OTO ALL’ESTERO
Sull’editoriale
di Gian Luigi Ferretti (L’Italiano)
“La riforma Calderoli
potrebbe dare 38 parlamentari agli italiani nel mondo invece degli attuali
ROMA - Sorprendente la tesi esposta da Gian Luigi Ferretti, componente del Comitato di Presidenza del Cgie, nell’editoriale del numero di oggi de “l’Italiano” di cui è direttore.
Dopo aver ricordato che abolire la circoscrizione Estero non significa togliere il diritto di voto che gli italiani nel mondo hanno sempre avuto (con le modifiche costituzionali di Tremaglia “invece di lasciare lavoro e famiglia e salire su un aereo per andare a votare in Italia lo possono fare tranquillamente da casa propria”) Ferretti sostiene che “la grande conquista è stata il voto per corrispondenza. La circoscrizione Estero non è che una sovrastruttura, che può benissimo essere modificata, sostituita, eliminata. L’importante è che gli italiani nel mondo possano: a) votare comodamente senza dovere viaggiare né per andare in Italia né per dovere raggiungere un Consolato distante molte centinaia di chilometri; b) eleggere i propri rappresentanti.”
Ma Ferretti non si chiede come facciano ad eleggere i propri rappresentanti se non c’è più la circoscrizione Estero. Si sofferma invece sul fatto che oggi “può essere eletto solo ed esclusivamente chi risiede all’estero”, mentre “non può nemmeno osare di candidarsi un altro che da tanti anni si occupa e preoccupa dei connazionali all’estero”.
“Noi no, noi non
andremo in trincea per difendere
“La riforma Calderoli
- conclude Ferretti - riduce a 250 senatori e 250 deputati? Sarebbero un deputato
ed un senatore ogni 240.000 abitanti dei 60 milioni totali (Italia + estero).
Fatevi i conti. Agli italiani nel mondo spetterebbero 38 parlamentari, 19 senatori
e 19 deputati”.
Che paradosso!
Se si abolisse la circoscrizione Estero, pur consentendo agli italiani all’estero
di votare per corrispondenza, i loro voti non potrebbero che riversarsi sui
collegi dei comuni italiani in cui risultano iscritti e quindi contribuire all’elezione
non già dei loro diretti rappresentanti ma di candidati italiani. Potrebbero
solo sperare nell’inserimento, tra questi candidati, di cittadini italiani residenti
all’estero o di chi, pur residente in Italia, da tanti anni - come dice Ferretti
- “si occupa e preoccupa dei connazionali all’estero”.
(gc-Inform)