QUIRINALE
Oggi la tradizionale cerimonia del Ventaglio con i giornalisti parlamentari
Napolitano: “Riconoscere e confrontarsi su complessità
e gravità dei problemi che pongono a rischio il futuro del Paese e il suo
ruolo in Europa”
ROMA - Si è aperto con un riferimento allo sforzo istituzionale compiuto per il “rilancio del tema e del sentimento dell'Unità d'Italia - sforzo culminato nella risposta che è venuta, ben oltre ogni pur fondata speranza, dalle istituzioni e dai cittadini che si sono fatti, con entusiasmo e convinzione, partecipi delle celebrazioni del centocinquantenario della nostra unificazione” l'intervento del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, alla tradizionale cerimonia di consegna del Ventaglio da parte dell'Associazione stampa parlamentare.
“Proprio in continuità con lo spirito pubblico espressosi in quelle celebrazioni - ha sottolineato il capo dello Stato - è stato possibile concepire e realizzare una prova di coesione nazionale come quella della rapidissima adozione, in Parlamento, della manovra finanziaria resasi necessaria di fronte ai colpi della crisi incombente sull'euro che raggiungevano il nostro paese. Era una prova che l'Italia doveva dare per mostrare la consapevolezza degli obbiettivi da perseguire - pur nel dissenso sulle misure cui ricorrere, è stato molto importante assumere tutti l'obbiettivo del pareggio di bilancio. Era una prova che l'Italia doveva dare per mostrare la capacità delle sue forze vitali di reagire a situazioni e sfide assai dure come in altri periodi della sua storia di paese democratico”. Una esigenza posta decisamente “senza tenere alcun conto delle convenienze dell'una o dell'altra parte politica, e senza invadere o occupare alcuno spazio o ruolo che non fosse il mio”.
Il presidente Napolitano ha tenuto a rispondere ad alcune domande avanzate nel suo saluto dal Pierluca Terzulli, presidente dell'Associazione stampa parlamentare:
“E' servito, ha avuto un valore e un peso quel segnale venuto dall'Italia attraverso il suo Parlamento? Indubbiamente sì; chi ha seguito e segue la vicenda dell'Eurozona e dei mercati finanziari lo sa bene. E' stata risolutiva quella prova di coesione? Indubbiamente no, molto resta da fare in Italia, molto resta da fare al livello europeo in una logica di condivisione di rischi e di necessità d'azione comune che si è affermata nel Consiglio di ieri a Bruxelles. Ci si è mossi nella direzione in cui molti, e io stesso, avevamo auspicato che si procedesse risolutamente. Serve ancora un impegno di coesione? Non so chi potrebbe negarlo, ma vorrei ribadire come io lo intenda. Non come rinuncia da parte di qualche forza politica o sociale alle proprie ragioni e impostazioni, né come passaggio fortunoso o obbligato da piattaforme nettamente contrastanti a un programma unificante. Il punto è riconoscere la complessità e gravità dei problemi che si sono accumulati e che pongono a rischio il futuro del paese e il suo ruolo in Europa” per “escludere competizioni perverse sul terreno della dissimulazione, della sdrammatizzazione e del populismo demagogico” e “aprirsi a un confronto serio”.
Il capo dello Stato ha quindi affrontato la questione dei costi della politica: “Rispetto alla spesso indiscriminata agitazione che raccoglie ed esaspera comprensibili insofferenze ma anche pericolosi umori antidemocratici, io auspico da tempo decisioni di alleggerimento e semplificazione dell'architettura istituzionale oltre che tangibili correzioni sul piano del costume politico. In particolare, suggerisco ora di valutare con obbiettività e con attenzione le misure che stanno per essere adottate dagli organi costituzionali”.
Infine, per usare l'espressione di Terzulli la ‘questione morale, garantismo e tutela della legalità’, il capo dello Stato ha ricordato di aver parlato proprio ieri “della funzione di fondamentale interesse nazionale di cui è portatrice la magistratura con l'obbligo di intervenire di fronte a ‘ogni singolo, concreto caso in cui si manifestino sindromi di violenza, forme vecchie e nuove di corruzione, abusi di potere e attività truffaldine, che oggi dominano la cronaca quotidiana’. Come si possa cogliere in un discorso che partiva da quella affermazione il rischio di veder posti ‘sullo stesso piano chi commette i reati e chi li combatte’, lascio a voi giudicarlo. Ma più di qualche commento polemico di difensori d'ufficio della magistratura, mi interessa l'apprezzamento che è venuto da numerosi suoi autorevoli esponenti”. "Come ha detto il Presidente dell'ANM, 'tanto più ci sono fatti gravi che coinvolgono il Palazzo, tanto più i magistrati devono essere inappuntabili e professionali nel perseguire i reati”. Anche così, si vanificano attacchi inammissibili alla magistratura e si disinnesca un fuorviante conflitto tra politica e magistratura”.
E il presidente
Napolitano ha concluso: “Si dia comunque a ciascuna questione il posto giusto,
in un quadro generale di profonde ansie sociali, di serie preoccupazioni per
i cittadini e per il paese, e quindi di ben meditate priorità cui ispirare
l'azione dei poteri pubblici e l'agenda delle istituzioni rappresentative”.
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