INFORM - N. 139 - 20 luglio 2011


ITALIANI ALL’ESTERO

Dal “Messaggero di sant’Antonio, luglio-agosto 2011

Gran Bretagna. Radici di una presenza

Un Regno per ricominciare

Oltremanica batte un cuore verde, bianco e rosso. È il cuore delle migliaia di italiani che, nel corso dei secoli, hanno raggiunto le coste inglesi alla ricerca di un lavoro e di una nuova vita lontana da casa

 

LONDRA - La presenza italiana nel Regno Unito si perde nella notte dei tempi. I tanti monaci, musicisti e artisti che, lasciata la nostra penisola, sono stati accolti dalla Gran Bretagna sono la prova del multiculturalismo e del fervore intellettuale di questo Paese, caratterizzato da un sistema politico forte e stabile.

A cavallo tra il Settecento e l’Ottocento in Italia aumenta l’emigrazione di commercianti, insegnanti e di alcuni esuli politici, tra cui più tardi anche Giuseppe Mazzini. L’ondata migratoria, corrispondente al periodo delle guerre napoleoniche, porta in Inghilterra migliaia di italiani poveri che faticano a integrarsi. Si tratta di garzoni ambulanti, di corniciai, specchiai, carpentieri e venditori di statuette di gesso. Alcuni fanno gli organettisti e i figurinai, altri sono mercanti. Con il loro arrivo, in Gran Bretagna nascono i primi club e circoli che puntano a supportare gli immigrati più bisognosi.

Nel 1861 il marchese d’Azeglio, primo ambasciatore italiano alla Corte di San Giacomo, fonda la Società di benevolenza italiana per aiutare i connazionali a trovare lavoro, assisterli nella malattia e facilitarli a rimpatriare.

Punto nevralgico per l’accoglienza agli immigrati è Londra: qui molte associazioni stabiliscono la loro sede nelle zone più popolate dalla comunità di espatriati. A Soho, per esempio, Lucia Jemini, nel 1886, crea un luogo di riferimento per gli impiegati nella ristorazione, condividendo gli spazi con il circolo dei mandolinisti e il circolo dei velocipedisti.

Nel resto del Regno, intanto, altre colonie cominciano a organizzarsi: nel 1889 a Manchester nasce la Società cattolica italiana; a Glasgow, negli stessi anni, la Società di mutuo soccorso. Nel 1908 viene stampato un giornale in lingua italiana. Dopo la Grande Guerra, invece, alcuni immigrati fondano le prime scuole per l’apprendimento dell’italiano.

A Londra, la presenza di connazionali comincia a spostarsi dal cuore di Clerkenwell, dove era stata costruita la Chiesa italiana di san Pietro, verso altre zone. Nascono allora i circoli del dopolavoro: per sentirsi meno soli, i nuovi arrivati organizzano scampagnate estive e processioni religiose.

Il secondo dopoguerra

Un numero consistente di immigrati sbarca in Gran Bretagna negli anni Cinquanta, grazie ad accordi intergovernativi per far fronte alla scarsità di manodopera in vari settori della produzione. Sono perlopiù meridionali e, per la prima volta, la maggioranza è composta da donne non sposate. Improvvisamente città come Peterborough, Manchester, Glasgow, Bedford, Woking e Cardiff vedono il fiorire di matrimoni, in contemporanea alla nascita di attività redditizie e di nuove realtà aggregative.

Il boom associativo, sia a Londra che nel resto del Paese, si ha all’inizio degli anni Settanta quando gli immigrati, una volta raggiunta la stabilità economica, possono pensare al recupero delle loro tradizioni. Tra le organizzazioni più numerose, all’epoca, ci sono quelle di origine piacentina. Nel giro di un decennio a Londra vengono fondate cinque associazioni: tra queste, gli Amici di Casanova Valceno e l’associazione dei parmigiani Valtaro, che contano parecchie centinaia di aderenti.

Durante l’anno si susseguono numerosi eventi di beneficienza che raggiungono l’apice con la Dinner and dance, una festa per i soci e i loro familiari in un elegante albergo del centro. Contemporaneamente, compaiono i Lucchesi nel mondo, aggregatisi nel 1970 a Londra e a Glasgow, i Campani nel mondo e, negli anni Ottanta, l’Associazione lunigianesi, i cui membri provengono da Toscana, Emilia Romagna e Liguria.

 Accanto alle espressioni regionali di aggregazione nascono anche circoli di concittadini particolarmente attivi, come quello dei padovani e dei trevisani.

Chiesa e categorie professionali

La religione è l’asse portante di gran parte della storia dell’emigrazione nel Regno Unito. Le Chiese italiane si fanno carico dei problemi legati alla comunità, offrendo assistenza e occasioni di ricreazione per le famiglie. Accanto alla Chiesa di san Pietro, designata nel 1953 dal Vaticano come sede parrocchiale di tutti gli italiani in Gran Bretagna, nasce Casa Pallotti, uno spazio dove i fedeli si riuniscono dopo le messe e durante la settimana, rafforzando i legami sociali. A sud di Londra si sviluppa anche il Club Italia, che affianca il centro degli Scalabriniani.

Accanto alle missioni crescono i club e i circoli: a Birmigham come a Bradford, a Manchester come a Bedford. Senza dimenticare i patronati e le associazioni che rappresentano alcune categorie di professionisti. Tra queste ultime la più antica è quella degli arrotini, mentre negli anni Ottanta nascono l’Amira (Associazione maitres italiani ristoratori e alberghi) e la Ciao Italia.

Intrattenimento e socializzazione sono, invece, i motivi di aggregazione delle nuove generazioni. I loro gruppi nascono nei centri di maggior presenza italiana su tutto il territorio, come Coventry, Leamington Spa, Derby, Blackburn, e ruotano intorno a un comitato che organizza feste. Altrettanto importanti sono i club sportivi che sostengono le squadre del cuore, o la London italian rugby.

Il nuovo secolo ha portato una ventata di novità nell’associazionismo in Gran Bretagna.

La nuova emigrazione, composta di ragazzi spesso laureati e linguisticamente competenti, preferisce conoscersi sulle piattaforme virtuali, concretizzando i rapporti in successive occasioni d’incontro. Italianialondra.com e Italiansoflondon.com sono due portali che offrono ai giovani l’opportunità di stringere amicizia e di approfondire la cultura britannica.

Inossidabili rimangono negli anni le scampagnate e le feste religiose che, durante la primavera e l’estate, celebrano i santi patroni cari agli emigrati. Basta menzionare la Madonna del Carmine, celebrata a Londra la terza domenica di luglio, o la Madonna del Rosario, appuntamento fisso dal 1834 a Manchester.

Che dire infine della festa di sant’Antonio? Un appuntamento che ogni anno attira nel sud della capitale masse intere di fedeli italiani, ma anche inglesi. Del resto, la popolarità del Santo portoghese non conosce confini, neppure nel mondo anglosassone. (Sagida Syed-Il Messaggero di sant’Antonio edizione italiana per l’estero/Inform)

 


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