ATTIVITA’ PARLAMENTARE
Riunione
congiunta delle Commissioni Esteri di Camera e Senato
L’audizione del segretario generale del Mae Giampiero Massolo nell’ambito
dell’indagine conoscitiva sul piano di ristrutturazione della rete consolare
Evidenziato il rischio che ulteriori riduzioni delle
risorse per
Gli interventi dei presidenti Dini e Stefani e dei parlamentari
Narducci (Pd), Micheloni
(Pd), Pianetta (Pdl) e Di Biagio (Fli)
ROMA
– Con l’audizione del segretario generale del ministero degli Affari Esteri,
Giampiero Massolo, è proseguita ieri l’indagine
conoscitiva sulla riorganizzazione della rete diplomatico-consolare italiana
all’estero e su adeguatezza e utilizzo delle dotazioni organiche e di bilancio
del Mae, avviata congiuntamente dalle Commissioni Esteri di Camera
e Senato.
Un
tema “vitale per il Mae che ha nella sua rete all’estero
la risorsa più preziosa – ha detto Massolo, segnalando
come la manovra economica da pochi giorni approvata dal Parlamento non potrà
che produrre “inevitabili e importanti ripercussioni sulle dotazioni finanziarie”
del ministero, che ha già visto diminuire negli ultimi anni le risorse ad
esso destinate.
Massolo parla infatti di “una costante diminuzione delle risorse”:
“da una percentuale sul totale del bilancio dello Stato che non è mai scesa
sotto lo 0,3% negli anni dal 2000 fino al 2008, nel 2011 alla Farnesina è
destinato lo 0,25%. In termini assoluti si tratta – precisa Massolo
– di 1.882 milioni di euro”. Un dato destinato ancora a scendere: “è prevista
una diminuzione ulteriore di 42,6 milioni di euro nel 2012, 49 milioni di
euro nel 2013 e 91 milioni di euro nel 2014 – avverte il segretario generale,
che parla di “una coperta sempre più corta”, con la quale si cerca di far
fronte agli obiettivi di politica estera ed ai servizi necessari ad imprese
e connazionali residenti all’estero, rimodulando l’organizzazione del ministero
in base a priorità d’azione che tengano conto degli imperativi della globalizzazione
e delle trasformazioni del contesto mondiale.
“Il
Mae non può non guardare con forte preoccupazione
a possibili scenari che potrebbero schiudersi in seguito a nuove decurtazioni
del proprio bilancio – dice Massolo, segnalando
l’approssimarsi di “un limite fisiologico nella riduzione delle risorse, oltre
la quale sembrerebbe difficile limitarsi alla semplice e accurata valutazione
delle priorità degli obiettivi ma bisognerebbe giungere ad un ridimensionamento
complessivo delle nostre ambizioni”. “Da ulteriori restrizioni di bilancio
la rete consolare risulterebbe inevitabilmente colpita – continua - con il
rischio di far prevalere contingenti esigenze di cassa rispetto a considerazioni
di respiro strategico e che attengono piuttosto alla collocazione dell’Italia
nello scacchiere internazionale e alla competizione sempre più serrata con
attori dell’economia globale”.
Massolo spiega come siano state selezionate le sedi estere
oggetto dei provvedimenti di chiusura: “si è inteso concentrare l’intervento
di razionalizzazione in quelle aree dove il grado di integrazione delle nostre
collettività risulta essere più elevato – egli ha detto, segnalando come si
sia tenuto conto dei Paesi in cui “più diffusa fosse la presenza della rete
consolare, come Svizzera ed Europa”, e “dove le distanze fossero relativamente
più percorribili”. Per l’accorpamento delle sedi sono stati considerati criteri
come “la consistenza dei connazionali residenti, i carichi di lavoro degli
uffici riceventi, interessi specifici del sistema Paese in loco e i minori
oneri effettivamente conseguibili con la chiusura, tenendo conto, ove possibile,
della proprietà demaniale degli istituti”. Massolo
aggiunge che il Mae considera anche quale “pressante
esigenza l’impegno di dotare la rete all’estero di adeguati strumenti informatici
che possano facilitare l’utenza” residente nelle aree interessate dai provvedimenti.
Per
quanto riguarda il bilancio della riorganizzazione, Massolo
spiega che “l’attuale processo di ristrutturazione della rete comporterà,
se si includono anche le chiusure già deliberate dal consiglio di amministrazione,
minori oneri pari a 4 milioni e mezzo di euro sul capitolo delle indennità
di servizio all’estero e oltre un milione di euro sul capitolo di funzionamento
delle sedi all’estero. Stanziamenti – aggiunge - che potranno essere reinvestiti
per un miglioramento della struttura nel suo complesso”. Altri risparmi sono
previsti con l’attuazione delle ipotesi di chiusura previste nel piano originario
del Mae e riguardanti Paesi quali Stati Uniti e
Australia, fermo restando l’esigenza di “rafforzare le sedi esistenti, in
particolare quelle riceventi le competenze delle sedi in chiusura, e di recuperare
risorse per l’apertura di sedi ove le mutate circostanze lo esigano”. A questo
proposito Massolo cita l’apertura di ambasciate
italiane a Chisinau (Moldavia) e a Pristina (Kosovo) e quella del consolato
generale a Mosca. In corso di perfezionamento il decreto istitutivo dell’ambasciata
italiana in Aşgabat, in Turkmenistan, mentre
è programmata anche la riapertura di una presenza a Mogadiscio e in Libia
– presenza quest’ultima limitata al consolato italiano a Bengasi, attualmente
riattivato. Tra i Paesi di prioritario interesse Massolo cita anche l’India e
Segnalata
anche la necessità di far fronte al progressivo pensionamento del personale
– attualmente nelle sedi estere risultano impiegate circa 2000 unità – con
una “maggiore flessibilità nell’assunzione in particolare di giovani qualificati”
e l’incidenza del decremento delle risorse sui fondi destinati alla cooperazione
allo sviluppo (passati da 732 milioni di euro nel 2008 ai 166 milioni nel
2011) e su quelli destinati alla Direzione generale per gli italiani all’estero
e le politiche migratorie (dagli 82,5 milioni di euro del 2004 ai 73,2 milioni
di euro nel 2010). “Si è cercato comunque di mantenere invariate le dotazioni
destinate alle sedi all’estero – precisa Massolo,
segnalando come l’autonomia gestionale recentemente introdotta potrà incidere
su una più flessibile gestione dei fondi a disposizione dei consolati, calibrata
anche rispetto al singolo contesto.
Pur
nella severità della situazione di bilancio, il segretario generale definisce
“ambizioso” il disegno che il Mae ha tracciato per
articolare la propria attività, e “irreversibili i processi di razionalizzazione
e aggiornamento tecnologico messi in campo per affrontare le principali questioni
emerse negli ultimi anni”. Proprio in considerazione di questo impegno, Massolo
ritiene che “
Nel
corso degli interventi seguiti all’audizione, il presidente della Commissione
Esteri della Camera dei Deputati, Stefano Stefani ha richiamato alla cautela
nell’adozione di provvedimenti di chiusura delle sedi consolari, evidenziando
come gli stessi connazionali all’estero siano strumenti di “promozione del
sistema Italia nel Mondo” su cui investire. Stefani ha anche segnalato la
necessità di una più oculata gestione degli immobili all’estero e sollevato
perplessità sulla soppressione dell’Ice prevista
dalla manovra economica. A questo proposito anche il presidente della Commissione
Esteri del Senato, Lamberto Dini, ha rimarcato i dubbi espressi da quest’ultima
in merito al coordinamento che Mae e Mise dovranno
assicurare per la gestione degli uffici Ice, accorpati
d’ora in avanti alle sedi consolari.
Una
perplessità condivisa da Franco Narducci, vice presidente
della Commissione Esteri della Camera e deputato eletto per il Pd nella ripartizione
Europa, che si interroga anche sulla tempestività con cui il Mae
saprà trasmettere a questi uffici di promozione economica le priorità d’intervento.
“Manca all’interno del Mae un’agenzia di scopo che
sappia pianificare l’attività di questi uffici – ammonisce Narducci,
che richiama poi una più attenta valutazione dell’intervento sulla rete consolare.
“Ciò che abbiamo chiesto e continuiamo a chiedere nell’ambito di questo piano
di razionalizzazione della rete è il mantenimento di antenne sul territorio
utili alla salvaguardia dei servizi all’utenza, piuttosto che la presenza
di consolati generali. Avremmo preferito una maggior gradualità relativa alle
chiusure – prosegue Narducci, invitando ad un più cauto calcolo di costi e benefici.
“Dobbiamo considerare anche ciò che con una presenza più ridotta perdiamo
in termini di legame con le nuove generazioni – conclude l’esponente democratico,
suggerendo ripercussioni negative dei provvedimenti anche sulla promozione
della cultura italiana all’estero.
Claudio
Micheloni, senatore eletto per il Pd nella ripartizione
Europa, chiede un maggior dettaglio sui costi di personale e strutture all’estero,
“dati necessari a quest’indagine per capire se c’è un’altra strada percorribile
per la riorganizzazione della rete consolare – afferma, ribadendo la necessità
di migliorare l’organizzazione dei servizi sul territorio, dal momento che
con gli strumenti informatici in particolare non si può sperare di fornire
risposte esaurienti ai connazionali più anziani e meno abituati all’utilizzo
delle nuove tecnologie.
Sulla
necessità di maggiori dettagli utili all’indagine insiste anche Enrico Pianetta
(Pdl), mentre Aldo Di Biagio (Futuro e Libertà per
il Terzo Polo) sottolinea come i tagli alle politiche destinate agli italiani
all’estero suggeriscano “un disinteresse del governo nei confronti di questi
ultimi”. “Il Mae può ancora recuperare terreno,
attraverso un confronto aperto con le collettività coinvolte dalle chiusure
delle sedi all’estero. Sedi che possono essere sostituite con strutture come
sportelli consolari – afferma di Biagio, che si augura l’apertura di una “fase
nuova” di rapporti tra governo e italiani all’estero, “che potrebbe essere
inaugurata cessando i tagli sui capitoli di spesa loro destinati”.
In
sede di replica, Massolo ha di