STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
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Ed è arrivata anche questa!
BUENOS AIRES -
Non possiamo dire che siamo stati colti di sorpresa. La bozza di riforma costituzionale
che ha appena presentato il ministro per
Diciamo subito che questa proposta ha poche possibilità di essere approvata, perché comprende anche la riduzione alla metà, del numero dei parlamentari. Difficile credere che deputati e senatori accettino di buon grado di andare a casa, specialmente in un momento di grande incertezza politica, con una situazione molto cambiante e poco prevedibile.
Conta però la decisione, per la prima volta, di scrivere una bozza che contiene apertamente, la proposta di abrogare il voto degli italiani all’estero.
Sarebbe molto positivo se la nostra comunità e i suoi rappresentanti si decidessero ad iniziare un dibattito sulla questione voto, ma anche in genere sulla rappresentanza e sul futuro della nostra comunità, specificamente in Argentina e nel quadro più ampio di quell’Italia fuori d’Italia, proclamata da oltre trent’anni, ma che alla prova dei fatti, è sempre di là da venire.
Ci sono dirigenti di peso nella nostra comunità, che sono d’accordo col progetto di cancellare il nostro voto.
Ci sono molti altri, sicuramente la maggioranza, che considera quella del voto all’estero una conquista non negoziabile.
Ognuno di loro avrà le proprie buone ragioni per sostenere le proprie posizioni.
Mancano però almeno due elementi. Da una parte la volontà di dialogare, di dibattere, di esprimere le proprie posizioni, di confrontare. E’ da tempo che la nostra comunità è in silenzio, indifferente a quanto avviene ogni giorno, non solo con la rappresentanza, ma in genere con tutti gli argomenti della nostra problematica. E chi dibatte, chi dialoga, chi esprime posizioni, lo fa quasi in segreto, o chiuso nel proprio ambito di rappresentanza. Per fare solo un caso, sembra, perché la riunione è stata annunciata la settimana scorsa, che sabato scorso si sia svolta la riunione tra i presidenti dei Comites dell’Argentina. Sembra che si sia riunito l’Intercomites nella sede del Consolato generale d’Italia a Buenos Aires. Sembra, perché non c’è stata alcuna comunicazione e non è la prima volta.
L’altro elemento che sembra mancare è un nuovo disegno di comunità. Cosa vogliamo fare della nostra comunità? L’unica idea è lamentarci e protestare per quel che non fa - e dovrebbe fare - il governo italiano, lo Stato italiano o i loro rappresentanti?
“La nostra comunità è stata la più forte, quella che ha costruito l’Argentina, quando non aveva alcun aiuto dall’Italia”.
Lo diceva il compianto Dionisio Petriella, uno dei quattro o cinque più prestigiosi e apprezzati dirigenti che ha avuto la nostra collettività nell’ultimo dopoguerra.
Protestiamo pure per la bozza Calderoli, che propone di cancellare un nostro sacrosanto diritto. Uniamoci ai nostri rappresentanti nel respingerla.
Ma teniamo conto
che non possiamo continuare a correre dietro alle decisioni altrui, ai fatti
compiuti, perché è una politica perdente. La nostra comunità deve reagire e
- come fu durante molti anni - dev’essere la prima, non solo per numero, ma
specialmente per capacità, per impegno, per volontà e per la consapevolezza
della propria identità e del proprio ruolo. (Marco Basti-Tribuna Italiana/