ESTERI
Transizione in Afghanistan, oggi cerimonia a Herat
ROMA - L’Afghanistan è ad una svolta – sottolinea la
Farnesina – E’ infatti iniziato, in alcune aree del Paese, tra le quali Herat (oggi), il processo di Transizione, un percorso graduale
di assunzione di responsabilità da parte afghana nel campo della sicurezza,
che interesserà progressivamente tutto il Paese. Nel contempo – prosegue la
nota della Farnesina - progressi sul piano istituzionale e dello sviluppo
dovranno rendere tale percorso veramente irreversibile. L’obiettivo è fissato:
entro il 2014, le istituzioni afgane dovranno essere in grado di gestire autonomamente
la sicurezza del Paese, pur con la necessaria assistenza internazionale in
funzione di sostegno e non più di sostituzione.
Per poter consegnare le chiavi della sicurezza nelle
mani degli Afgani, l’Italia e gli alleati hanno costantemente privilegiato
l’addestramento e la formazione delle Forze di sicurezza afgane (ANSF). I
risultati sono evidenti: non solo le ANSF (esercito e polizia) sono aumentate
di 100.000 unità negli ultimi 18 mesi (raggiungendo i 300.000 effettivi circa,
cui se ne aggiungeranno altri 46.000 entro ottobre 2012), ma hanno conseguito
livelli adeguati di preparazione operativa ed equipaggiamento. Un percorso
formativo che non ha trascurato l’alfabetizzazione (sono oltre 70.000 i beneficiari
di tali programmi), la formazione in tema di diritti umani e stato di diritto.
Anche la fedeltà delle forze militari e di polizia afgane è aumentata: il
tasso di abbandono si è infatti ridotto a meno del 2% su base mensile. In
questo fondamentale impegno l’eccellenza italiana, delle nostre Forze Armate
tutte, è stata riconosciuta tanto dalle Autorità afgane che dalla NATO e dagli
Stati Uniti. Sul versante ricostruzione, il PRT (Provincial Reconstrucyion Team)
di Herat ed i vari nuclei di Cooperazione Civile-Militare
presenti sul territorio hanno concretizzato numerosi progetti ad elevato impatto
per la popolazione afgana nel breve/medio periodo, creando un elevatissimo
consenso delle autorità locali verso la presenza militare nazionale. In particolare,
sono state realizzati, negli ultimi sei anni, oltre seicento opere, tra scuole,
ospedali, manufatti di irrigazione, strutture di comunicazione e di trasporto,
centri polifunzionali, edifici pubblici, oltre alle attività di assistenza
diretta per fronteggiare situazioni di emergenza umanitaria. Tale lavoro ha
riscontrato il plauso unanime delle autorità civili e militari internazionali,
che hanno sempre indicato il PRT a guida italiana, che opera coinvolgendo
pienamente le autorità e la popolazione locali, come un modello. Sul piano
civile, la Cooperazione italiana allo Sviluppo del Ministero degli Esteri
ha realizzato, assieme alle Autorità afgane, numerosi programmi di sviluppo
e rafforzamento istituzionale, partendo dalla consapevolezza che il miglioramento
delle condizioni della popolazione è indispensabile per contrastare il terrorismo,
la radicalizzazione religiosa, le tensioni interetniche. Particolarmente rilevante
l’impegno nei settori della “governance”, dello sviluppo rurale, delle infrastrutture stradali,
della sanità e dell’aiuto umanitario. Tali programmi sono stati prevalentemente
realizzati attraverso le strutture del Governo locale, perseguendo una strategia
di ”afghanizzazione” dell’aiuto, concordata internazionalmente
e volta a promuovere gradualmente uno sviluppo autonomo.
La città di Herat, dove più
forte è la presenza italiana, parte tra le prime: un riconoscimento – sotttolinea la Farnesina - dei risultati raggiunti e, nel
contempo, un test che dobbiamo affrontare, assieme alle Autorità afgane ed
ai partner internazionali, con convinzione ed impegno, per proseguire nel
percorso che dovrà restituire l’Afghanistan agli Afgani. L’Italia continuerà
ad impegnarsi affinché le condizioni per “irradiare” la Transizione nelle
altre Province della regione occidentale si realizzino: con l’incremento degli
addestratori; nuove iniziative di sviluppo e sostegno istituzionale della
Cooperazione italiana; l’attenzione alle tematiche trasversali quali la giustizia
e i diritti umani; il supporto al settore privato. E’ questo il momento di
imprimere un’accelerazione, non di ridurre il profilo del nostro ruolo. Continueremo
nel contempo a contribuire alla ricerca di una soluzione politico-diplomatica
del conflitto afgano che includa tutte le componenti etniche e sociali del
Paese e tutti i Paesi della regione.
In questo momento di passaggio, dobbiamo essere consapevoli
– si legge nella nota - di come la comunità internazionale, con la convinta
partecipazione dell’Italia, ha contribuito a cambiare in meglio l’Afghanistan
negli ultimi dieci anni: è stata approvata una Costituzione moderna; 7 milioni
di bambini (di cui il 35% femmine) vanno a scuola, rispetto ai 900.000, solo
maschi, sotto i talebani; l’istruzione universitaria femminile è passata dallo
0% del al 19.3% del totale degli studenti; i servizi sanitari hanno raggiunto
il 64% della popolazione (partendo dall’8%); la mortalità infantile si è ridotta
del 20%; in Parlamento siedono 68 donne (il 218% del totale); il tasso di
crescita economica si è attestato a circa il 10% annuo; le entrate fiscali
sono aumentate del 400% rispetto al 2006, segnale di uno stato che inizia
a funzionare; 16.000 funzionari afghani sono stati formati per rendere efficiente
l’erogazione dei servizi ai cittadini; 6700km di strade sono stati costruiti
o ristrutturati; più dell’80% dei villaggi del Paese è stata beneficiaria
di microprogetti decisi e realizzati dalle comunità locali; la capacità di
generazione elettrica è aumentata da
Resta certo moltissimo da fare – conclude la Farnesina
- in un Paese che è tra i più poveri al mondo, con tragiche ineguaglianze
sociali e istituzioni ancora fragili e inadeguate. Abbiamo però costruito
insieme le fondamenta affinché le Autorità ed il popolo afgano si riapproprino,
progressivamente e gradualmente, del proprio destino. (