INFORM - N. 142 - 25 luglio 2011


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Da “La Gente d’Italia”, 25 luglio 2011

Parla il viceconsole onorario d’Italia a Colonia (Uruguay)

Jorge Sanguinetti: “Rafforzare i viceconsolati è molto economico e alleggerirebbe i consolati”

 

La piccola ma curata sala d'attesa a vetri dá sulla strada. Sfoggia il tricolore, la bandiera europea e una cartina dell'Italia, ed è attrezzata con una bacheca degli avvisi, due poltroncine e un tavolino con stampa in italiano. Il viceconsole onorario Jorge Sanguinetti  Martin (i cognomi tradiscono le sue origini italiane e francesi), in carica dal 1999, riceve in un ufficio comodo, adornato con bandierine di località italiane, mappe antiche della penisola e della capitale e foto d'epoca della Società Italiana.

Dott. Sanguinetti, cosa fa un viceconsole?

E’ il rappresentante locale dello Stato italiano e svolge alcune funzioni che gli sono permesse in nome del presidente della Repubblica. Integra una rete consolare che copre tutto il territorio della circoscrizione Uruguay. Nella fattispecie, i dipartimenti di Colonia, San José, Soriano e Flores.  I consoli e i viceconsoli sono coloro che si rapportano con i cittadini italiani che vivono o transitano in Uruguay. Fondamentalmente, siamo un ufficio di pratiche, soprattutto per la cittadinanza e gli atti di stato civile. Gestivamo anche le pratiche per i passaporti, ma ora, con il nuovo passaporto con il chip, si fa tutto a Montevideo. Inoltre, ci occupiamo anche degli aiuti agli indigenti, sia per le pratiche degli aiuti economici sia per la verifica delle effettive condizioni che rendano necessario un intervento. Poi seguiamo la corretta applicazione delle norme elettorali, offrendo consulenza e informazioni agli

elettori circa il plico elettorale.

Dopo il boom di cittadinanze e di passaporti del 2002, le richieste sono diminuite anche dei dipartimenti che le competono?

Siamo ben lontani dal volume di richieste di pratiche di quell'epoca, ma ce ne sono sempre tante  Rispondiamo a molti e-mail, che sono un filtro per verificare l'effettivo diritto alla cittadinanza di chi ci scrive. Con questo mezzo, e anche per telefono, evacuiamo molti dubbi. E anche se le richieste sono diminuite rispetto all'epoca della crisi, le pratiche hanno tempi lunghi. Per questo, qui c'è una segretaria che è sempre disponibile al cellulare o via email.

Ci sono molti italiani nei dipartimenti di cui si occupa?

Sì, moltissimi. È la circoscrizione con il maggior numero di cittadini. E sono grandi utenti del viceconsolato. Nel dipartimento di Colonia è molto forte la presenza italiana. Anche a Soriano. A Flores non tanto - è un dipartimento poco popolato -, e a San José ci sono molti italiani ma, data la vicinanza con Montevideo, si dirigono direttamente al Consolato.

E in quanto alle associazioni??

A Colonia c'è una Società Italiana, da tre-quattro anni, e c'è il Circolo Trentino. E ci sono associazioni a Carmelo, Nueva Palmira, Mercedes, Dolores, San José, Cardona... Alcune sono molto attive, altre meno. Cercano di mantenere i vincoli con la cultura italiana e con l'Italia. I nati in Italia non arriveranno neppure all'1% dei cittadini italiani residenti qui. Questo spiega perchè non ci sia quella che i brasiliani chiamano “saudade” dell'Italia, bensì radici e referenze familiari, e un forte spirito regionale, con legami con le Regioni forti quanto quelli con l'Italia nel suo insieme. Ad esempio, un piemontese si sente piemontese tanto quanto si sente italiano. Allo stesso modo un trentino o un ligure. E poi sentono l'appoggio delle Regioni, più che quello dello Stato centrale.

L'emigrazione verso Colonia è avvenuta soprattutto dal norditalia?

Sì. Il porto di partenza era quello di Genova. In maggioranza venivano dalle regioni a nord di Roma. Dal Trentino, dalla Liguria, e soprattutto dal Piemonte.

Ci sono contatti diretti tra le Regioni italiane e i Departamentos uruguayani?

Ci sono contatti. Vengono a volte delle missioni, che magari vanno a Buenos Aires e passano da Colonia, che è un dipartimento importante in Uruguay. Vogliono conoscere l'Intendente, e si inizia un rapporto. Ci sono anche gemellaggi, ma rare volte si approfondiscono i contatti.

E dal punto di vista commerciale?

A Carmelo abbiamo un rappresentante della Camera di Commercio Italiana in Uruguay, l'ingegnere Pisciottano. Ogni tanto sorge qualche contatto con impresari italiani che vengono a verificare il clima per eventuali investimenti, ma non succede con frequenza. A volte ci consultano direttamente dall'Italia per studiare opportunità di affari con imprenditori uruguayani. Ma ci piacerebbe che ciò sia più abituale.

La rete consolare italiana in Uruguay è adeguata alle esigenze?

Dovremmo rafforzarla. Abbiamo la vocazione necessaria per lavorare molto. Ma manca l'appoggio. I viceconsolati  potrebbero alleggerire la mole di lavoro del Consolato, che è totalmente saturato. Ma attualmente un viceconsole non può neppure accedere all'informazione e ai registri del Consolato. Ora, per giunta si è dimesso Roberto Crucitti, di Maldonado - un dipartimento molto importante. Che tra l'altro era un eccellente viceconsole. I viceconsolati sono uno strumento molto utile, che potrebbe essere sfruttato molto di più.

Come vede la situazione attuale degli italiani all'estero?

Rispetto ad altri paesi, comparativamente, non siamo messi poi così male. C'è da parte dello Stato la volontà di rapportarsi con i concittadini all'estero. Ma gli italiani in madrepatria fanno la loro vita, lavorano lì, e dipende più dalla volontà di noi qui il rapportarci di più con l'Italia, più che dalla politica.

Il voto ha aiutato?

È stata una conquista importante. Ma purtroppo una piccolissima parte vota essendo informato. Si dovrebbero fare dibattiti, sensibilizzare. E un aspetto da tenere in conto è che quando ci sono elezioni, tutto il Consolato si ferma. Quindi per esercitare questa conquista, i cittadini ne perdono un'altra, per loro prioritaria, che è quella della cittadinanza. La strumentazione per l'esercizio del diritto di voto – che non è stato facile ottenere - non è stata accompagnata da un aumento di organico consolare o da un adeguamento delle risorse. Quindi si ritarda la cittadinanza a limiti davvero lunghi. E per i cittadini di qui, la cittadinanza è la priorità assoluta. Di gran lunga.

Cosa si potrebbe fare?

Intanto potenziare i viceconsolati. Costano pochissimo allo Stato italiano (sono onorari e, con i tagli, non si rimborsano neppure del tutto le spese) e potrebbero alleggerire davvero i Consolati. Un'altra cosa sarebbe quella di sensibilizzare la questione passaporti, che sono un documento di viaggio, mentre tanti concittadini li vedono come una specie di requisito o di prova della loro cittadinanza. Alle richieste di passaporto, si dovrebbe chiedere se c'é un motivo di viaggio prossimo. Si tratta di spiegare alla gente che é un documento necessario solo per viaggiare e quindi di non chiederlo automaticamente al concludere le pratiche di cittadinanza. Il lavoro che il Consolato ha per via dell'enorme mole di passaporti rilasciati si potrebbe anch'esso alleggerire, a beneficio delle cittadinanze. Sebbene non ci siano norme in quanto a tempi per ottenere la cittadinanza, i tempi sono davvero lunghissimi. Siamo ancora alle pratiche del 2007! E poi, la direzione di un Consolato dovrebbe concentrarsi sul suo lavoro, e non su altre attività, pur importanti, ma che sono compiti di altri, come le attività culturali. I funzionari lavorano tanto, non mi si fraintenda. É solo questione di competenze. La nuova Console Cinzia Frigo è una persona molto pratica, schietta ed efficiente e sono fiducioso.

Il Viceconsolato d'Italia di Colonia è sito in via General Flores 576, una delle strade principali, di fronte alla nota Plaza de Deportes, attrezzata con campi di calcio, basket e pallavolo. Orario: lunedì, mercoledì e venerdì dalle 9 alle 12. (Silvano Malini-La Gente d’Italia/Inform)

 


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