L’esperienza di una giornalista, poeta, narratrice in Germania
Lingua che cammina con scarpe di mare: in viaggio con
Marcella Continanza e
“Vivere all’estero ti arricchisce, ma fa venir fuori
anche le tue fragilità. La scrittura, allora, diventa punto di riferimento, come
la lingua per l’identità”. Il recital teatrale “Viaggio con
FRANKFURT AM MAIN/ROMA - “Vivere all’estero ti segna.
Anche se lavoro come giornalista è molto diverso dall’Italia. Certo ti fa scoprire
altri aspetti della vita, ti rende più forte, ti arricchisce conoscendo altre
persone, altri stili di vita. Ma ti fa venir fuori anche le tue fragilità, l’insicurezza.
La scrittura, allora, diventa il tuo punto di riferimento, come la lingua per
la tua identità”.
Marcella Continanza non è “solo” una giornalista professionista:
il suo nome rinvia alla creazione poetica e narrativa. Lucana di Roccanova (Potenza)
vive a Francoforte sul Meno, Germania. Dirige la rivista Clic Donne 2000, che
ha ideato nel 1997. Promotrice e animatrice dell’associazione Donne e Poesia Isabella
Morra, nel
“Alla fine degli anni ottanta, quando sono arrivata a
Francoforte - ci racconta - ho cercato contatto con le realtà culturali della
comunità italiana, che erano effettivamente ben poche. Negli incontri con alcune
donne italiane intervistate nella sede della Missione cattolica italiana trovai,
però, interesse per un progetto: creare un gruppo di lavoro che poi si è collaudato
con gli anni. L’esperienza con le donne emigrate italiane mi ha accostata a nuove
pratiche culturali e si è integrata utilmente con le mie esperienze intellettuali.
Mi ha fatto capire che era venuto il momento di uscire dalle secche di un intellettualismo
rigido e ha tenuto viva una volontà di ricerca e di aggiornamento sull’emigrazione,
che se è anche diversa dagli anni cinquanta-sessanta, presenta tuttavia problemi
di integrazione. Lo dimostrano gli indici della progressione dei ragazzi italiani
nelle scuole tedesche, che presentano persistenti aspetti di problematicità”.
Prima di trasferirsi in Germania Marcella Continanza
si è fatta le ossa lavorando per diversi giornali italiani. E a Milano ha diretto
il mensile Vietato fumare: tutto cinema e dintorni (1984). Poi, l’esperienza a
Francoforte dove, a fine anni novanta, ha dato vita alla rivista Clic Donne 2000.
Clic Donne 2000 si distingue nel panorama delle testate
italiane all’estero. E’ una particolarissima esperienza. Passione letteraria
e impegno civile sono pilastri del giornale, attraverso il quale si misura la
forza di “fare rete” delle donne, la loro capacità di produrre idee e iniziative…
“Tutto nasce dal lavoro con questo gruppo di donne. La
più visibile è la rassegna annuale Donne e Poesia, dedicata alle italiane
che vivono in Germania e scrivono ancora in lingua italiana, e che quest’anno
giunge alla 20ma edizione. Una rassegna che è anche testimonianza della creatività
del vissuto delle italiane diverse per età e condizione sociale ma unite dal filo
rosso della scrittura e della lingua. Dal gruppo nasce l’Associazione intitolata
a Isabella Morra, grande poeta lucana del Cinquecento, e Clic Donne 2000, l’unico
giornale delle donne e per le donne in Germania, che continua ad ampliare la rete
di donne con contatti anche internazionali: gemellaggi con le donne di Santiago
di Cuba, Buenos Aires, Melbourne, eccetera. Con il giornale abbiamo organizzato
molti dibattiti”.
Solo per citarne alcuni: Il voto italiano all’estero;
I Comites: cosa sono, perché esistono; Identità e Integrazione; Cibo e Memoria,
le ricette delle italiane in Germania.
Dal 2008, insieme all’associazione il giornale organizza
il Festival della Poesia Europea che, in pochi anni, ha conquistato un
posto di prestigio fra i festival di poesia internazionali. Alla IV edizione il
Presidente Napolitano ha conferito una medaglia di rappresentanza, riconoscimento
che si aggiunge a quello di Cavaliere dell’Ordine del Merito della Repubblica,
concesso a Continanza nel 2008.
Dagli anni ottanta a oggi, un fluire di creatività letteraria.
Hai scritto libri di narrativa e di poesia, hai curato antologie. Le tue poesie
sono state tradotte in tedesco, spagnolo e pubblicate su riviste letterarie.
“Scrivo poesie da bambina. Mia madre, insegnante,
mi teneva in allenamento: mi faceva scrivere tutto ciò che osservavo o pensavo
in un grosso quaderno. Mi faceva imparare a memoria filastrocche e poesie. La
creatività è esercizio quotidiano e la scrittura è un duro lavoro ed è molto complessa.
A undici anni ho vinto un concorso: mi è stata pubblicata una poesia su un giornale,
edito dalla SEI di Torino, ed è stato un incentivo a continuare. Ho pubblicato
su varie riviste letterarie e poi è arrivato, nei primi anni d’università, l’amore
per il giornalismo”.
Esperienze a Como, Venezia, Roma, Milano: “Periodi significativi
per il mio lavoro e la mia crescita personale”. E “incontri che hanno segnato
la mia vita”: Jorge Louis Borges, Miguel Asturias, Gina Lagorio, Fulvio Tomizza,
Camilla Cederna, Silvana Mauri Ottieri…
Infine, Francoforte sul Meno.
“Un pezzo della mia vita molto speciale. Vivere all’estero,
come ho già detto, ti segna. E la scrittura, diventa il tuo punto di riferimento,
come la lingua per la tua identità. Così, a Francoforte riscopro la poesia ma
con più consapevolezza e senza timori e con la presentazione di un grande poeta
italiano, Giuseppe Conte, pubblico Piume d’angeli (1996). A Santiago di
Cuba viene pubblicato il secondo libro Rose notturne (1999), bilingue,
e vengo invitata a presentarlo nel museo di Santiago. Questa edizione cubana è
stata per me come vincere un premio”.
Ma anche il cinema è uno dei tuoi grandi amori. Tuo un
saggio dedicato a Totò.
“Amo il cinema fin da ragazza. Ho ereditato questa passione
da mio padre. I miei primi amori sono stati loro, i ‘miti’ del cinema hollywoodiano.
Il cinema è qualcosa di emotivo, è fisico, ti giunge nel corpo. Qui mi manca molto
e allora mi faccio arrivare vari Dvd dall’Italia; aspetto il Festival del Cinema
Italiano, rassegna annuale di nuovi film, che ha ancora forte fascino e attrae
la comunità italiana e diventa, come il Festival della Poesia Europea,
anche un punto di incontro. Tutte le arti, quelli che chiamiamo generi: musica,
pittura, scrittura, cinema sono collegate. Perciò quando scrivo una poesia sono
sensibile al ritmo musicale perché sono collegati, se guardo un film lo collego
alla pittura e viceversa”.
Eclettica nella scrittura, Marcella Continanza ha, tra
l’altro, realizzato negli anni novanta una guida turistica della città
di Francoforte e nel
Una menzione a parte va fatta per Viaggio con la Sibilla,
recital divenuto anche libro e presentato alla Buchmesse nell’ottobre dello
scorso anno.
Fra le suggestioni più intense della tua scrittura vi
è il ricorso a figure del mythos greco.
La Sibilla, le Gorgoni…Ma più che evocazioni sembrano metafore del presente e
della condizione femminile. La tua Sibilla prima che profetessa è donna, donna
migrante, donna dei nostri tempi, portatrice delle nostre inquietudini.
“Perché la Sibilla, oggi? E’ una domanda che mi pongono
parecchie persone. Mi ha sempre affascinato il mito. E la figura della Sibilla
mi ha sempre intrigata. E’ una figura che ha da sempre acceso l’interesse e la
fantasia degli artisti e fatto credere loro che nei suoi oracoli fosse inscritto
il destino dei singoli e dei popoli. Del suo fascino e del suo mistero si sono,
perciò, nutrite l’arte e la letteratura. Basti pensare alle sibille maestose di
Michelangelo sulla volta della Cappella Sistina o a quella leggiadra e pensosa
del Domenichino; alla Sibilla horrenda di Virgilio, che conduce Enea alle
porte dell’Ade, o a quella vivax di Ovidio, con i suoi trecento anni ancora
da vivere. Un mito vasto, difficile da raccontare. Eppure ho provato a rielaborarlo
in questo mio ultimo lavoro Viaggio con la Sibilla, che andrà in scena
in Italia. Il recital il 27 luglio sarà rappresentato a Castellammare di Stabia,
nella Reggia di Quisisana. Voce recitante Anna Spagnuolo, con la consulenza della
prof.ssa Carmen Matarazzo, presidente dell’associazione culturale Le Ali della
lettura, organizzatrice dell’evento. Ora giovane, ora vecchia, ma soprattutto
‘donna’, capace di unire passato e presente, attraverso un percorso fatto di cielo
e di terra, di fato e di divinazione, di verbo e di vita, che sollecita l’intelletto
e interroga lo spirito. Un commentatore di questo mio lavoro ha usato parole nelle
quali mi ritrovo: “Il mito della Sibilla viene rivisitato in chiave originale,
come speranza e attesa di risposta, nell’incessante bisogno di ricerca e di verità
insite nella nostra stessa storia”. Ma chi è, in fondo, la Sibilla? E’ l’emigrante
sfuggita al dio padrone-predone, col suo bagaglio di sofferenza e di inquietudine;
è la ‘straniera’, immigrata fra tanti, con il suo fazzoletto annodato sotto il
mento, che ha smarrito la strada per Delfi o per Cuma”.
La Sibilla del mito ha avuto il dono della sopravvivenza,
ma non quello di conservare la giovinezza. Il suo corpo invecchia, si contrae.
Resta solo la sua voce. L’hai definita, in versi, “lingua che cammina con scarpe
di mare”. Una lingua che porta il carico di un retaggio antropologico e, nello
stesso tempo, delle nostre inquietudini esistenziali...
“Il viaggio della parola, la presa di coscienza della
parola, la voce, è l’accesso all’essenza dell’essere umano, la porta che si apre
sul mondo attraverso il corpo. Porgere l’orecchio alla voce costituisce la capacità
all’ascolto. Ascoltare l’oracolo della Sibilla significa mettersi in ascolto del
mistero, del sacro; cosa oggi diventata difficile. Ma non voglio dire solo questo.
Bisogna vedere il recital come l’ho strutturato.