CAMERA DEI DEPUTATI
Continua l’Indagine conoscitiva sulla promozione
della cultura e della lingua italiana all’estero
Ascoltati dalle Commissioni III e VII riunite i direttori
degli Istituti Italiani di Cultura
Chiesti incentivi fiscali per le sponsorizzazioni delle
aziende italiane, sinergie con le attività delle Regioni all’estero e la garanzia
di una costante presenza sul territorio
ROMA – Nell’ambito
dell’indagine conoscitiva sulla promozione della cultura e della lingua italiana
all’estero le Commissioni Esteri e Cultura della Camera, riunite in seduta congiunta,
hanno incontrato alcuni direttori di Istituti Italiani di Cultura. L’audizione,
moderata dal presidente della VII Commissione Valentina Aprea, è stata aperta
da Melita Palestini, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura ad Atene, che
ha sottolineato come già da tempo, anche alla luce della difficile situazione
delle risorse pubbliche, i nostri istituti promuovano il sistema Paese nel mondo
con la sponsorizzazione di privati e con strategie che variano da nazione a
nazione. Il contesto operativo in America Latina, dove vivono grandi comunità
italiane, è ad esempio molto diverso rispetto ad altri paesi che hanno presenze
di connazionali assai minori.
“Dal 1990 – ha spiegato il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona Salvatore Schirmo - gli Istituti italiani di cultura hanno garantito l’applicazione della legge 401 attraverso la presenza e le relazioni sul territorio. Oggi questa norma ancora regge, ma c’è bisogno di aggiustare le direttive, confermando comunque la centralità del Mae e degli Istituti di cultura per il necessario coordinamento della promozione della lingua e della cultura italiana all’estero. E’ infatti mutato – ha aggiunto Schirmo – il contesto internazionale che ha visto rivoluzioni epocali nel settore delle telecomunicazione e dell’informatica ed è caratterizzato dalla globalizzazione che rende sempre più strette le relazioni fra i vari paesi” Per Schirmo è a tutt’oggi necessario sia garantire la presenza sul territorio dei nostri Istituti, in modo da costruire giorno per giorno la ragnatela delle relazioni in loco, sia creare un giusto mix finanziario fra contributi pubblici e sponsorizzazioni private, per promuovere il nostro paese nel mondo, avendo il coraggio di investire per la cultura all’estero.
Dal canto suo Giuseppe Di Lella, già direttore Istituto Italiano di Cultura a Madrid , ha sottolineato come a tutt’oggi sia più opportuno organizzare grandi eventi all’estero, invece di tante piccole iniziative, al fine di attrarre i finanziamenti privati di enti bancari e delle fondazioni locali che suppliscono alla carenza dei finanziamenti pubblici. Di Lella si è anche soffermato sulle difficoltà a portare avanti programmazioni a lungo termine a causa del mandato a termine dei direttori degli Istituti. Di Lella, oltre ad evidenziare come spesso le attività che si svolgono negli istituti di cultura non sono realizzati per gli italiani all’estero, ha ricordato l’esigenza di valorizzare il lavoro dei dipendenti locali che hanno dei costi di gestione molto inferiori al personale proveniente dal Mae.
Rossana Rummo,
direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Parigi, ha sottolineato la necessità
di promuovere un’offerta culturale, diversificata e basata sulla prossimità
con il territorio, che non si fermi agli italiani all’estero ma si rivolga alla
popolazione del paese in cui si opera, in modo da promuovere l’internazionalizzazione
verso una cultura che non è la nostra.
Ha poi preso la parola il deputato del Pdl Emerenzio Barbieri che ha auspicato una cospicua partecipazione delle grandi banche italiane presenti all’estero alla sponsorizzazione delle attività degli Istituti e si è detto contrario al mandato a tempo che caratterizza l’incarico dei direttori. Una limitazione che, per Barbieri, sicuramente non favorisce la progettualità culturale.
Secondo Elena
Centemero (Pdl) l’insegnamento della nostra lingua e cultura italiana all’estero,
che non dovrebbe essere rivolto solo ai connazionali nel mondo, risente a tutt’oggi
di una visione un po’ antica che non tiene conto del mondo globalizzato
e quindi delle ragioni che portano oggi i nostri connazionali a spostarsi all’estero.
Ragioni che, per la deputata del Pdl, sono ben diverse da quelle che hanno portato
in questo campo alla creazione di risorse specifiche per gli italiani all’estero.
Per
Dopo l’intervento di Riccardo Franco Levi (Pd) che ha criticato la posizione subordinata e di supporto dalla promozione culturale all’estero rispetto all’export voluta dal Governo ed ha chiesto di non lasciare i nostri Istituti di Cultura solo nelle grandi capitali europee, ha preso la parola il deputato del Pd Fabio Porta, eletto nella ripartizione America Meridionale.
“Noi abbiamo bisogno – ha esordito Porta - di avere più risorse per fare di più per il nostro paese e la cultura all’estero è uno dei traini fondamentali a cui dovremo guardare con maggiore attenzione. Siamo al paradosso in cui la mancanza di risorse anche umane sta pregiudicando la nostra presenza culturale all’estero”. Porta ha inoltre evidenziato come, nonostante si continui a dire che il sistema Italia punti ai paesi emergenti, vi sia completa mancanza di attenzione da parte del nostro paese per la grande comunità italiana dell’America Latina dai “dati economici eclatanti”.
“Tutti
quanti siamo d’accordo – ha affermato il vice presidente della Commissione
Esteri Franco Narducci - che bisogna fare di più per promuovere
il Sistema Paese e che il nostro patrimonio culturale rientra in questo ambito.
Quindi il rilancio della lingua e cultura italiana nel mondo è un fatto strategico
per un paese post industriale come l’Italia che ha bisogno di puntare molto
sulle esportazioni nel mondo anche dell’economia immateriale”. Narducci si è
poi detto contrario al discorso che in questo ambito tende a superare il ruolo
delle comunità italiane all’estero. “E’ chiaro – ha spiegato il deputato
del Pd eletto nella ripartizione Europa- che l’offerta culturale deve essere
rivolta alla popolazione indigena, ma scusate i figli dei francesi di terza
generazione fanno parte di quelle comunità e noi non li possiamo perdere perché
la radice culturale che li ha uniti al nostro paese rappresenta anche un aspetto
economico importante. Rischiamo di perdere colpi sul turismo di ritorno
che è legato essenzialmente alle nuove generazioni che vengono in Italia. Quindi
– ha proseguito Narducci - l’offerta deve essere rivolta, ad esempio alla Francia
e alla Germania in cui vivono le nostre comunità che non vanno messe da parte,
ma valorizzate”. Per quanto riguarda l’insegnamento della nostra lingua dedicata
ai figli degli italiani all’estero Narducci ha ricordato come in questo settore
le risorse siano pochissime ed ha auspicato che in futuro questi corsi possano
essere frequentati anche. dai figli dei francesi, degli inglesi e dei tedeschi.
Narducci, dopo aver evidenziato l’esigenza di risparmiare risorse anche attraverso
il superamento delle nomine dei direttori di