INFORM - N. 141 - 22 luglio 2011


CAMERA DEI DEPUTATI

Al via in Commissione Esteri il dibattito sulla riforma dei Comites e del Cgie già approvata dal Senato

Illustrati dal relatore Stefani i punti salienti del provvedimento e delle 12 proposte di legge presentate sulla materia dai deputati. La discussione riprenderà dopo la pausa estiva con l’intervento dell’altro relatore Narducci e del sottosegretario agli Esteri Mantica

 

ROMA – La Commissione Esteri della Camera ha avviato l’esame della proposta normativa sulla rappresentanza degli italiani all’estero, già approvata dal Senato, e dei 12 disegni di legge presentati sulla materia dai deputati Tremaglia, Angeli, Picchi, Zacchera, Porta, Gianni Farina, Razzi, Bucchino, Ricardo Merlo, Porta e Calearo.

La seduta è stata aperta dal presidente della Commissione e relatore del provvedimento Stefano Stefani che ha subito ricordato come a tutt’oggi le elezioni dei Comites e il rinnovo del Cgie siano sottoposti ad una proroga proprio in vista dell’adozione della riforma in esame: Un motivo in più, secondo il presidente, per procedere celermente alla realizzazione della riforma anche in considerazione della necessità di adeguare il funzionamento dei Comites e del Cgie alla novità della rappresentanza parlamentare della circoscrizione Estero. Stefani ha poi ricordato come nella proposta di legge approvata dal Senato, che regolamenta l’attività dei Comites e del Cgie, venga innanzitutto innalzato  il quorum di cittadini italiani necessari per costituire un Comitato nelle rispettive circoscrizioni consolari. Nuove soglie, differenziate geograficamente, che  comporterebbero più o meno un dimezzamento del numero di Comites attuali, oggi sono 124 . “Vi sono, tuttavia, - ha precisato Stefani - delle eccezioni che ridimensionano tale effetto, sia la previsione della costituzione di un Comites nei paesi in cui risiedano almeno 5.000 cittadini italiani, sia l’istituzione di Comitati non elettivi nei Paesi in cui non sia possibile procedere alle votazioni. L’altra novità – ha aggiunto il relatore - consiste nel sistema di elezione che prevede un meccanismo maggioritario incentrato sul candidato presidente e sulla speculare previsione di una mozione di sfiducia con scioglimento automatico in caso di approvazione, fermo restando il criterio della pluralità di liste concorrenti” . Stefani, dopo aver segnalato il rischio che la suddivisione delle circoscrizioni consolari in più collegi elettorali possa introdurre un elemento di farraginosità nella procedura, si è detto d’accordo con la scelta della proposta normativa di prevedere quote riservate per le donne e i giovani.

Stefani ha poi segnalato alcuni aspetti critici della proposta, come ad esempio il numero dei componenti del Comites, da 9 a 18 membri, che per il relatore è troppo elevato e potrebbe fermarsi a 12 unità,  e i criteri per l’erogazione dei finanziamenti ministeriali ai Comites che appaiono generici e non rispondenti alle attività svolte e  senza valutazione dell’efficacia degli interventi. Per Stefani la relazione sull’attività dei Comitati andrebbe trasmessa a soggetti istituzionali più precisamente indicati e non a singoli pur autorevoli come i componenti del Cgie o i parlamentari eletti nella circoscrizione Estero. Opportuna inoltre, secondo il relatore, sia l’adozione della preferenza unica e una chiarificazione sul tipo di resocontazione delle sedute richiesto ai Comites al fine di valutarne l’onere finanziario, sia la stesura di un regolamento tipo di emanazione ministeriale a cui subordinare l’autonomia regolamentare del Comites.  

“Meno convincente – ha poi puntualizzato Stefani – appare la scelta della proposta di legge di mantenere anche il terzo livello della rappresentanza, e cioè il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, le cui funzioni più significative sono oggi svolte sul piano politico-istituzionale dai parlamentari eletti all'estero…. Più costruttiva – ha aggiunto il relatore - sarebbe invece la via indicata dal deputato Tremaglia, cui tutti noi riconosciamo la massima autorevolezza su questa materia, di costituire una Commissione parlamentare bicamerale come sede di coagulo istituzionale e valorizzazione della rappresentanza degli italiani all’estero”.

Per Stefani, che non condivide la decisione di mantenere il Cgie, il numero dei componenti del Consiglio Generale, rimane comunque, anche nella nuova norma, troppo elevato. Secondo il relatore la componente estera del Cgie dovrebbe essere rappresentata soltanto dai presidenti degli Intercomites e dei Comites, anche non elettivi, senza bisogno dell’ulteriore elezione di una parte residua. Da Stefani viene inoltre auspicata, una seduta congiunta del Cgie,  in occasione della plenaria annuale, con la Conferenza delle Regioni e delle autonomie, e la reintroduzione, sia pure in termini ridotti, della presenza nel Cgie di una componente sociale, eventualmente in relazione al Cnel. Secondo il relatore,che vede superate anche le Commissioni continentali del Cgie, la relazione annuale del Consiglio Generale andrebbe inviata al Parlamento e non agli eletti all’estero.

Stefani ha poi illustrato le proposte di legge sulla disciplina dei Comites presentate alla Camera e abbinate al provvedimento varato dal Senato. Quella del deputato del Pdl Guglielmo Picchi, eletto nella ripartizione Europa, prevede una riforma in senso maggioritario, la  riduzione del 10% del numero dei Comites,  l’utilizzo per le loro riunioni dei locali delle sedi diplomatico-consolari o degli Istituti italiani di cultura all’estero e  la facoltà per i partiti o movimenti politici già presenti in Parlamento di presentare, in occasione delle elezioni per i Comitati, proprie liste, senza raccogliere le firme. Simile la proposta di Marco Zacchera, presidente del Comitato permanente sugli Italiani all’Estero, che, anche al fine di aumentare l’attenzione sulle elezioni dei Comitati consente la presentazione di liste anche ai partiti politici nazionali. Nel testo elaborato da Gino Bucchino (Pd), eletto nella ripartizione Nord e Centro America, si ribadisce la necessità che i Comites  rimangano saldamente ancorati al livello di base delle comunità italiane all’estero, mantenendo la previsione di 3.000 cittadini italiani quale soglia per la possibilità di dare vita a un comitato denominato comunque ‘Consiglio’. Altro elemento centrale l’istituzionalizzazione del Comitato dei presidenti di ciascun paese. La proposta di legge di Ricardo Merlo (Maie- Udc), eletto nella ripartizione America Meridionale, raddoppia il presupposto di base elettorale dei Comites (da tremila a seimila cittadini), dando spazio alle donne e ai giovani.

Per quanto riguarda invece il funzionamento del Cgie Stefani ha illustrato le due proposte del deputato del Pdl Giuseppe Angeli, eletto in America Meridionale, in cui, a causa della duplicazione delle funzioni venutasi a creare con l’arrivo dei parlamentari eletti all’estero, si prevede la soppressione in toto del Cgie o, in alternativa, la creazione di un nuovo organismo: il Consiglio di rappresentanza degli italiani all'estero (CRIE) che includerebbe i parlamentari eletti all'estero e 65 membri eletti direttamente dai Comites. La proposta di legge di Fabio Porta, eletto con il Pd nella ripartizione America Meridionale, riduce di 25 consiglieri il numero dei componenti del Cgie, si sofferma sull’esigenza di una maggiore presenza nei Comites di donne e giovani, prevede il rafforzamento dell’autonomia del Cgie rispetto al Mae e attribuisce al segretario generale del Consiglio anche compiti di rappresentanza esterna. La proposta di legge di Gianni Farina (Pd), eletto nella ripartizione Europa,  interviene sul sistema di voto e non sull’assetto degli organismi del Cgie, prevedendo il  passaggio dall’elezione di secondo grado dei membri elettivi del Consiglio Generale  da parte dei Comites all’elezione a suffragio universale per entrambi gli organismi. Stabilita inoltre la riduzione da 94 a 75 del numero dei componenti del Cgie, mentre il Comitato di presidenza viene sostituito da un Comitato esecutivo. Mira invece all’abrogazione del Cgie il testo presentato da Antonio Razzi (PT-Noi Sud), eletto nella ripartizione Europa, che prevede l’utilizzazione alternativa delle somme già stanziate per il suo funzionamento.

Stefani ha poi ricordato la proposta di legge Tremaglia che stabilisce l’istituzione di una Commissione parlamentare bicamerale per gli italiani all'estero che eserciti attività di indirizzo, coordinamento e controllo sulle politiche concernenti i nostri connazionali espatriati, con particolare attenzione all’attuazione della completa eguaglianza dei loro diritti civili e politici rispetto agli italiani residenti nel territorio nazionale. Segnalata anche la proposta Porta (Pd),  che è intesa a migliorare la funzionalità e ed accrescere la rappresentatività della Conferenza permanente Stato –Regioni - Province autonome e Cgie, e quella del deputato Massimo Calearo (PT-Noi Sud), che si ricollega alla proposta di legge costituzionale presentata dal medesimo deputato, volta all’abolizione della circoscrizione Estero, attribuendo al ministro degli Esteri una funzione di raccordo e mediazione con i Comites , in modo da compensare la soppressione del diritto di voto per i nostri connazionali nel mondo.  

Ha poi preso la parola l’altro relatore del provvedimento Franco Narducci (Pd). Il vice presidente della Commissione Esteri si è riservato di svolgere la propria relazione nella prossima seduta che, anche al fine di completare la riflessione in corso all'interno del suo gruppo parlamentare sulle diverse proposte di riforma presentate, ha auspicato possa avvenire dopo la pausa estiva dei lavori parlamentari. Dal canto suo il sottosegretario agli esteri Alfredo Mantica, riservandosi di intervenire in  altra seduta , ha sottolineato come, essendo la materia in esame delicata, il Governo abbia preferito affidarla alla sola iniziativa legislativa parlamentare. Mantica ha inoltre sottolineato come l’accettazione dell’incarico di relatori da parte di Stefani e Narducci offra particolare garanzie  ed attenzione al tema della rappresentanza degli italiani all'estero.

E’ poi intervenuto il deputato del Pd Gianni Farina , eletto nella ripartizione Europa e componente della Commissione Difesa che, dopo aver chiesto di ricevere regolari comunicazioni sulle attività della III Commissione per le questioni attinenti agli italiani all'estero, ha espresso la propria contrarietà al provvedimento licenziato dal Senato, che rappresenta, a suo avviso, “una sorta di controriforma della materia”.

Anche Farina ha auspicato il rinvio del dibattito per opportuni approfondimenti a dopo la pausa estiva. Il presidente Stefani, dopo aver assicurato  la piena disponibilità della III Commissione a far seguire la discussione sulla materia in esame agli eletti all’estero, ha chiuso la seduta annunciando la decisione presa dall’Ufficio di presidenza della Commissione, integrato dai rappresentanti dei gruppi, di rinviarne il dibattito sul  provvedimento al mese di settembre. (Inform)  

 


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