INFORM - N. 139 - 20 luglio 2011


ATTIVITA’ PARLAMENTARE

Riunione congiunta delle Commissioni Esteri di Camera e Senato

L’audizione del segretario generale del Mae Giampiero Massolo nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul piano di ristrutturazione della rete consolare

Evidenziato il rischio che ulteriori riduzioni delle risorse per la Farnesina portino ad un ridimensionamento complessivo delle ambizioni  italiane in ambito internazionale

Gli interventi dei presidenti Dini e Stefani e dei parlamentari Narducci (Pd), Micheloni (Pd), Pianetta (Pdl) e Di Biagio (Fli)

 

ROMA – Con l’audizione del segretario generale del ministero degli Affari Esteri, Giampiero Massolo, è proseguita ieri l’indagine conoscitiva sulla riorganizzazione della rete diplomatico-consolare italiana all’estero e su adeguatezza e utilizzo delle dotazioni organiche e di bilancio del Mae, avviata congiuntamente dalle Commissioni Esteri di Camera e Senato.

Un tema “vitale per il Mae che ha nella sua rete all’estero la risorsa più preziosa – ha detto Massolo, segnalando come la manovra economica da pochi giorni approvata dal Parlamento non potrà che produrre “inevitabili e importanti ripercussioni sulle dotazioni finanziarie” del ministero, che ha già visto diminuire negli ultimi anni le risorse ad esso destinate.

Massolo parla infatti di “una costante diminuzione delle risorse”: “da una percentuale sul totale del bilancio dello Stato che non è mai scesa sotto lo 0,3% negli anni dal 2000 fino al 2008, nel 2011 alla Farnesina è destinato lo 0,25%. In termini assoluti si tratta – precisa Massolo – di 1.882 milioni di euro”. Un dato destinato ancora a scendere: “è prevista una diminuzione ulteriore di 42,6 milioni di euro nel 2012, 49 milioni di euro nel 2013 e 91 milioni di euro nel 2014 – avverte il segretario generale, che parla di “una coperta sempre più corta”, con la quale si cerca di far fronte agli obiettivi di politica estera ed ai servizi necessari ad imprese e connazionali residenti all’estero, rimodulando l’organizzazione del ministero in base a priorità d’azione che tengano conto degli imperativi della globalizzazione e delle trasformazioni del contesto mondiale.

“Il Mae non può non guardare con forte preoccupazione a possibili scenari che potrebbero schiudersi in seguito a nuove decurtazioni del proprio bilancio – dice Massolo, segnalando l’approssimarsi di “un limite fisiologico nella riduzione delle risorse, oltre la quale sembrerebbe difficile limitarsi alla semplice e accurata valutazione delle priorità degli obiettivi ma bisognerebbe giungere ad un ridimensionamento complessivo delle nostre ambizioni”. “Da ulteriori restrizioni di bilancio la rete consolare risulterebbe inevitabilmente colpita – continua - con il rischio di far prevalere contingenti esigenze di cassa rispetto a considerazioni di respiro strategico e che attengono piuttosto alla collocazione dell’Italia nello scacchiere internazionale e alla competizione sempre più serrata con attori dell’economia globale”.

La Farnesina non limita però le proprie ambizioni, anzi, l’obiettivo è riuscire “a fare di più, pur con meno risorse”, riconsiderando struttura e compiti del Mae e delle sua rete all’estero e modificandola in un’ottica di sistema, che punti alla promozione dell’economia italiana senza dimenticare i servizi che spettano alla collettività residente all’estero. Massolo spiega come il Mae abbia già compiuto un importante passo in questo senso con la riforma della sua organizzazione interna, avviata 8 mesi fa e come la creazione in questo ambito di una Direzione generale Sistema Paese attesti la consapevolezza che la promozione dell’Italia nel mondo sarà necessariamente congiunta nel prossimo futuro con la capacità di affiancare aziende e prodotti italiani nel tenere il passo della concorrenza sul piano mondiale. “L’esportazione sui mercati esteri sarà il traino principale della ripresa e della crescita economica italiana. Anche l’integrazione degli uffici dell’Ice nella nostra rete presente all’estero, prevista nella manovra economica, rappresenta una risposta alla richiesta di un maggior coordinamento e omogeneità d’azione proveniente dalle nostre aziende – aggiunge il segretario generale del Mae che passa poi ad illustrare i passi avanti compiuti in merito alla razionalizzazione degli uffici diplomatico-consolari all’estero, “piano alla cui base è posto un obiettivo complessivo di modernizzazione della rete, con particolare riguardo ai processi di integrazione dell’Ue e a nuove realtà emergenti, nell’ottica di una maggiore sostenibilità di costi e personale impiegato”.

Massolo spiega come siano state selezionate le sedi estere oggetto dei provvedimenti di chiusura: “si è inteso concentrare l’intervento di razionalizzazione in quelle aree dove il grado di integrazione delle nostre collettività risulta essere più elevato – egli ha detto, segnalando come si sia tenuto conto dei Paesi in cui “più diffusa fosse la presenza della rete consolare, come Svizzera ed Europa”, e “dove le distanze fossero relativamente più percorribili”. Per l’accorpamento delle sedi sono stati considerati criteri come “la consistenza dei connazionali residenti, i carichi di lavoro degli uffici riceventi, interessi specifici del sistema Paese in loco e i minori oneri effettivamente conseguibili con la chiusura, tenendo conto, ove possibile, della proprietà demaniale degli istituti”. Massolo aggiunge che il Mae considera anche quale “pressante esigenza l’impegno di dotare la rete all’estero di adeguati strumenti informatici che possano facilitare l’utenza” residente nelle aree interessate dai provvedimenti.

Per quanto riguarda il bilancio della riorganizzazione, Massolo spiega che “l’attuale processo di ristrutturazione della rete comporterà, se si includono anche le chiusure già deliberate dal consiglio di amministrazione, minori oneri pari a 4 milioni e mezzo di euro sul capitolo delle indennità di servizio all’estero e oltre un milione di euro sul capitolo di funzionamento delle sedi all’estero. Stanziamenti – aggiunge - che potranno essere reinvestiti per un miglioramento della struttura nel suo complesso”. Altri risparmi sono previsti con l’attuazione delle ipotesi di chiusura previste nel piano originario del Mae e riguardanti Paesi quali Stati Uniti e Australia, fermo restando l’esigenza di “rafforzare le sedi esistenti, in particolare quelle riceventi le competenze delle sedi in chiusura, e di recuperare risorse per l’apertura di sedi ove le mutate circostanze lo esigano”. A questo proposito Massolo cita l’apertura di ambasciate italiane a Chisinau (Moldavia) e a Pristina (Kosovo) e quella del consolato generale a Mosca. In corso di perfezionamento il decreto istitutivo dell’ambasciata italiana in Aşgabat, in Turkmenistan, mentre è programmata anche la riapertura di una presenza a Mogadiscio e in Libia – presenza quest’ultima limitata al consolato italiano a Bengasi, attualmente riattivato. Tra i Paesi di prioritario interesse Massolo cita anche l’India e la Cina, considerando la notevole crescita dei rapporti economici dell’Italia con queste aree.

Segnalata anche la necessità di far fronte al progressivo pensionamento del personale – attualmente nelle sedi estere risultano impiegate circa 2000 unità – con una “maggiore flessibilità nell’assunzione in particolare di giovani qualificati” e l’incidenza del decremento delle risorse sui fondi destinati alla cooperazione allo sviluppo (passati da 732 milioni di euro nel 2008 ai 166 milioni nel 2011) e su quelli destinati alla Direzione generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie (dagli 82,5 milioni di euro del 2004 ai 73,2 milioni di euro nel 2010). “Si è cercato comunque di mantenere invariate le dotazioni destinate alle sedi all’estero – precisa Massolo, segnalando come l’autonomia gestionale recentemente introdotta potrà incidere su una più flessibile gestione dei fondi a disposizione dei consolati, calibrata anche rispetto al singolo contesto.

Pur nella severità della situazione di bilancio, il segretario generale definisce “ambizioso” il disegno che il Mae ha tracciato per articolare la propria attività, e “irreversibili i processi di razionalizzazione e aggiornamento tecnologico messi in campo per affrontare le principali questioni emerse negli ultimi anni”. Proprio in considerazione di questo impegno, Massolo ritiene che “la Farnesina meriti fiducia” anche nell’apprestarsi a fronteggiare i cambiamenti futuri in un quadro di  sempre più limitate disponibilità finanziarie.

Nel corso degli interventi seguiti all’audizione, il presidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, Stefano Stefani ha richiamato alla cautela nell’adozione di provvedimenti di chiusura delle sedi consolari, evidenziando come gli stessi connazionali all’estero siano strumenti di “promozione del sistema Italia nel Mondo” su cui investire. Stefani ha anche segnalato la necessità di una più oculata gestione degli immobili all’estero e sollevato perplessità sulla soppressione dell’Ice prevista dalla manovra economica. A questo proposito anche il presidente della Commissione Esteri del Senato, Lamberto Dini, ha rimarcato i dubbi espressi da quest’ultima in merito al coordinamento che Mae e Mise dovranno assicurare per la gestione degli uffici Ice, accorpati d’ora in avanti alle sedi consolari.

Una perplessità condivisa da Franco Narducci, vice presidente della Commissione Esteri della Camera e deputato eletto per il Pd nella ripartizione Europa, che si interroga anche sulla tempestività con cui il Mae saprà trasmettere a questi uffici di promozione economica le priorità d’intervento. “Manca all’interno del Mae un’agenzia di scopo che sappia pianificare l’attività di questi uffici – ammonisce Narducci, che richiama poi una più attenta valutazione dell’intervento sulla rete consolare. “Ciò che abbiamo chiesto e continuiamo a chiedere nell’ambito di questo piano di razionalizzazione della rete è il mantenimento di antenne sul territorio utili alla salvaguardia dei servizi all’utenza, piuttosto che la presenza di consolati generali. Avremmo preferito una maggior gradualità relativa alle chiusure – prosegue Narducci, invitando ad un più cauto calcolo di costi e benefici. “Dobbiamo considerare anche ciò che con una presenza più ridotta perdiamo in termini di legame con le nuove generazioni – conclude l’esponente democratico, suggerendo ripercussioni negative dei provvedimenti anche sulla promozione della cultura italiana all’estero.

Claudio Micheloni, senatore eletto per il Pd nella ripartizione Europa, chiede un maggior dettaglio sui costi di personale e strutture all’estero, “dati necessari a quest’indagine per capire se c’è un’altra strada percorribile per la riorganizzazione della rete consolare – afferma, ribadendo la necessità di migliorare l’organizzazione dei servizi sul territorio, dal momento che con gli strumenti informatici in particolare non si può sperare di fornire risposte esaurienti ai connazionali più anziani e meno abituati all’utilizzo delle nuove tecnologie.

Sulla necessità di maggiori dettagli utili all’indagine insiste anche Enrico Pianetta (Pdl), mentre Aldo Di Biagio (Futuro e Libertà per il Terzo Polo) sottolinea come i tagli alle politiche destinate agli italiani all’estero suggeriscano “un disinteresse del governo nei confronti di questi ultimi”. “Il Mae può ancora recuperare terreno, attraverso un confronto aperto con le collettività coinvolte dalle chiusure delle sedi all’estero. Sedi che possono essere sostituite con strutture come sportelli consolari – afferma di Biagio, che si augura l’apertura di una “fase nuova” di rapporti tra governo e italiani all’estero, “che potrebbe essere inaugurata cessando i tagli sui capitoli di spesa loro destinati”.

In sede di replica, Massolo ha dichiarato la disponibilità del Mae a valutare la possibilità di sostituire i consolati oggetto di provvedimenti di chiusura con sportelli consolari o consolati onorari, che non comporterebbero aggravi di spesa per l’amministrazione. “Il nostro Paese non ha più i mezzi per permettersi una rete così ampia. Il suo necessario ri-orientamento – ha ribadito il segretario generale - non è dettato solo da esigenze di risparmio, ma anche dalla spinta ad una più nutrita presenza in aree emergenti, spesso di frontiera”. (Inform)


Vai a: