di spesa destinati agli italiani all’estero, ma stiamo lavorando per incidere sulle scelte del Mae”

 

CARACAS – “La Voce d’Italia”, quotidiano italiano in Venezuela, pubblica nell’edizione odierna un’intervista a Claudio Micheloni, senatore eletto nella ripartizione Europa per il Pd, che si sofferma su manovra finanziaria, riforma di Comites e Cgie e voto all’estero.

In primo piano, le possibili ripercussioni che la manovra economica recentemente varata dal governo e approvata in Parlamento potrà avere sul ministero degli Affari Esteri e sui capitoli di spesa destinati alle collettività residenti all’estero. Un ragionamento che Micheloni giudica essere ancora prematuro “poichè ancora non è stato disciplinato quali capitoli di spesa subiranno le decurtazioni”. “Sono i ministri che hanno l’autonomia di decidere come ridurre le spese, nella misura della cifra di loro competenza – chiarisce l’esponente democratico a Mauro Bafile, direttore de “La Voce d’Italia”. - Noi, per quel che riguarda il ministero degli Esteri, abbiamo già detto in commissione Affari Esteri del Senato che vogliamo essere consultati dal ministro prima che si decida dove tagliare”. L’obiettivo è quindi “salvaguardare due capitoli che ci stanno particolarmente a cuore: cooperazione allo sviluppo e italiani all’estero – afferma Micheloni, che spiega come a questo fine sia indirizzata anche l’indagine conoscitiva avviata da Camera e Senato su finanziamento e utilizzo dei fondi del ministero. Che si possa risparmiare “non solo sul capitolo destinato agli italiani all’estero o ai corsi di lingua e cultura italiane e ai servizi consolari” è definita dall’esponente democratico “una certezza”, anche se i risultati che potranno essere conseguiti non sono al momento prevedibili. “Bisognerà vedere cosa accadrà con questo governo – afferma. - La situazione non è tranquilla. Si è visto quale reazione hanno avuto le Borse all’indomani dell’approvazione della manovra. Il provvedimento non ha convinto i mercati, non è stato sufficiente a tranquillizzarli”.

Molte delle concrete ripercussioni della manovra saranno quindi dovute all’evoluzione politica italiana, mentre le sue conseguenze sui capitoli di spesa destinati ai connazionali all’estero sembrano condizionati piuttosto dall’esito della “richiesta di essere consultati dal ministro degli Esteri” ribadito da Micheloni in proposito. “Dobbiamo concludere assolutamente entro la fine dell’anno l’indagine che abbiamo aperto sul Mae – afferma l’esponente democratico. - La riforma dei servizi che il ministero propone soprattutto per l’Europa risponde a una logica che noi non condividiamo. Sosteniamo che abbiamo bisogno di meno diplomazia e di più uffici in cui possano essere assunti connazionali in loco per dare i servizi di cui hanno bisogno le nostre comunità”.

Il senatore segnala come si stia cercando, attraverso il lavoro della Commissione Esteri di cui egli fa parte, di incidere sulle scelte “amministrative del Mae”: “non abbiamo bisogno di decine e decine di consoli – afferma. - Sono sufficienti piccoli uffici sul territorio attraverso i quali dare servizi alla comunità. Inoltre, questi servizi potrebbero essere erogati da italiani che vivono sul territorio; connazionali ben felici, siamo sicuri, di essere assunti accettando le condizioni lavorative del paese di residenza. Dove vi sono le nostre comunità, noi vogliamo uffici di servizi per i connazionali; servizi erogati da connazionali che vivono sul posto e, quindi, con costi infinitamente più ridotti”.

Micheloni inoltre, pur rilevando che il complesso della manovra economica possa collocare l’Italia globalmente “in un’ottima posizione”, definisce il provvedimento “recessivo”: “sulla crescita, ora, ci dovrebbero essere i decreti di riforma fiscale. Ma ritengo che i mercati non si fidino. Non ci sono misure per rilanciare l’economia. C’è un capitolo che pesa una quindicina di miliardi. E’ la delega per la riforma fiscale: abbassare le tasse sul lavoro e alle imprese – chiarisce l’esponente democratico, associando così gli esiti della manovra e dei successivi interventi alla tenuta del governo.

Per quanto riguarda i possibili esiti dei tagli di risorse sulla collettività residente all’estero, Micheloni ricorda come la voce di queste ultime sia stata fatte sentire e con forza. “Le nostre comunità  – sottolinea – contribuiscono quotidianamente al mantenimento dell’Italia. Se i mercati esteri sono aperti al nostro paese è anche grazie agli italiani che vivono nel mondo. Noi non abbiamo bisogno di dimostrare di cosa siamo capaci. Lo facciamo tutti i giorni. Se le nostre comunità smettessero di acquistare prodotti italiani, si verrebbe a creare una situazione drammatica per l’Italia. Purtroppo non riusciamo a farlo capire. Questo stesso problema lo vivono i giovani, i ricercatori”. “Il paese – insiste il senatore del Pd – taglia sui giovani e non investe nella ricerca. Questi giovani li ritroviamo, poi, in Germania, in Inghilterra, in Spagna ed in altri Paesi. Creano, innovano. Ecco cosa sta accadendo. Tutto ciò dimostra la cecità della politica italiana. C’è bisogno di ripensare il paese. L’Italia non ce l’ha con gli italiani all’estero; ce l’ha con gli italiani”.

Per quanto riguarda l’ipotesi di riforma di Comites e Cgie, l’esponente democratico parla di “un momento molto delicato. Il governo, per problemi suoi, ha decretato il rinvio delle elezioni. Ci siamo opposti, senza purtroppo riuscire ad evitarlo. Così, nel Senato ne abbiamo approfittato per lavorare moltissimo – aggiunge, definendo la proposta di riforma formulata in proposito e già dibattuta dall’Aula “perfettibile”. Si dice inoltre ottimista in merito ad una sua rapida approvazione anche alla Camera, in vista di un rinnovo degli organismi entro la primavera del 2012. “Il governo – fa sapere – si è formalmente impegnato in tal senso” ed “esistono le condizioni per avere una nuova legge entro novembre”.

Micheloni si sofferma poi su alcuni “punti fondamentali” su cui insistevano gli emendamenti al testo presentati in sede di votazione al Senato, non approvati. Considerazioni che, secondo l’esponente democratico, andrebbero invece “discusse e prese in considerazione”: “bisognerebbe permettere l’insediamento di più di un Comites per circoscrizione Consolare – commenta. - Inoltre, sarebbe assai utile se non si stabilissero limiti al numero dei candidati dei patronati. Quello proposto nella nuova legge  pare eccessivamente restrittivo. Credo che sia molto interessante se si riuscissero ad integrare in essi, anche se non con il diritto di voto, alcuni rappresentanti di istituzioni. Considero anche opportuno ridurre il numero degli elettori per l’insediamento del Comites. Noi proponiamo di portarlo da 20 mila a 15 mila, almeno in Europa. E poi, a mio avviso, è importante la valenza dei Comites. Noi abbiamo proposto che, nella loro relazione annuale per il ministero degli Esteri, vi sia anche una valutazione sui servizi consolari. E chiediamo che questa relazione diventi uno dei parametri di valutazione delle carriere consolari e diplomatiche. Non siamo poi tanto lontani – aggiunge - da una riforma condivisa”. 

Da ultimo, la riforma dell’esercizio di voto all’estero: dall’inizio dell’attuale legislatura “sono stati presentati tantissimi disegni di legge che hanno molti punti in comune. In questi giorni, al di là di quello che verrà proposto nella riforma costituzionale, e non credo che questa sia possibile nell’attuale legislatura, - sostiene Micheloni, - maggioranza e opposizione faremo un lavoro congiunto per migliorare e mettere in sicurezza il voto degli italiani all’estero”. Tra le proposte migliorative, la modifica del certificato elettorale, l’inserimento di una fotocopia di un documento del’elettore al plico inviato per il voto e l’istituzione di Comitati elettorali “presso ogni consolato, in modo tale che non sia più il console o l’autorità diplomatica a gestire in modo autonomo e senza alcun controllo il processo elettorale – precisa l’esponente democratico, dicendosi consapevole che “una riforma profonda dell’esercizio di voto all’estero, che preveda ad esempio la creazione dell’elenco degli elettori presso i consolati, richiederà tempo” e quindi “non sarà possibile realizzarla prima della fine di questa legislatura”. Tuttavia, la semplice adozione dei provvedimenti immediati sin qui richiamati “condurrà ad una maggiore trasparenza nell’esercizio del voto per corrispondenza. Sono provvedimenti molto simili a quelli già applicati in altri Paesi e funzionano – conclude Micheloni, che insiste sulla validità del meccanismo del voto per corrispondenza. “Eliminare il voto per corrispondenza – sostiene – significa obbligare chi risiede all’estero a recarsi ai seggi, come vorrebbe l’attuale ministro degli Interni. E ciò comporterebbe una sostanziale riduzione dell’elettorato all’estero. Sarà negato indirettamente il diritto di voto. Così – conclude – si rischia di avere un numero veramente esiguo di elettori che darà forza a coloro che desiderano si elimini il voto all’estero. Nel fondo, è questo l’obiettivo di chi propone  votare presso seggi istituiti nei nostri consolati”. (Inform)

 


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